Infernapoli 2 – La città (in)visibile

di dispersioni


Ripensando l’opera di Italo Calvino mi risulta difficile stilare una graduatoria immaginaria di libri preferiti, sono libri che si amano tutti e con la stessa intensità. Riservo però un amore in più per Le città invisibili, un libro che Calvino ha definito “un sogno che nasce dal cuore delle città invivibili”. Marco Polo racconta a Kublai Kan, imperatore dei Tartari, le città impossibili dell’impero cinese che ha visitato nei suoi viaggi, “città felici che continuamente prendono forma e svaniscono, nascoste in città infelici”.
Tutte le città possono riconoscersi nelle diverse città descritte da Marco Polo. Infernapoli (solo Infernapoli?) è Leonia, la città dei consumi in un mondo assediato dai propri rifiuti.
 
“Sui marciapiedi, avviluppati in tersi sacchi di plastica, i resti di Leonia d’ieri aspettano il carro dello spazzaturaio (…) l’opulenza di Leonia si misura dalle cose che ogni giorno vengono buttate via per far posto alle nuove (…) una volta buttata via la roba nessuno vuole più averci da pensare”.
 
“Dove portino ogni giorno il loro carico gli spazzaturai nessuno se lo chiede: fuori della città, certo”.
 
“Il risultato è questo: che più Leonia espelle roba più ne accumula; le squame del suo passato si saldano in una corazza che non si può togliere; rinnovandosi ogni giorno la città conserva tutta se stessa nella sola forma definitiva: quella delle spazzature d’ieri che s’ammucchiano sulle spazzature dell’altroieri e di tutti i suoi giorni e anni e lustri.”
 
Calvino chiude Le città invisibili con questa ultima considerazione di Marco Polo a Kublai Kan sui futuri possibili delle città, dove la parola inferno ricorre ben quattro volte:

L’inferno dei viventi non è qualcosa che sarà; se ce n’è uno, è quello che è già qui, l’inferno che abitiamo tutti i giorni, che formiamo stando insieme. Due modi ci sono per non soffrirne. Il primo riesce facile a molti: accettare l’inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo più. Il secondo è rischioso ed esige attenzione e apprendimento continui: cercare a saper riconoscere che e cosa, in mezzo all’inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio”. 
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