Siamo un popolo alla retro-avanguardia

di dispersioni

Marinetti soldatoFuturismo. Prosegue l’ondata anomala di articoli, mostre, celebrazioni ecc. sul tema ma, finalmente, qualcuno apre gli occhi sul movimento di Marinetti & C.. Tuttolibri di sabato elenca ben 18 libri sul Futurismo e in un articolo di Angelo D’Orsi, Futuristi, esteti della guerra ci fornisce una interpretazione “senza preconcetti né beatificazioni” e ricorda a tutti che “nella riscoperta del futurismo, naturalmente, hanno svolto una parte rilevante interessi commerciali (gallerie d’arte e collezionisti), editoriali, ma anche squisitamente politici, non proprio innocenti” e che “con la riabilitazione strisciante del fascismo anche il futurismo fu beneficato, e in qualche caso beatificato, a cominciare dallo stesso suo capo indiscusso”.

Riccardo Chiaberge, sul Domenicale del Sole 24 ore di ieri, scrive invece un divertente Contrappunto circa il proliferare di iniziative sul Futurismo:  
 
“Ma quale recessione, quale declino: siamo un Popolo all’avanguardia, o meglio alla retro-avanguardia. Lo siamo dal febbraio 1909, data di nascita del Futurismo, e ce ne accorgiamo soltanto ora, che sono passati cento anni, e che il poeta combattente e Accademico d’Italia Filippo Tommaso Marinetti ci ha lasciati da un pezzo. Meglio tardi che mai, smettiamo di piangerci addosso. A dispetto dei tagli della finanziaria, gli assessori sono elettrizzati, dinamizzati, e non c’è comune, da Pizzighettone a Zagarolo, che non abbia in programma una mostra, evento, happening, balletto, aperitivo o cena futurista.” >> prosegui la lettura qui
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