La bellezza salverà il mondo di qui

di dispersioni

Non ha alcun senso continuare a denunciare l’irreversibile catastrofe ambientale, le discariche e il degrado urbanistico della vasta area che a nord di Napoli si allarga dall’entroterra fino al mare; un territorio cha va da Caivano ad Aversa ed oltre, verso Castelvolturno, Licola, il lago Patria e raggiunge i Campi Flegrei. Con il volume Racconti di qui, Davide Vargas, architetto che vive e lavora ad Aversa, non denuncia e non cerca possibili spiegazioni allo sfacelo cui è giunta questa parte d’Italia, esercita solo il suo peculiare “diritto allo sguardo”, il diritto a guardare e ad osservare minuziosamente questi luoghi assurdamente sconvolti, ricomponendone un possibile senso nella scrittura e cercandovi addirittura la bellezza. La bellezza nel cemento, nei cavalcavia delle superstrade, nei copertoni abbandonati, sulle spiagge sporche, “tra i residui di rifiuti abbandonati da anni fino a diventare radici ineliminabili”.
 
Questi racconti di Davide Vargas continuano il lavoro di riscoperta del territorio metropolitano già avviato con il volume Napoli assediata che aveva come protagonista l’Asse mediano, un asse viario, una strada indefinibile, segno del naufragio della periferia totale che circonda Napoli. Ma Davide Vargas va oltre quel primo tentativo di definire l’indefinibile, inafferabile Infernapoli: tenta addirittura di formulare una sua peculiare estetica di questi luoghi immersi in un territorio vittima di una trasformazione profonda, sospeso tra  ricordi vani e dolorosi ed una attualità priva di speranza.
 
Nel racconto Stasera ho visto e lucciole, i piccoli insetti appaiono inaspettati, sono dove non devono essere, il loro spettacolo è un incanto, una fiaba o una menzogna, “ho paura che svanisca l’incanto o che si mostri l’inganno” scrive Vargas “E’ così. Sto guardando l’essenza dell’inesistenza, l’eccezione di un’apparizione. Un’incongruenza. Un fuori luogo. Uno spettacolo inconsueto, una dimenticanza del passato, una distrazione della macchinazione dell’orrido presente, ma che non ti restituisce nulla se non strazio.”
 
viti maritateAlla bellezza della vite maritata, tipica del paesaggio dell’agro aversano, Davide Vargas dedica un racconto, il disegno della copertina oltre ad una foto di Luigi Spina sistemata nelle prime pagine del libro. Il vitigno Asprinio è uno spettacolo straordinario, foglie e rami crescono fino a venti metri su in alto, tra due pioppi. La vite è maritata a due alberi, un antico sistema di coltivazione di origine etrusca, degli etruschi di Capua.
Ma anche questa antica campagna è occupata “in questo punto è periferia incastrata tra due agglomerati urbani ed è materia grigia punteggiata di villette senza intonaco, palazzi, bar zeppi di ucraine, meccanici, distributori di carburante … in questo punto bisogna arrangiarsi e piantare le viti dove è possibile e con che è possibile.”
 
Leggendo gli altri racconti si è presi dal dubbio che forse lo sguardo di Vargas è puntato su questo lembo martoriato di Campania ma, in realtà, descrive un altro e un oltre; il “qui” dei racconti è anche un “altrove”, dove bisogna saper guardare. Questa vasta area a nord di Napoli è solo un pretesto in fondo, è una realtà che si anticipa quale orribile immagine delle mille irreversibili catastrofi di tanti territori sconvolti e mortificati. Tra queste rovine salverà la speranza solo la ricerca della bellezza.
 
In una intervista Vargas spiega che “la bellezza poi è al centro del libro, o meglio la ricerca della bellezza. (…) Nella mia terra è ancora più evidente, la bellezza si trascina dietro una bava che la nasconde. Io ho cercato di penetrare negli anfratti della realtà per riscoprirne il senso ancora vivo. Sono più interessato a questo “vivente” per quanto residuale sia, piuttosto che alla denuncia del degrado. Non so se ci sono riuscito, so per certo che cercando la bellezza ho dipanato il filo sensibile delle esperienze personali.”
 
Che cosa se non una disperata ricerca di bellezza rabbrividente e oppressiva salverà il mondo di qui?
 
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– Scritti di Davide Vargas in Nazione Indiana >> qui
 
– Intervista a Vargas sul libro >> qui
 
– Ho già scritto sul libro Napoli assediata >> qui
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