Cinquant’anni trascorsi invano

di dispersioni

Lunedì 15 giugno, sono nella bella sede universitaria di Largo san Marcellino per la presentazione della Relazione della Banca d’Italia sull’economia della Campania nel 2008. La crisi mondiale mostra la sua faccia più feroce quando si abbatte laddove l’economia è endemicamente più debole.
 
L’elenco lunghissimo di negatività accumulate dalla Campania non lascia scampo all’analisi degli economisti di Bankitalia: incidenza doppia dell’economia sommersa, delle famiglie povere, del crollo del Pil, difficoltà doppie rispetto al resto del paese nell’accesso ai servizi sanitari e di assistenza, mentre cresce a dismisura l’indebitamento delle amministrazioni locali e tanti altri record negativi (tra questi il calo dell’export e il “volo” della cassa integrazione). Titola un giornale locale: “Pil, lavoro, credito: la Campania affonda”.
 
A sottolineare la gravità della situazione, la Relazione è stata presentata da Fabrizio Saccomanni il Direttore Generale della Banca d’Italia. Riproduco di seguito un brano del testo che Saccomanni ha letto nel corso del convegno, dove viene delineata tutta la drammaticità del contesto regionale:
 
“Nel decennio che si avvia a concludersi, quel recupero dell’economia meridionale di cui gli anni novanta ci avevano offerto qualche confortante evidenza si è fermato. Oggi il prodotto nel Mezzogiorno è solo del 4 per cento maggiore di quel che era all’inizio del decennio, una crescita inferiore a quella, già insoddisfacente, del resto del Paese. 
 
 Nella media del decennio il prodotto per abitante nel Mezzogiorno è rimasto ben al di sotto del 60 per cento di quello del Centro Nord. Larga parte del divario è attribuibile alla bassa occupazione, soprattutto tra le donne e i giovani. L’incidenza del lavoro irregolare è circa il doppio di quella del Centro Nord.
 
 Le politiche per lo sviluppo regionale hanno in parte mancato gli obiettivi: la spesa effettiva è stata a volte inferiore a quella preventivata; gli aiuti alle imprese sono stati spesso inefficaci o distorsivi; soprattutto, si è fatto poco per cambiare quegli aspetti del contesto socio-economico e istituzionale che più rilevano per lo sviluppo, come la legalità, l’istruzione, il concetto stesso di servizio pubblico. 
 
 Anche il disegno delle politiche nazionali ha inciso negativamente. Vi è ampia evidenza che l’effetto di molte norme nazionali sia differenziato sul territorio: l’efficacia è mediamente minore nel Mezzogiorno. Al Sud si ritrovano, esacerbate, molte grandi questioni nazionali. Ad esempio, il potenziamento delle infrastrutture fisiche è ostacolato al Sud, più ancora che nel resto d’Italia, da maggiori carenze di programmazione e progettazione, oltre che dalla pervasiva presenza di attività criminali.”
 
L’intervento del direttore di Bankitalia è stato seguito da una breve ma interessante relazione sull’economia campana di Giovanni Iuzzolino, responsabile del Nucleo ricerca economica della sede napoletana della Banca d’Italia. In pochi grafici tutta la drammaticità della situazione e le sue radici antiche. Un grafico in particolare mi ha colpito: Iuzzolino attraverso i dati sui differenziali di crescita del reddito prodotto, dimostra che, negli anni dal 1955 ad oggi, mentre in Europa le regioni tradizionalmente depresse della Spagna e della Germania dell’Est hanno recuperato in termini di sviluppo ed integrazione, la Campania (sola in Europa) è rimasta ferma, in termini relativi, alle differenze già riscontrabili nel 1955.
 
Nel grafico, nel quadrante negativo, si notava solo il puntino nero che rappresentava la Campania. Ha confermato Iuzzolino: “La Campania non ha recuperato nulla del suo ritardo di sviluppo accumulato negli ultimi 50 anni”. Quindi gli ultimi cinquant’anni per la Campania sono trascorsi invano, non c’è stata integrazione, così come è invece avvenuto altrove.
 
Aldo MasulloIn maniera poco consueta, la presentazione della relazione è stata conclusa dallo storico Giuseppe Galasso e da Aldo Masullo, già docente di filosofia morale, incaricati di proporre riflessioni sulle radici del problema campano e meridionale. 
Dure le parole di Masullo alla affollata platea composta, ha detto, proprio da coloro che decidono il futuro della regione e della città. Con severità ha ricordato la propria lettura della società meridionale come di una società non liquida e neppure solida ma grumosa. Una società grumosa – ha ricordato – è una società in cui vige la separatezza dei gruppi, dei clan di potere economico e politico sempre alla ricerca di protezioni, capace di produrre solo immobilismo.
 
“Siamo una società dissociata, ovvero ’sine societate’, una comunità grumosa incapace di farsi società, un insieme di clan, tribù, consorterie, famiglie sempre alla ricerca di una protezione”
 
Manca la borghesia in Campania e nel Mezzogiorno (Masullo la chiama demi bourgeoisie quella che c’è, una borghesia a metà, fatta di iscrizione agli albi professionali e di partecipazione alla cosiddetta vita intellettuale, la stessa che La Capria definiva la borghesia del  ‘cavalieravvocatocommendatore’), manca una borghesia capace di un disegno di sviluppo, di una visione del futuro, di un progetto credibile sul quale impegnare l’intera società. Una classe politica di protettori, imbelle ed inadeguata sostituisce la borghesia, e le conseguenze sono sotto gli occhi di tutti.
 
L’amico Massimo mi ha spinto a scrivere questo post in cui ritrovo inquietanti coincidenze ed analogie con la mia lettura di La Capria e Compagnone (vedi i due post La grande disillusione).  Mi viene in mente la trama de Il contesto, il bellissimo racconto di Leonardo Sciascia, dove una serie di intrecci perversi e inafferrabili, tutti interni al potere e alla sua sedimentazione nel tempo, sono incomprensibili alla ragione e rendono inutili, inutili fino alla morte, le indagini del protagonista, l’ispettore Rogas.
Proprio come nel racconto di Sciascia il contesto è ineludibilmente essenziale, è il tutto, nel mondo di qui.

 
– Il fascicolo della Relazione sull’economia campana e l’intervento del direttore di Bankitalia >> qui
 
– Il sito del prof. Aldo Masullo >> qui

– Da leggere anche il Rapporto 2009 sull’economia della provincia di Napoli della Camera di Commercio >> qui
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