Sornionamente

di dispersioni

Quadro del futurista Mario SironiFuturismo, ancora Futurismo. Ora è Umberto Eco che tratta l’argomento nella sua Bustina di Minerva sull’Espresso del 20 febbraio, con molta ambiguità, devo dire. Titola l’articolo che il Futurismo non è stata una catastrofe e che, comunque, i grandi eventi di cui i fatti sono diventati simbolo stavano maturando per lento gioco di influenze, crescite e disfacimenti. Le catastrofi di domani maturano già oggi. Bene, ma questo cosa significa? Che bisogna lasciar stare le critiche a quello che il Futurismo è stato? Che l’arte è tutto sommato avulsa dalla realtà? Che è meglio discutere, in polemica con i francesi, se il Futurismo è stato solo un movimento culturale autonomo oppure se si è tranquillamente inserito in correnti più fortunate come astrattismo e cubismo? Tanto poi “i grandi eventi di cui sono diventati simbolo stavano maturando per lento gioco di influenze, crescite e disfacimenti” come dice Eco.

E’ strano, Eco è sempre così capace di leggere ed interpretare i simboli e i segni nascosti e, invece, nell’esagerata attenzione tutta italiana al Futurismo (che lui stesso descrive all’inizio dell’articolo) non ci vede nulla di preoccupante, non sembrerebbe un atteggiamento foriero di “catastrofi di domani” che lentamente maturano. Comunque, ammesso che sia giusto il ragionamento di Eco, dovrebbe allora spiegarci perché è tra i primi firmatari dell’appello “Rompiamo il silenzio”. Se siamo di fronte “a un lento gioco di influenze” sarebbero inutili le preoccupazioni per “i segni inequivocabili di disfacimento sociale: perdita di senso civico, corruzione pubblica e privata, disprezzo della legalità e dell’uguaglianza, impunità per i forti e costrizione per i deboli, libertà come privilegi e non come diritti” che il documento dei firmatari di Libertà e Giustizia denuncia e che decine di migliaia di cittadini hanno sottoscritto e sottoscrivono ancora.
 
La “strana” attenzione, tanto assillante, al Futurismo è, comunque, proprio inspiegabile. Non mi sembra che qui in Italia si possa tanto celebrare idee come velocità, innovazione, dinamicità, cambiamento, futuro. E’ sotto gli occhi di tutti, diamo testimonianza di essere uno dei Paesi (culturalmente, civilmente, politicamente, con il conforto anche dai numeri dei risultati elettorali) più retrogradi, arretrati e volgari d’Europa. Mentre mi sembra che, invece, le idee collaterali del Futurismo più “sornioni” su guerra, esaltazione della violenza, antiparlamentarismo, arroganza, velocità e destrezza a prendere decisioni (spesso poco chiare), necessità di ronde e manipoli (si veda il bel quadro del futurista Mario Sironi qui a fianco riprodotto) abbiano molto, ma molto più seguito.
 
Riporto le conclusioni di Eco:
 
“La mostra milanese [sul Futurismo] suggerisce molte riflessioni al di là della vicenda dei movimenti artistici. È che siamo stati abituati, dalla storia detta ‘evenemenziale’, a vedere tutti i grandi eventi storici appunto come catastrofi: quattro sanculotti danno l’assalto alla Bastiglia e scoppia la rivoluzione francese, qualche migliaio di scalzacani (ma pare che la foto sia stata artefatta) danno l’assalto al Palazzo d’Inverno e scoppia la rivoluzione russa, sparano a un arciduca e gli alleati si accorgono di non potere convivere con gli Imperi Centrali, ammazzano Matteotti e il fascismo decide di trasformarsi in dittatura.

Invece sappiamo che i fatti che sono serviti di pretesto o, per così dire, di segnalibro per poter fissare l’inizio di qualcosa, avevano un’importanza minore, e che i grandi eventi di cui sono diventati simbolo stavano maturando per lento gioco di influenze, crescite e disfacimenti.

La storia è lutulenta e viscosa. Cosa da tenere sempre a mente, perché le catastrofi di domani stanno sempre maturando già oggi, sornionamente.”

 
– Rinvio al blog Agorà per un interessante post sul Futurismo e sull’arte e per l’emblematico dibattito che ha suscitato tra i suoi frequentatori >> qui
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