I racconti di Vasilij Grossman (3)

di dispersioni

Fosforo-Grossman_1Devo la lettura di Fosforo di  Vasilij Grossman (edizioni Il Melangolo) ad una mia fortunata incursione in una fornita libreria remainders dove ho trovato questo volume ormai esaurito da tempo.

Coloro che praticano la nobile arte della caccia al libro sanno bene cosa si prova in queste rare e belle occasioni, nell’ordine: sorpresa, soddisfazione, gioia da possesso, ansia di lettura. Si tratta di sensazioni archetipe riconducibili a quelle del cacciatore primitivo che uscito dalla caverna per cercare lepri si imbatte invece in una grassa antilope.

Il libro contiene tre preziosi racconti di Grossman scritti tra il 1958 e il 1962: Fosforo, L’inquilina e Mamma, composti, quindi, al tempo della scrittura di Vita e destino.

Dei tre racconti Fosforo è quello certamente più interessante, Grossman rievoca la sua vita da studente a Mosca e i suoi amici, “una studentesca aristocrazia spirituale”, che sarebbero tutti poi divenuti brillanti scienziati, artisti, filosofi ed economisti; tutti tranne uno:

“L’unico della nostra compagnia a non possedere il fosforo e il sale, a non brillare nelle aule universitarie, era David Abramovic Krugljak”

Figlio di un modesto guardaboschi ebreo, Krugljak, collega di facoltà di Grossman, è un uomo buono, generoso, semplice ed impacciato e quindi anche vittima degli scherzi della allegra brigata di amici.

Con il passare degli anni la vita non sarà benevola con il buon Krugljak e Grossman, confessando le proprie contraddizioni, ci rivela che in più occasioni tradisce la bontà e la disponibilità dell’amico, dimenticandosene facilmente e preferendogli i più importanti e affermati amici che però, ben presto, si dimostrano indifferenti, conformisti e meschini.

Il racconto per Grossman è anche l’occasione per scrivere delle sue vicissitudini politiche e del silenzio dei suoi affermati amici a cui contrappone la semplice e vera amicizia di Krugljak che, anche se prigioniero in un campo, si interessa ai problemi di Grossman, gli scrive parole di conforto e si rammarica di non potergli fare visita.

Poi quel brutto periodo della vita di Grossman sembra superato e Krugljak è di nuovo dimenticato. Il racconto si conclude con parole di grande amarezza:

“Tutto passa. Passò anche quel periodo difficile, e il mio prossimo periodo difficile non è ancora arrivato. (…) E di nuovo non penso più tanto spesso a quel piccolo uomo, a quello sfortunato chimico industriale nella cui camera si riunivano, nei lontani giorni della giovinezza, i miei brillanti e talentuosi amici.

Anche L’inquilina è un racconto amaro ed anche triste. Una vecchietta, Anna Borisovna, muore dopo pochi giorni che gli viene assegnata una “superficie abitabile”. Una lettera raggiunge troppo tardi il suo indirizzo ma i vicini decidono di aprirla: un tribunale sovietico con apposita sentenza riabilita in data 8.5.1960 il marito morto in detenzione in un campo il 6.7.1937. Letta la sentenza gli inquilini non sapendo cosa fare della lettera decideranno di consegnarla all’amministrazione per i rubinetti guasti.

Una bambina, Nadja, è la protagonista di Mamma, la storia di una famiglia di potenti funzionari sovietici tra disgrazie politiche, improvvise riabilitazioni, grande potere e poi ancora di disgrazie politiche. In questa ordinaria storia sovietica di una famiglia troppo vicina a Stalin, anche la piccola Nadja, figlia della coppia di dirigenti sovietici, pagherà il suo tributo di sofferenza tra orfanotrofi e una vita difficile di operaia. Quando Nadja sarà adulta e prossima alla maternità, il lontano ricordo di un film visto in orfanotrofio gli farà pensare ad un dolce viso materno.

(fine dei tre post dedicati ai racconti di Grossman)

– la prima parte è >> qui
– tutti i miei post sui libri di Grossman >> qui

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