Il massacro di Goldena. Il mitico Tex e il grande G.L. Bonelli

di dispersioni

Tex compie sessant’anni e il numero di settembre dell’intramontabile fumetto, per commemorare l’anniversario, regala la riedizione del romanzo Il massacro di Goldena di G. L. Bonelli magnificamente illustrato da Aldo Di Gennaro. 

Pubblicato originariamente nel 1951 dal creatore di Tex, padre dell’attuale editore e sceneggiatore Sergio Bonelli, il racconto ha come protagonista lo stesso Tex, alle prese, in questa sua avventura letteraria, con un rinnegato a capo di una banda di Apaches.

Dopo sparatorie, agguati, inseguimenti ed una strage di abitanti nel villaggio di Goldena, si giunge all’inevitabile resa dei conti: i Rangers sconfiggeranno gli indiani e l’implacabile (e cruenta) vendetta di Tex si abbatterà su Fraser, il feroce rinnegato responsabile di tanti lutti e distruzioni.

Devo riconoscere che la lettura del racconto è stata piacevole, anche se il linguaggio utilizzato risente eccessivamente delle espressioni dei fumetti, in particolare nelle descrizioni e nei dialoghi, mentre i personaggi sono troppo fortemente caratterizzati, quasi scolpiti in un mix fatto di immagini cinematografiche western e di letteratura popolare.

Sempre bellissime ed evocative le ultime righe di ciascuno dei 13 capitoli del romanzo, dove G. L. Bonelli, chiudendo la singola scena, riesce sempre a dare il meglio della propria scrittura.

Due esempi:

“Tex ne approfittò per incamminarsi verso la stalla ove aveva lasciato il cavallo e, mezz’ora dopo, spingeva Dinamite al piccolo trotto lungo la pista che, serpeggiando attraverso la prateria ingiallita e arsa dal sole, si perdeva verso una catena di monti aspri.” (cap. 1)

“Fuori nella notte, l’orda degli Apaches stava per dare inizio alla sua atroce opera. Nell’invisibile clessidra del Tempo, silenziosi secondi precipitarono nella voragine del Nulla, poi un urlo agghiacciante lacerò il silenzio della notte e l’Angelo della Morte sogghignò. Il massacro di Goldena era cominciato!” (cap.6)
Il finale, poi, è un piccolo capolavoro carico di epos dalle inequivocabili risonanze omeriche:

“A notte, i coyotes, usciti dai loro covi e fiutato il sentore della carne morente, sarebbero accorsi da ogni parte, col loro sinistro trotto, verso il facile banchetto. E gli urli dell’uomo sarebbero stati coperti dagli ululati delle belve, mentre i morti di Goldena, seduti in spettrale cerchio intorno all’orrido pasto, avrebbero atteso che il sorgere della prossima luna facesse biancheggiare le poche ossa spezzate e sparse fra le macchie scure a biancheggiare.”

Come non amare Tex e il grande G. L. Bonelli?

Nel cinema e nella letteratura gli americani hanno raccontato la leggenda e l’epopea storica del Far West, ma solo la cinematografia ed i fumetti italiani hanno saputo celebrarne il mito.

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