Due libri necessari di Vito Mancuso

di dispersioni


I libri di teologia di Vito Mancuso possono essere letti seguendo la logica, la ragione e l’intelligenza. Le riflessioni di teologia laica offerte da Mancuso nei due volumi Rifondazione della fede e L’anima e il suo destino, propongono risposte sempre interessanti e convincenti per chi crede, per chi aspira a credere e per coloro che avvertono l’esigenza di pensare una dimensione spirituale della vita.
Ha scritto Roberta De Monticelli che “Mancuso ha tentato di affrontare l’enorme disagio dell’intelligenza che affligge da secoli la coscienza di molti fra coloro che aspirerebbero ad essere cristiani. Almeno se non sono cinici abbastanza da diventare atei devoti”.
In sintesi, la coraggiosa proposta di nuova teologia e rifondazione della fede di Mancuso punta su tre aspetti essenziali: una profonda revisione della dogmatica cattolica; una riformulazione attenta e moderna del rapporto religione-scienza e, infine, una forte esortazione all’impegno nel mondo. Su quest’ultimo aspetto, Mancuso presenta interessanti riflessioni sulle straordinarie figure di Pavel Florenskij, Etty Hillesum, Dietrich Bonhoeffer e, in particolare, Simone Weil, teologi e pensatori che hanno testimoniato nel mondo la propria fede anche con il sacrificio della propria vita.
 

L’uscita dell’ultimo libro di Mancuso, il bestseller L’anima e il suo destino, ha provocato nel mondo cattolico (e non solo) un vero e proprio putiferio, nonostante l’aperta ma cauta prefazione al volume del cardinale Martini. Ho provato a raccogliere gran parte delle recensioni apparse (tra le più importanti, oltre quella di De Monticelli apparsa sul Sole 24 ore, Marucci su La civiltà cattolica, Forte su L’Osservatore Romano, Camon su Tuttolibri e l’incredibile stroncatura di Grignolino su Liberazione) e alcune tra le risposte di Mancuso, la più interessante delle quali pubblicata su Il Foglio del 10 febbraio 2008. Ebbene dalla lettura di tanto materiale ne ricavo l’impressione che le critiche più dure espresse siano spesso, almeno per me, incomprensibili. Sembra quasi che chi ha recensito negativamente non abbia letto il libro ma che sia interessato solo a proclamare la propria fede ai dogmi oltre che ad accusare, addirittura, Mancuso di scarso rigore nell’impianto logico e dottrinario.

Per il lettore interessato ad approfondire temi quali spiritualità e fede, i libri di Mancuso sono utilissimi e necessari, e ne trovo testimonianza in una bella recensione de L’anima e il suo destino apparsa recentemente nel blog di Fort >> qui ; la condivido e la propongo perché non avrei saputo scrivere di meglio.

Concludo questo post con le parole di Vito Mancuso dal breve saggio Il silenzio interiore e l’esperienza dello spirito: “Il più delle volte il pensiero degli uomini è guidato dalle passioni, non si cerca la verità ma solo la convenienza. Anche in teologia talora è così: non si cerca la verità, la nuda verità quale appare libera, sconvolgente e sovrana; si cerca l’accordo con la dottrina, la difesa del dogma, si fa apologetica già da subito a livello mentale inconscio. Ma così non si incontra la verità e la sua rivelazione”.

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