I racconti di Vasilij Grossman (1)

di dispersioni

grossman fSono ingiustamente pochi i racconti di Vasilij Grossman pubblicati in italiano. Forse bisogna sperare che la Adelphi dopo Tutto scorre e Vita e Destino decida di raccogliere quanto già pubblicato e quanto non ancora tradotto e dedicare così un volume ai racconti di questo grandissimo scrittore. Magari potrebbe essere anche tradotto Per una giusta causa, ma forse questo è chiedere troppo.

Nell’attesa dei destini editoriali dell’opera di Vasilij Grossman il lettore è comunque felice di accontentarsi di quanto disponibile, ovvero delle raccolte di racconti Anni di guerra, Fosforo e La Madonna a Treblika.

Inizio dal volumetto Anni di guerra (edito da l’Ancora) che non è certamente un’opera editoriale di grandissimo merito: comprende, infatti, solo una parte dei testi originali in russo e la traduzione è stata effettuata su una edizione in francese del 1993. Comunque il libro mi ha dato l’opportunità di leggere il bellissimo e commovente racconto Il vecchio maestro e le corrispondenze di guerra Stalingrado, L’inferno di Treblinka e La strada per Berlino.

I quattro racconti confermano la maestria di Grossman, i suoi personaggi – come è stato notato – sono in grado di incantare e affascinare il lettore e di rimanere impressi nella memoria a lungo. Non solo, ma confermano la sua grande capacità di osservazione e di analisi degli avvenimenti storici che viveva come corrispondente di guerra al seguito dell’Armata Rossa, fornendogli così gli strumenti, il materiale, le riflessioni che sarebbero poi confluite, molti anni dopo, nel grandioso romanzo Vita e destino.

Nel racconto Il vecchio maestro Grossman ricostruisce, attraverso le vicende del maestro ebreo Rosenthal, quanto accadde durante l’occupazione nazista dell’Ucraina, il risentimento antisovietico ed antiebraico degli ucraini, le deportazioni e il destino degli ebrei. Ma l’occasione è anche quella di osservare da vicino gli uomini più semplici, i loro sentimenti, le loro vite coinvolte in avvenimenti dove il male è protagonista e dove l’indifferenza e il disinteresse sono i peggiori nemici della vita, ma dove le semplici e buone parole di una bambina, di fronte alla violenza cieca e alla morte, possono salvare l’Umanità.

Con Stalingrado viene raccontata la grande battaglia attraverso le storie di alcuni eroici soldati dell’Armata Rossa, come Gromov, che con il suo fucile anticarro sfida con successo i possenti carri armati nemici; Anatoli Cechov, il giovanissimo e determinato cecchino, “l’implacabile cacciatore di tedeschi” a cui Grossman dedica ben due pagine per poterne definire il coraggio e, infine, gli uomini della eroica divisione siberiana del colonnello Gurtiev, che affrontano e resistono per mesi, con sacrifici impensabili, ai violentissimi attacchi dell’offensiva tedesca.

Vasilij Grossman è stato il primo scrittore e giornalista a vedere ed a scrivere sui campi di sterminio e L’inferno di Treblinka è un resoconto tragico e doloroso: “mai l’universo – scrive Grossman – aveva visto qualcosa di così spaventoso”.

Dal racconto emerge l’affanno e l’ansia di Grossman di capire, di ricostruire i fatti, la vita del campo, il funzionamento della grande macchina industriale nazista della morte, quindi interroga testimoni, sopravvissuti, prigionieri tedeschi e contadini polacchi. In pagine di grande intensità Grossman descrive con dolorosa partecipazione l’orrore dei campi e conclude ponendosi domande sul perché sia accaduto, su cosa sia il razzismo e su quale sia la risposta dell’umanità, “ogni popolo, ogni cittadino del mondo risponde dell’avvenire” – scrive con parole profetiche – , non dimenticando quale deve essere il compito dello scrittore:

“Nel leggere queste cose si prova una sensazione di orrore intollerabile. Ma il lettore mi può credere: scriverne non è meno doloroso. Mi si potrà forse obiettare: Ma chi la obbliga? Perché dipingere questi quadri mostruosi?

Il fatto è che lo scrittore deve dire la verità, quand’anche sia terribile, e il lettore deve conoscerla. Voltarsi dall’altra parte, chiudere gli occhi, passare oltre significa insultare la memoria di quelli che sono morti.”

La strada per Berlino è, infine, il breve resoconto di quanto Grossman vede attraversando con l’Armata Rossa le città di Poznan e Lodz. Tra le macerie delle innumerevoli industrie belliche impiantate dai tedeschi, Grossman racconta il funzionamento del sistema sociale ed economico nazista, l’oppressione sui polacchi, la bestiale politica razziale che aveva negli ebrei le vittime finali: 250 mila persone sono massacrate nel ghetto di Lodz; solo 850 ebrei sopravviveranno, salvati dall’arrivo dei carri sovietici.

(fine prima parte, la seconda parte è qui)

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