Sentieri nel ghiaccio di Werner Herzog

di dispersioni

Novembre 1974, il regista Werner Herzog intraprende un viaggio a piedi da Monaco a Parigi per raggiungere Lotte Eisner, un’amica gravemente ammalata: “Presi la strada più diretta per Parigi, nell’assoluta fiducia che lei sarebbe rimasta in vita, se io fossi arrivato a piedi. A parte questo, volevo essere solo con me stesso”. Gli appunti di questo viaggio saranno raccolti nel volume Sentieri nel ghiaccio, un testo in cui Herzog confessa di aver superato la riluttanza a scoprirsi a sguardi estranei.

Giorno per giorno, nella dimensione diversa e straordinaria del viaggio a piedi, il volume è il diario di paesaggi freddi, di neve, fango e pioggia, di fatica, ma anche di uomini e donne incontrati o intravisti, di cani, topi, case abbandonate, campagne desolate e silenziose, strade trafficate. “Perché andare è così doloroso? Mi faccio coraggio da me stesso, perché non c’è nessun altro a farmelo […] Tanti cani, dall’auto non si notano affatto, come nemmeno l’odore dei fuochi e i sospiri degli alberi”.Poco prima di Parigi Herzog si pone la domanda sul senso del suo viaggio, il dubbio se continuare a piedi: “Ho riflettuto se non andare a Parigi con qualche mezzo; che senso ha tutto questo. Ma essere arrivato fin qui piedi e poi prendere un mezzo? Meglio l’insensatezza”.Herzog è il regista dell’insensatezza, dello spingersi al di là delle dimensioni consuete, e questo suo malinconico e toccante libro può insegnarci anche a volare

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