Manca il capitale sociale

di dispersioni

Solo di recente le scienze sociali ed economiche hanno avviato una riflessione sul capitale sociale, inteso come una variabile determinata da un insieme di fattori e condizioni misurate dai livelli di fiducia, di impegno civile e di valori condivisi all’interno di un tessuto sociale, in grado di influenzare negativamente o positivamente la disponibilità di risorse economiche e sociali. 
Se la presenza del capitale sociale influenza direttamente il processo di crescita può, quindi, essere considerato come un importante fattore esplicativo anche nell’analisi dei ritardi del Mezzogiorno.

Si propongono di seguito alla lettura due indicatori che, pur non avendo la pretesa di costituire una dimostrazione di evidenza, possono comunque proporre una riflessione sulla significatività e l’importanza del fattore capitale sociale quale indicativo dei livelli di convergenza interna: la partecipazione ad attività di volontariato e le donazioni di sangue, due attività che si caratterizzano come altruistiche e gratuite.

Il dato sulla partecipazione della popolazione alle attività di volontariato viene rilevato dall’Istat attraverso l’indagine multiscopo sulle famiglie che classifica tali informazioni, insieme ai dati sulla diffusione della cooperazione, quale indicatori di capitale sociale.
Dai dati Istat emerge che le attività di volontariato vedono coinvolte nel Nord del Paese una percentuale di popolazione più che doppia rispetto a quelle rilevata nelle regioni meridionali (15,5% contro il 7,2%). In tale contesto la Campania registra un livello di partecipazione a tali attività altruistiche ancora più basso, pari al 6,9%.
Tuttavia, in alcune regioni del Nord, il tasso di partecipazione risulta molto più elevato della media, come in Trentino (24,9%) e il Veneto (17,6%).

Osservando l’andamento del fenomeno negli ultimi anni disponibili, si rileva che mentre nelle regioni settentrionali dal 2005 al 2007 l’attività di volontariato cresce fino a raggiungere il 15,5% (il valore medio più alto mai registrato dal 1995), nelle regioni meridionali l’andamento del fenomeno appare sostanzialmente stabile nel tempo e, nel 2007, in alcuni casi spesso si contrae.
Persone di 14 anni e più che hanno svolto volontariato sul totale della popolazione di 14 anni e più (%) (a)
 
Regioni,
Anni
ripartizioni geografiche
2005
2006
2007
Piemonte
12,4
11,8
13,6
Valle d’Aosta
15,0
16,8
13,0
Lombardia
13,9
15,5
15,3
Trentino-Alto Adige
27,7
25,7
24,9
Veneto
17,0
15,6
17,6
Friuli-Venezia Giulia
13,5
14,8
13,3
Liguria
9,0
9,7
10,6
Emilia-Romagna
14,3
13,5
16,3
Toscana
14,0
13,7
16,6
Umbria
9,8
12,1
9,5
Marche
13,4
10,4
11,1
Lazio
8,6
8,2
8,3
Abruzzo
9,4
6,6
8,1
Molise
6,4
6,4
8,6
Campania
6,7
5,5
6,9
Puglia
8,0
7,0
7,6
Basilicata
9,6
11,5
10,4
Calabria
6,9
7,1
6,8
Sicilia
6,3
6,4
5,4
Sardegna
9,6
10,4
11,4
Italia
11,3
11,1
11,8
   – Nord
14,4
14,6
15,5
   – Centro
11,1
10,6
11,4
   – Mezzogiorno
7,4
6,8
7,2
         – Sud
7,5
6,5
7,4
         – Isole
7,2
7,4
6,9
(a)     Oltre alle attività gratuita per associazioni di volontariato, sono incluse anche riunioni di volontariato, di associazioni ecologiche, per i diritti civili, per la pace

Fonte: Istat

 

Anche per quanto riguarda la raccolta e produzione di sangue, come rilevabile dalla tabella seguente, le regioni meridionali manifestano performance di partecipazione significativamente inferiori a quelle dei cittadini residenti nel Centro-Nord e, con l’eccezione del Molise, tutte le regioni del Mezzogiorno effettuano donazioni comunque inferiori al dato medio nazionale. Il dato della Campania è il più basso in assoluto (24,7 Gr per 1000 abitanti), mentre L’Emilia-Romagna con il Friuli, con un indice superiore a 57 Gr, sono le regioni che presentano i più elevati livelli di produzione.
 
Produzione rilevata di sangue nel 2008 (Indice unità globuli rossi prodotti per 1000 abitanti)
 
Regioni
Indice
Valle d’Aosta
46,5
Piemonte
50,8
Liguria
44,6
Lombardia
47,7
Pr. Trento
38,5
Pr.Bolzano
51,1
Friuli-Venezia Giulia
57,4
Veneto
51,2
Emilia-Romagna
57,8
Toscana
44,6
Umbria
46,0
Marche
47,4
Lazio
31,1
Sardegna
41,9
Abruzzo
37,1
Campania
24,7
Molise
44,6
Puglia
35,5
Basilicata
38,4
Calabria
30,7
Sicilia
34,6
Italia
42,0
– Centro-Nord
47,3
– Mezzogiorno
35,9
 
Fonte: CNS
 

 

  • Per una completa sintesi sulla tematica: Fabio Sabatini, Il concetto di capitale sociale. Una rassegna della letteratura economica, sociologica e politologica, Roma 2004 – disponibile >> qui

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(questo post riproduce parte di un mio contributo ad un Rapporto economico redatto in occasione della 7a giornata dell’economia – 8 maggio 2009)

 

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