Un libro con la bocca

di dispersioni

Cosa sappiamo veramente della Colombia di Ingrid Betancourt? Ben poco ovviamente, la stampa o le tv non approfondiscono una realtà tanto lontana a cui siamo indifferenti. La lettura dello straordinario e commovente racconto El olvido que seremos (L’oblio che saremo) dello scrittore colombiano Héctor Abad Faciolince è una finestra aperta sulla dolorosa realtà di questo paese dell’America Latina, ma è anche il più bel libro che un figlio possa scrivere sul proprio padre.


Faciolince ci parla della sua famiglia e del suo straordinario padre, il dottor Héctor Abad Gomez, medico, umanista, professore all’università di Medellìn e presidente del Comitato per i diritti umani di Antioquia, assassinato a Medellin per strada da una banda paramilitare il 25 agosto 1987. Sullo sfondo una Colombia poverissima ed umiliata da un regime violento e corrotto appoggiato dalla Chiesa cattolica e poi le bande paramilitari, la guerriglia, la repressione, la paura e gli infiniti omicidi politici.


Lo scrittore Manuel Rivas, in una bellissima recensione intitolata Inolvidable (Indimenticabile), pubblicata lo scorso settembre sul quotidiano spagnolo El Pais, ha scritto che El olvido que seremos mi ha lasciato sveglio tutta la notte. E’ un libro con la bocca. La bocca indimenticabile della grande letteratura che è sopravvissuta all’estinzione delle parole”.


Dopo l’assassinio del padre, Héctor Abad Faciolince ha dovuto rifugiarsi fino al 1992 in Italia, dove è stato lettore di spagnolo. El olvido que seremos, non ancora tradotto in italiano, è stato già accolto con successo in Spagna ed è in corso di pubblicazione in francese.

Il titolo del libro è dato dai primi versi di un sonetto di Borges intitolato Epitaffio che il padre di Faciolince aveva ricopiato su un foglio poco prima di essere assassinato (mia traduzione!):

 

Già siamo l’oblio che saremo

la semplice polvere che ci ignora

e che fu il rosso Adamo, e che è adesso,

tutti gli uomini, e che non vedremo.

 

Già siamo nella tomba fra le due date

del principio e della fine. La bara,

l’oscena corruzione e il sudario,

il trionfo della morte, e i lamenti.

 

Non sono l’insensato che si afferra

al magico suono del suo nome.

Penso con speranza in quell’uomo

 

che non saprà che fui sulla terra.

Sotto l’indifferente azzurro del Cielo

questa meditazione è un sollievo.

 

Hector Abad FaciolinceHéctor Abad Faciolince

Un frammento in traduzione:

La misteriosa alchimia dei libri e della musica

 

“Quando mio padre tornava dal suo lavoro all’università, poteva arrivare in due modi: di buon umore, o di cattivo umore. Se arrivava di buon umore – cosa che accadeva quasi sempre dato che era una persona quasi sempre felice – appena entrato si sentivano le sue meravigliose, rumorose risate, vere esplosioni di riso e di allegria. Ci chiamava urlando alle mie sorelle e a me, e tutti correvamo a ricevere i suoi baci eccessivi, le sue frasi esagerate, i suoi complimenti iperbolici e i suoi grandi abbracci. Se arrivava di cattivo umore, entrava in silenzio e si chiudeva senza farsi vedere nella biblioteca, metteva musica classica a tutto volume e leggeva nella sua poltrona reclinabile. Dopo una o due ore di misteriosa alchimia (la biblioteca era la stanza delle trasformazioni), questo papà che era arrivato triste, grigio, scuro, ne usciva raggiante e felice. La lettura e la musica classica gli restituivano l’allegria, le risate e la voglia di abbracciarci e di parlare.”

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