Tra i libri di mia figlia (seconda parte)

di dispersioni


Piccola intervista a mia figlia sul mondo dei libri.
 
D. Da quando leggi i libri?
R. Da quando ho imparato a leggere.
D. Perché ti piace leggere i libri?
R. Perchè mi piace immaginare i personaggi delle storie che leggo.
D. Dimmi i titoli dei tre libri che più ti sono piaciuti.
R. Scrivine quattro: il libro Cuore, il mio libro sui cani, Brujas e Il vento nei salici.
D. Quali sono i tuoi personaggi preferiti?
R. Topo e Talpa [da Il vento nei salici, NdR], Troy Bolton [da High School Musical] e Cicillo [da Cuore].
D. Preferisci leggere da sola oppure preferisci che leggiamo io o la mamma?
R. Non saprei. Leggere da sola mi piace, ma è bello anche quando i libri li leggete tu o mamma.
D. Qual’è l’ultimo libro che hai letto da sola?
R. L’ho finito da poco. S’intitola Il segreto delle gemelle. E’ la storia di due fate gemelle dove, però, una delle due potrebbe perdere i poteri magici perché è nata qualche minuto dopo la prima.
D. E l’ultimo libro che ti stiamo leggendo?
R. Ma lo sai bene! Storie della storia del mondo! Sono dei piccoli racconti avventurosi che parlano dei miti greci. Ci sono le storie di Priamo, di Esione, di Laomedonte, di Ecuba e poi degli dei, Zeus, Pallade Atena eccetera.
D. Preferisci leggere i libri in spagnolo o in italiano?
R. Questa non è una domanda logica per me. Sono le mie due lingue. Forse un pochino più in italiano, perché ci sono più abituata.
 
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Concludo questo post con una citazione di Paul Auster che ho tratto dallo straordinario Elogio delle azioni spregevoli di Giuseppe Pontremoli, un libro che è un vero e proprio “moltiplicatore di amore” per la lettura e i libri, e che il suo autore ha definito “un viaggio per le acque i cieli e le terre del Bosco delle storie, cioè di mille e mille isole di tesori”.
 
“Il bisogno di storie per un bambino non è meno vitale del bisogno di cibo, e si manifesta con lo stesso meccanismo della fame. Raccontami una storia, dice il bambino. Raccontami una storia. Ti prego papà raccontami una storia. Allora il padre si siede e racconta una storia a suo figlio. O gli si sdraia accanto nell’oscurità, tutti e due nel letto del bambino, e comincia a parlare, come se la sua voce fosse la sola cosa rimasta al mondo, raccontando una storia a suo figlio nell’oscurità. E anche quando il bambino chiude gli occhi e si addormenta, la voce di suo padre non cessa di parlare nell’oscurità.”
(da Paul Auster, L’invenzione della solitudine)
 

(fine)
 
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