Un invito al coraggio ed alla speranza

di dispersioni

Il volume Conversazioni notturne a Gerusalemme raccoglie le riflessioni di Carlo Maria Martini, ex arcivescovo di Milano, alle domande del confratello Georg Sporschill sul significato odierno della fede. Il risultato è una discussione aperta e chiara su tematiche fondamentali per la sopravvivenza del cristianesimo in occidente e della stessa chiesa cattolica a cui oggi è certo che “manca la prossima generazione”.
Indubbiamente il divario tra la Chiesa e il mondo occidentale cresce sempre più, i giovani (e non solo i giovani) sono indifferenti. Questioni quali la sessualità, la famiglia, il controllo delle nascite, la fecondazione e la libertà di coscienza del singolo, sono affrontate dalle gerarchie con atteggiamenti di netta chiusura al mondo e il cardinale Martini fa proprie queste difficoltà:  “Molte persone si sono allontanate dalla Chiesa e la Chiesa dalle persone (…) Oggi in Europa la situazione della Chiesa esige delle decisioni”. Il libro indica così un percorso che possa consentire la rimozione di posizioni difficili da sostenere, nella consapevolezza che "saper ammettere gli errori e la limitatezza delle proprie vedute di ieri è segno di grandezza d’animo e di sicurezza",  giungendo così a criticare apertamente anche l’enciclica Humanae vitae con la quale Paolo VI vietò la contraccezione: “l’enciclica ha contribuito a far sì che molti non prendessero più in seria considerazione la Chiesa come interlocutrice o maestra".  

Il teologo laico Vito Mancuso, in una bella recensione apparsa su Panorama del 30 ottobre 2008, sintetizza così l’importanza delle posizioni espresse dall’anziano cardinale: “Il cattolicesimo è diviso tra chi ritiene che la Chiesa sia relativa al mondo e chi invece che il mondo sia relativo alla Chiesa. Il cardinale Martini è per la prima alternativa, ed è per questo che, per il bene del mondo, sferza la Chiesa”. Alla provocatoria domanda di Georg Sporschill “Se Gesù vivesse adesso, tratterebbe l’attuale Chiesa cattolica come a quel tempo i farisei?” Carlo Maria Martini risponde con certezza: “Sì, scuoterebbe tutti i responsabili della Chiesa”.

Questo libro è un chiaro invito al coraggio ed alla speranza ed offre numerosi spunti di riflessione e di discussione sulla scommessa del credere in un tempo difficile dove “solo gli audaci cambiano il mondo”. Tuttavia
Vito Mancuso conclude la recensione del libro con una domanda preoccupata: “Ma chi, tra i pastori di questa Chiesa, raccoglierà l’eredità di Carlo Maria Martini?"
 
Alcuni frammenti dal libro:
 
“Nella mia vita mi sono imbattuto in molte cose terribili, la guerra, il terrorismo, le difficoltà della Chiesa, la mia malattia e la debolezza. Ma tutto questo si inserisce nel contesto di molte altre esperienze della vita di un ottuagenario. La mia infelicità è poca cosa in confronto alla felicità: la felicità non è qualcosa che arriva o che dobbiamo solo aspettare. Dobbiamo cercarla”. (pag. 15)
 
“Ai giovani non possiamo insegnare nulla, possiamo solo aiutarli ad ascoltare il loro maestro interiore. Suonano strane, ma sono parole di sant’Agostino. Egli afferma con grande chiarezza che possiamo solo creare le condizioni per consentire a un giovane di capire. La comprensione, il giudizio, deve essergli dato dalla sua interiorità”. (pag. 57)
 
Lei ora appartiene alla generazione più anziana: cosa sogna per la Chiesa?
Il profeta rammenta agli anziani che devono trasmettere i sogni e non le delusioni della loro vita. Sono felice di poter sognare ora, qui a Gerusalemme, come Giacobbe che vedeva gli angeli salire e scendere sulla scala celeste”. (p.61)
 
“Amo la parola ‘amen’, che contiene in quattro lettere l’intera nostra fede e preghiera. Viene dall’ebraico e tradotta significa qualcosa come: ho fiducia, credo, sono sicuro”. (p.63)
 
“Cercare Dio con sincerità e pronti a dargli noi stessi è per me molto più importante di una esteriore professione di appartenenza religiosa”. (p.78)
 
“Gli esseri umani sono più che mai in cerca di sollievo e aiuto nel dialogo. Questo bisogno riempie le sale di attesa di psicologi e consulenti. Ecco lo spazio della Chioesa, ecco la sua grande opportunità”. (p.111)
 
“Non è pericoloso usare il nome di Dio in politica? Non è presuntuoso che dei partiti si definiscano cristiani?
Tutto ciò che è buono può essere oggetto di abuso, perfino l’Altissimo. Quando si conducono guerre d’aggressione in nome di Dio, quando il cristianesimo viene usato in modo populistico in campagna elettorale, sento suonare campanelli d’allarme. […] è ripugnante parlare di Dio e non essere fedeli alla sua caratteristica principale, la giustizia”. (p.123)
 
“Consegna ai tuoi figli un mondo che non sia rovinato. Fa sì che siano radicati nella tradizione, soprattutto nella Bibbia. Abbi profonda fiducia nei giovani, essi risolveranno i problemi. Non dimenticare di dare loro anche dei limiti. Impareranno a sopportare difficoltà e ingiurie se per loro la giustizia conta più di ogni altra cosa”. (p.124)

– Recensioni e alcune conseguenze alla pubblicazione del libro >> qui
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