Marinai perduti di Jean-Claude Izzo. Le ceneri fredde dell’infelicità

di dispersioni

Una nave mercantile viene sequestrata nel porto di Marsiglia, l’armatore è fallito. A bordo restano solo tre uomini, il comandante Abdul, il suo vice Diamantis e il marinaio Nedim. Un libanese, un greco e un turco, sono bloccati nel porto di Marsiglia, tre marinai perduti dietro le loro storie di vita e i loro ricordi, tanti rimpianti e un futuro impossibile. Ciascuno di essi corre verso un destino tragico, la vita è in agguato a Marsiglia.

Con il romanzo Marinai perduti Jean-Claude Izzo ci racconta di tre uomini in fuga da se stessi e spinti dal mare in un porto, in una città, Marsiglia, dove i destini si incrociano confondendo felicità e infelicità.
 
“Marsiglia, lo sapeva, è l’unica città del mondo dove non ci si sente stranieri. Da qualunque posto si provenga, a qualunque razza si appartenga. Si può solo essere marsigliesi, e basta. Lo si legge nello sguardo della gente. Una sensazione unica di universalità.” (pag. 86).
 
Tutto il Mediterraneo si concentra a Marsiglia, una città dove si confondono tutte le cucine tra tante specialità diverse, italiane, francesi, greche, turche, arabe e spagnole. Quando i tre marinai decideranno di preparare un banchetto, Izzo si diverte a sfoggiare un appetitoso elenco di prelibatezze disponibili nei negozi della sua città:
 
“Avevano messo sul tavolo tutto quello che avevano comperato in varie rosticcerie e negozi alimentari di rue d’Aubagne. La via più cosmopolita di Marsiglia. Crocchette di merluzzo, peperoni rossi in insalata, briquat di carne, frittelle di cervella di vitello, chakchouka, brik di pesce, insalata di fave, caviale di melanzane, tiropita, tabulè, cetrioli allo yogurt, piperale, foglie di vite ripiene, calamari in salsa di Salonicco, mussaka. E, naturalmente, olive verdi, e nere, mandorle, noci di acagiù, pistacchi tostati, crema di ceci.” (pag. 232)
 
La scelta dei vini è altrettanto interessante: bianco di Cassis, rosè di Bandol e qualche bottiglia di Lacrima Christi italiano (o meglio napoletano) “di cui Diamantis andava matto”.
Il Cassis bianco è spesso citato da Izzo nei suoi libri, è un vino bianco e profumato (si dice che profuma di mare ed è vero, confermo) che viene prodotto nei pressi della località di Cassis, a pochi chilometri da Marsiglia. Il Cassis è il perfetto e irrinunciabile compagno della Bouillabaisse, la incredibile zuppa di pesce locale (da provare preferibilmente nei locali che aderiscono alla Charte de la Bouillabaisse Marseillaise!)
 
Tornando al libro e alle storie di Abdul e di Diamantis, lo scrittore mette a confronto i due uomini, che forse diverranno amici, con le proprie vite ostinatamente dedicate al mare:
 
“Vedi” disse indicando il largo. “Abbiamo navigato per tutta la vita, e allora? Non abbiamo trovato niente. Né da questa parte dell’orizzonte né dall’altra. Niente. E allora?”
“Non c’è niente da trovare Abdul. Questa è la verità. Niente da cercare. Niente da trovare. E niente da provare” (pag. 230)
 
Abdul e Diamantis sono perseguitati dai loro ricordi. Ricordi di felicità lontane e forse ancora possibili:
 
“I ricordi sono lì e basta. Pronti ad approfittare della benché minima occasione. Per trascinarti verso mondi perduti. I ricordi, comunque, anche i più belli o i più insignificanti, sono momenti di vita sprecata. Testimoni dei nostri atti incompiuti. Riaffiorano come per cercare di trovare una realizzazione. O una spiegazione.” (pag. 37)
 
“Si sorprese a pensare all’avvenire.
Nel futuro tutto esiste, gli aveva predetto un vecchio zio di Céphée, lo stregone Diouf, perché tutto è possibile. Forse davvero tutto era ancora possibile.”(pag. 86)
  
Ma l’avvenire sarà tragico per Abdul e Nedim. E Diamantis, che ricorda tanto Fabio Montale, non sfuggirà al proprio destino. In una intervista Jean-Claude Izzo afferma che Montale e Diamantis si somigliano, sono due personaggi fragili e senza avvenire, anche se Diamantis ritroverà la propria figlia non per questo sistemerà la propria vita.
L’avvenire è un mondo che contiene tutto, anche le ceneri fredde dell’infelicità.

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