Massacri necessari

di dispersioni


Quel cretino di Marinetti
Il Domenicale del Sole 24 ore di ieri ha dedicato due dotti articoli al futurismo, ne parlano Emilio Gentile e Ada Masoero. L’occasione è data dai 100 anni del “Manifesto” di Marinetti e dall’esposizione che si aprirà a Milano il 6 febbraio “Futurismo 1909 – 2009. Velocità + arte + azione”. A leggere gli articoli sembrerebbe di trovarsi a discutere di un movimento artistico qualunque che però ha avuto collegamenti politici con la grande guerra e con il fascismo (oltre che con il bolscevismo nascente). Non credo sia solo questo. Il Futurismo è stato un atteggiamento culturale e politico che ha favorito il patriottismo feroce, l’istinto insensato di distruzione, l’odio al pacifismo e, direttamente, la prima guerra mondiale. Il guaio è che poi l’entusiasmo per la guerra è stato all’epoca condiviso dal meglio della cultura europea: nel 1914 salutavano con fervore lo scoppio della guerra intellettuali del calibro di Thomas Mann, Freud, Stefan Zweig. Mentre Albert Einstein fu tra i pochissimi che denunciarono la mostruosità e i disastri che avrebbe comportato.

Lo scrittore spagnolo Antonio Muñoz Molina nel presentare l’esposizione “1914 – La Vanguardia y la guerra” ospitata dal museo Thyssen di Madrid, alla vista di foto e quadri dell’epoca, ha un punto di vista meno generico sull’Avanguardia e scrive su El Pais del 25 ottobre scorso: “Quello che veramente fa paura è vedere queste fotografie di moltitudini gioviali che occuparono le strade delle capitali europee il 1° agosto 1914 per celebrare la dichiarazione di guerra: uomini giovani, deliranti per l’allegria, con vestiti chiari e cappelli estivi di paglia, disposti a gettarsi quanto prima nella peggiore mattanza che aveva conosciuto il mondo fino ad allora”. Muñoz Molina qualifica poi “uno dei più grandi cretini del secolo XX, lo sconclusionato Marinetti, inventore della prosa idiota, spesso limitata, dei manifesti futuristi, e di questo obrobbrio secondo cui la guerra è la grande igiene del mondo". Poi sappiamo quali siano state le conseguenze e quale sia stata (e quale è ancora) la verità sulla guerra.
 
Dopo ogni guerra
Sempre sullo stesso numero del Domenicale trovo un bell’articolo dedicato alla poesia polacca. Riporto qui alcuni versi di Wislawa Szymborska sull’immediato dopo della guerra:
 
Dopo ogni guerra
c’è chi deve ripulire.
In fondo un po’ d’ordine
da solo non si fa.
 
C’è chi deve spingere le macerie
ai bordi delle strade
per far passare
i carri pieni di cadaveri.
 
Non è fotogenico,
e ci vogliono anni.
Tutte le telecamere sono già partite
per un’altra guerra.
 
Tutti gli uomini sono colpevoli
Il dolore di una madre è la più atroce conseguenza della guerra, ce lo ricorda Vasili Grossman in questo passo di Vita e destino (I parte, cap.31):
 
“Tutti gli uomini sono colpevoli dinanzi ad una madre che ha perso il figlio in guerra; e tutti gli sforzi che gli uomini hanno fatto lungo la storia dell’umanità per giustificarlo sono stati vani.”
 
 
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