I racconti di Vasilij Grossman (2)

di dispersioni

Raffaello_Sanzio_-_Madonna_Sistina
Il 30 marzo 1955 Vasilij Grossman, insieme a migliaia di visitatori, entra nel Museo Puskin di Mosca e si avvicina alla Madonna Sistina di Raffaello. Il quadro, portato via da Dresda dall’Armata Rossa durante la guerra, dovrà essere presto restitutito alla Germania comunista.

Le straordinarie riflessioni di Grossman, profondamente turbato dalla contemplazione di questo capolavoro, sono raccolte nel breve racconto La Madonna Sistina, un inno alto e profondamente religioso all’umanità, alla vita, al destino ed alla libertà dell’uomo.Ho letto e riletto il racconto ma ho difficoltà a trovare le parole giuste per scriverne.

Verrebbe voglia di copiarlo tutto così com’è, anche solo scegliere qualche frase da riportare è molto difficile. La trasfigurazione dell’opera di Raffaello nella scrittura e nel pensiero di Grossman lascia una forte impressione nel lettore; si percepisce con forza quello che Grossman definisce un “sentimento sconosciuto”:

“Un sentimento sconosciuto si affaccia, mai provato prima – qualcosa di umano e di nuovo, come emerso dalle aspre e salate profondità del mare – e il cuore si smarrisce per l’improvviso prodigio. E questa un’altra particolarità del quadro. Crea il nuovo, come se ai sette colori dell’arcobaleno se ne aggiungesse un ottavo, che l’occhio non aveva mai visto.”

 Uscito dal museo Grossman comprende cosa, alla vista del quadro, abbia potuto turbarlo tanto dolorosamente:    

“Finalmente compresi: l’immagine della giovane madre con il bambino in braccio non mi ricordava qualcosa che avesse a che fare con la letteratura o con la musica… Treblinka.”

Dopo questo nome, Treblinka, Grossman continua il racconto con le parole di un altro suo racconto L’inferno di Treblinka, di cui riporta la parte forse più dolorosa ed angosciante, quella dove descrive cosa ha visto camminando sul suolo del campo di sterminio al suo arrivo con l’Armata Rossa: scarpe, camicie, scarpette da bambino, un asciugamano, letterine infantili e capelli umani…e “poi ancora capelli e molti altri ancora”. Grossman sul suolo di Treblinka sente scricchiolare baccelli di lupino, i cui semi cadono picchiettando come campanelline:

“Dalle profondità della terra si levano i rintocchi funebri di innumerevoli piccoli rintocchi di minuscole campane. E sembra che il cuore debba fermarsi da un momento all’altro, sopraffatto da una tristezza, da un dolore, da un’angoscia tali che un essere umano non può sopportare…”

Ripreso il racconto, Grossman illumina di nuova luce il quadro di Raffaello: la madre e il bambino sono le madri e i bambini di Treblinka la cui forza di umanità trionfa sul furore e sull’infinito orrore delle camere a gas naziste.

“Ecco la ragione della serenità che appare sui volti della madre e del figlio: sono invincibili. Anche nelle epoche più terribili la distruzione della vita non significa la sua sconfitta.” (…) “La Madonna ha sofferto insieme con noi, perché lei e suo figlio siamo noi.

Grossman conclude il racconto con una immagine cupa e premonitrice, quella del destino dell’uomo scritto negli ordigni termonucleari “segnale di inizio di una guerra globale” e del pericolo dell’estinzione dell’umanità. Ma la Madonna Sistina continuerà a rappresentare una speranza per l’umanità:

“Contemplando la Madonna Sistina manteniamo la nostra fede nel fatto che vita e libertà siano inscindibili e non vi sia nulla di più alto dell’umanità dell’uomo. Questa umanità sopravviverà in eterno, e vincerà.”

– fine seconda parte, la terza parte è >> qui

– la prima parte è >> qui 

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Nota: L’editrice Medusa ha pubblicato il racconto di Grossman con il titolo La Madonna di Treblinka diverso da quello originale che è La Madonna Sistina. Nel libricino, poi, non viene specificato se la traduzione è stata realizzata dall’originale russo, anche se nella utile Nota di edizione è fatto riferimento all’edizione del racconto del 1989 pubblicato sulla rivista russa Znamja.
 
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