L’oblio che saremo e il mistero del sonetto scomparso di Borges (prima parte)

di dispersioni

L'oblio che saremo
E’ stato recentemente pubblicato in italiano
L’oblio che saremo, il commovente racconto dello scrittore colombiano Héctor Abad Faciolince, il più bel libro che un figlio possa scrivere sul proprio padre che è anche una lettura da non mancare per chi ama la grande letteratura che è sopravvissuta all’estinzione delle parole.
 
Sulla scrittura di Abad Faciolince rinvio ai post che ho già dedicato all’edizione spagnola di questo libro (El olvido que seremos >> qui) ed al racconto intitolato in italiano Scarti >> qui.
 
Mi voglio soffermare, però, ad approfondire una interessante vicenda che ha avuto origine dalla pubblicazione di questo libro, sulla quale le recensioni fino ad oggi pubblicate (Repubblica e La Stampa) non hanno riferito nulla, forse perché gli autori stessi non ne sono a conoscenza. Eppure è la storia della ricerca, tra il novellesco e il giallo, che Héctor Abad Faciolince ha condotto durante due anni in Colombia, Argentina, Francia e Spagna per stabilire l’autenticità di una poesia di Borges che dà titolo al racconto.
 
L’esito della ricerca è stato recentemente pubblicato in un bell’articolo di Faciolince uscito in Colombia a giugno sul quotidiano El Espectador e in Spagna lo scorso agosto nella prestigiosa rivista Letras Libres. La storia è stata successivamente ripresa da giornali e  blog di Spagna e America Latina.
 
Ma è meglio procedere con ordine.Il 25 agosto 1987 il dottor Héctor Abad Gomez, medico e politico difensore dei diritti umani, viene assassinato da una banda paramilitare a Medellìn in Colombia. Il figlio, lo scrittore Héctor Abad Faciolince, arriva sul luogo del delitto pochi minuti dopo ed ha solo il tempo di baciare il padre morto e di trovare in una sua tasca due fogli: un elenco di amici minacciati dai fascisti, dove compare anche il nome del padre, e una poesia sulla certezza di una morte prossima copiata a mano e firmata JLB.

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Il cadavere del dr. Abad dopo l’assassinio, a destra il figlio

Il titolo del libro scritto vent’anni dopo questi avvenimenti, L’oblio che saremo, è ripreso proprio dal primo verso di questa poesia che lo scrittore è convinto sia stata scritta da Borges. Questo è il testo trovato nella tasca del dottor Héctor Abad Gomez e pubblicato nel libro come un sonetto di Borges:
 
Ya somos el olvido que seremos.
El polvo elemental que nos ignora
y que fue el rojo Adán y que es ahora
todos los hombres y que no veremos.
Ya somos en la tumba las dos fechas
del principio y del término, la caja,
la obscena corrupción y la mortaja,
los ritos de la muerte y las endechas.
No soy el insensato que se aferra
al mágico sonido de su nombre;
pienso con esperanza en aquel hombre
que no sabrá que fui sobre la tierra.
Bajo el indiferente azul del cielo
esta meditación es un consuelo
 
8Il dottor Héctor Abad Gomez

Ma è facile verificare che non vi è traccia, tra le poesie del grande argentino, del sonetto pubblicato da Faciolince, io stesso l’ho cercato invano nei due volumi dei Meridiani dedicati all’opera omnia di Borges. Il successo del libro di Faciolince, uscito nel 2008, ha moltiplicato l’attenzione dei borgianos intorno al poema e, di conseguenza, ne sono nate polemiche e accuse di aver pubblicato un falso o peggio di aver inventato la poesia.
 
Deciso a chiarire i fatti principalmente per onorare la memoria del padre, visto che i versi erano stati incisi come epitaffio sulla sua tomba, Faciolince inizia ad indagare sulle origini della poesia misteriosa e qui si imbatte in una serie di personaggi spesso misteriosi come lo strano poeta colombiano, Harold Alvarado Tenorio. Questi afferma di aver pubblicato la poesia, insieme con altre quattro, nel 1993 e di averle ricevute nel 1983 a New York da una certa Maria Panero, una studentessa argentina sua amica che le avrebbe avute a sua volta in regalo anni prima da Borges in persona. Successivamente Tenorio confesserà a Faciolince di aver inventato le poesie imitando lo stile di Borges.

borges y alvarado tenorioBorges con Alvarado Tenorio

Chiesto il parere a diversi esperti e biografi di Borges, Faciolince ottiene solo risposte negative circa l’autenticità delle poesie, fino a quando decide di rivolgersi direttamente alla vedova di Borges, Maria Kodama, la quale solo dopo diverse settimane gli fa pervenire, tramite il suo editore argentino, una risposta in cui afferma che le poesie sono senza dubbio apocrife.
 
Faciolince scrive un articolo dove racconta della sua ricerca sperando di trovare qualcuno disposto ad aiutarlo a stabilire la verità. Ecco allora comparire un nuovo personaggio, la signora Tita Botero una colombiana che sostiene di sapere da dove il padre di Faciolince aveva copiato la poesia prima di morire: era una pagina della rivista Semana del 26 maggio 1987. Secondo la  rivista le cinque poesie sono state riprese da un libricino stampato in 300 copie in Argentina, un anno dopo la morte di Borges, da una misteriosa Ediciones Anònimas.
 
5 poemas
A questo punto Faciolince sottopone al poeta Harold Alvarado Tenorio questa sua scoperta e Tenorio, ancora una volta, cambia proditoriamente la versione dei fatti, affermando che le poesie sono state inventate e pubblicate 25 anni prima da un argentino di nome Jaime Correas. Dopo qualche ricerca, Faciolince riesce a rintracciare Jaime Correas a Mendoza, in Argentina, dove è direttore del quotidiano locale Uno. Al telefono Correas conferma di aver fatto effettivamente stampare il piccolo libro con le cinque poesie tanti anni prima, ma che queste poesie non le aveva inventate, ma le aveva ricevute da un certo Coco Romairone, un collezionista di opere di Borges, il quale a sua volta le aveva ricevute in copia autografa da una italiana che viveva a Mendoza, la signora Franca Beer.
Al nostro scrittore non resta altro da fare che raggiungere la città di Mendoza per conoscere e parlare direttamente con questi due nuovi personaggi implicati nel fitto mistero: Jaime Correas e Coco Romairone.

A Mendoza Faciolince, incontrati Correas e Romairone, apprende che le cinque poesie erano state regalate da Borges a Franca Beer dopo una intervista rilasciata a Buenos Aires nel 1979 al marito di questa, il pittore argentino Guillermo Roux, e ad un suo amico, lo scrittore e poeta francese Jean-Dominique Rey. Attraverso un amico che vive in Francia, Faciolince riesce a rintracciare Jean-Dominique Rey e ad ottenere con lui un appuntamento a Parigi per il 15 febbraio dell’anno scorso, per discutere di quella lontana visita a casa di Borges a Buenos Aires nel 1979 e del mistero delle poesie regalate.
 
(fine prima parte, continua qui )


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