Vita e destino di Vasili Grossman (prima parte)

di dispersioni

Portada_Vida y destinoSono giorni che ho terminato la lettura di Vita e destino di Vasili Grossman (*), ma questo straordinario libro continuo a rigirarmelo tra le mani, continuo a rileggere i passi che ho segnato a matita e a riflettere. Sembra quasi che rifiuti di farsi sistemare nello scaffale insieme agli altri libri.

Qualcuno ha scritto che è un libro che non lascia i suoi lettori indenni, è vero, ci sono pagine, come quelle sulla natura della bontà e del bene, che hanno la forza di far vedere le cose del mondo in un forma differente. Questo perché con Vita e destino Grossman getta uno sguardo diverso su cosa sia stato veramente il XX secolo, un secolo che continua a proiettare su di noi la sua cupa luce, un secolo con il quale, in realtà, non abbiamo ancora chiuso i conti.

Protagonista di Vita e destino è l’Umanità, intesa nella sua accezione latina di humanitas, termine la cui essenza è legata al concetto di dignità dell’uomo. Ho contato centosessantasei personaggi nel libro e per ciascuno Grossman ha l’abilità di coglierne la vita e di delinearne il destino penetrando nelle profondità del loro cuore, nella loro umanità, debole o forte che sia. L’epoca storica dove si dipanano le storie di tanti uomini diversi è il 1942-43, gli anni della seconda guerra mondiale, nei mesi della battaglia di Stalingrado.

Grossman conosceva bene gli avvenimenti storici che descrive. Ucraino di origini ebraiche, comunista convinto e scrittore di regime, Grossman era stato corrispondente di guerra al seguito dell’Armata Rossa, lanciata dopo Stalingrado, verso Berlino. Aveva assistito alle conseguenze della ritirata russa, alla disfatta tedesca, alle distruzioni della guerra e conosceva, tra i primi giornalisti nel mondo, quanto era accaduto nel campo di sterminio di Treblinka e quale fosse stata la sorte degli ebrei. Non solo, Grossman conosceva bene gli effetti delle grandi purghe staliniane degli anni 1936-38, la sorte della atroce repressione sovietica dell’Ucraina, il terrore che su tutti incuteva lo stato-partito di Stalin, gli arresti e la realtà dei Gulag.

Grossman negli anni della seconda guerra mondiale

Grossman negli anni della seconda guerra mondiale

Per avere una dimensione numerica dell’immane catastrofe che si abbattè sul popolo sovietico, di cui racconta Grossman, è necessario tener presente questi dati: su 70 milioni di morti della seconda guerra mondiale, l’Unione Sovietica ne conterà 23 milioni, in maggioranza (13 milioni) fra i civili; dal 1929 al 1956 sono stati attivi 487 campi del sistema dei Gulag dove sono passati 18 milioni di uomini e donne (il numero dei morti nei campi non si conosce), a questi numeri vanno aggiunti i 6 o, forse, 8 milioni di deportati di diverse nazionalità (e le relative centinaia di migliaia di morti durante le migrazioni forzate),  i sei milioni di morti della repressione dell’Ucraina degli anni ’30 ed, infine, le 700 mila vittime del terrore staliniano.

La vita degli uomini che Grossman ha descritto nel suo romanzo era la vita di uomini e donne che aveva conosciuto: la madre innanzitutto, a cui è dedicato il libro, fucilata con altri ventimila ebrei a Berdichev, la sua citta natale, nel settembre del 1941; la cugina Nadja e la moglie, vittime della repressione politica staliniana, e via via, ufficiali, semplici soldati, commissari del popolo, fino alla figura del soldato tedesco Kaltluft, caposquadra del Sondercommando del campo di concentramento nazista, che certamente aveva conosciuto durante gli interrogatori di prigionieri a cui aveva assistito. Lui stesso si è poi ritratto nella figura complessa, umanissima e contraddittoria di Viktor Shtrum, lo scienziato di origini ebraiche capace di dubitare del sistema sovietico.

vita e destino adelphiVita e destino segue la struttura narrativa di Guerra e pace di Tolstoj: la grande storia, i grandi avvenimenti che trascinano inerosorabilmente vita e destino degli uomini. Ma il libro tiene in gran conto anche la tradizione letteraria russa di Cechov, spesso citato e, in maniera speciale, di Dostoievski, lo scrittore che ha scavato nelle profondità più oscure dell’essere umano. Proprio da Dostoievski Grossman mutua l’inserimento nel romanzo di interventi scritti di personaggi apparentemente farneticanti (come la “storia del grande inquisitore” nei Fratelli Karamazov e la “spiegazione” di Ippolit ne L’idiota).

La “spiegazione” di Ippolit, presenta profonde analogie con il documento di riflessione sul bene e la bontà che Grossman fa scrivere, nel campo di concentramento dei prigionieri russi, al folle predicatore Ikonnikov, lucido testimone dei massacri prima stalinisti e poi nazisti. Un personaggio a cui Grossman, nelle prime pagine del libro, affida anche il ruolo, dolorosissimo, di testimone diretto delle fucilazioni, avvenute il 15 settembre 1941, in cui morì sua madre, Yekatarina.

“Il quindici di settembre dell’anno scorso sono stato testimone dell’esecuzione di ventimila ebrei, tra loro donne, bambini e vecchi. Quel giorno compresi che Dio non avrebbe mai permesso qualcosa di simile e che, pertanto, Dio non esisteva.” (I,4)

Due pagine dopo aver affermato l’inesistenza di Dio durante quei massacri, Ikonnikov annuncia:

“Io non credo nel bene, credo nella bontà.” (I,4)

(continua)

– la seconda parte del post  è >> qui

 

(*)  ho letto il libro nell’edizione spagnola (Vida y destino, editorial Galaxia Gutenberg) che avevo acquistato prima della recente riedizione italiana Adelphi. La trascrizione fonetica dei nomi russi che riporto potrà, quindi, essere diversa da quella italiana. I brani citati dal libro sono una mia traduzione dallo spagnolo.

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