Vite minuscole di Pierre Michon

di dispersioni

Michon Vidas minusculasIn una intervista del 1969 è stato chiesto ad Aldo Palazzeschi cosa fosse per lui la letteratura: “vita non vissuta” è stata la pronta risposta dello scrittore. Per un lettore la letteratura è vita non vissuta. Ma cosa ci attrae così tanto in questa non vita assente, inesistente, fatta di parole stampate nei libri? Forse il desiderio di vivere più vite, di allargare e di allungare la nostra vita con altre vite fantastiche nelle quali immergerci e dove illudersi di dimenticare per qualche ora la tragedia del nostro destino mortale? Così qualcuno dice; non saprei.
 
So di certo però che per gli scrittori, per i grandi scrittori, la letteratura, a differenza che per il lettore, non è “vita non vissuta”, ma è la vita, la vita creata dalla possente forza evocatrice della scrittura.
 
Cos’è che cattura nella poderosa, densa e incantevole scrittura di Pierre Michon? Il puro piacere del testo, oso rispondere, che promana da una scrittura che è stata definita “assoluta”. Cosa sono queste Vite minuscole che ci racconta, prelevate una ad una dai suoi ricordi familiari? Cosa rievocano questi racconti? Sono vite di piccoli uomini e piccole donne, vite destinate all’oblio,  ri-evocate e ri-create da Pierre Michon in una pura agiografia, in pagine “che una dopo l’altra tentano di essere generate dal passato”.
 
“Le cose del passato danno vertigini come lo spazio, e la loro impronta nella memoria è insufficiente come la parola: scoprivo che uno ricorda.”
 
Difficile soffermarsi su tutti gli otto racconti di queste Vite minuscole, sui complessi, reconditi e sofisticati rimandi e allusioni di Michon all’arte, alla religione, alla letteratura, sull’attenzione estrema al tema della scrittura, della lettura, della parole, dell’alfabeto; preferisco riportare alcuni brani dal libro fra i più belli, perché leggendoli si possa quanto meno percepire, intuire la grandezza di questo scrittore francese.
 
Pierre  Michon (2)
La prima vita minuscola è quella di André Dufourneau, un bambino dato in affidamento al bisnonno dello scrittore che, appena adulto, lascia il paesino e parte per l’Africa, per la Costa d’Avorio, in cerca di fortuna. Michon guarda il giovane mentre è sulla nave che lo porta lontano:
 
“Si allontana da coperta, si stende nella sua cuccetta, lì scrive i mille romanzi di cui è fatto l’avvenire e che l’avvenire disfà; vive i giorni più pieni della sua vita; l’orologio del dondolio della nave imita quello delle ore, il tempo passa e lo spazio cambia, e Dufourneau è vivo come quello in cui sogna; da molto tempo è morto; io ancora non abbandono la sua ombra.”
 
Poi ecco la vita minuscola di Antoine Peluchet, nato nel 1850, un antenato di Michon  forse partito per l’America, o forse no, forse è stato solo inghiottito dal mondo, è finito lontano chissà dove, o forse è solo recluso in un penitenziario d’Oltremare. Il padre, il vecchio Toussaint, lo aspetterà per sempre. Nel cimitero di Saint-Goussaud una tomba vuota aspetta ancora Antoine, a fianco c’è la tomba del padre. Pierre Michon scrive:
 
“Nel cimitero di Saint-Goussaud il posto di Antoine è vuoto (…) se lui riposasse lì, io sarei seppellito chissà dove, quando sarò morto. Mi ha lasciato il suo posto. Qui io, ultimo della stirpe, l’ultimo che si ricorda di lui, giacerò (…) questo luogo ventoso mi aspetta. Questo padre sarà il mio.”
 
La commovente storia dei nonni paterni Eugène e Clara, è l’occasione per Michon di confrontarsi con i propri sentimenti verso i due vecchi, il rimpianto di essere stato lontano da loro sempre, di averli lasciati morire soli e nell’indifferenza. Eugène, il nonno muore forse nella primavera del 1968.
 
“Morì come un cane; e mi conforta il pensiero che io non morirò di una maniera differente”
 
Anche Clara muore. Michon definisce allora  il “deserto” dei suoi sentimenti, il dolore e il vuoto di aver mancato una occasione importante della sua vita,  tutto ciò colpisce il senso delle sue parole, la sua scrittura, il suo raccontarsi:
 
“II deserto che io ero, avrei voluto riempirlo di parole, tessere un velo di scrittura per nascondere le orbite vuote della mia faccia; non riuscivo a farlo; e il vuoto ostinato della pagina contaminava il mondo dal quale sottraevo tutte le cose: il demonio dell’Assenza trionfava, rifiutandomi , insieme ad altri affetti, quello di una vecchia che amavo.”
 
Pierre Michon 1
Della vita dei due fratelli Bakroot riporto il brano sul professore Achille, protettore e fornitore di libri per il suo giovane studente Roland Bakroot.. Achille va in pensione, l’unica cosa che gli interessa sono i suoi libri, con i quali si promette di rallegrare i suoi ultimi anni di vita. Ma presto muore e i libri restano lì, ad imputridire, inutili, riposano anch’essi come i morti:
 
“Però chissà, Lassù gli antichi autori, quelli veri, quelli di cui sempre siamo indegni, e i suoi intercessori, gli esegeti benevoli con la loro barbetta alla moda del principio del secolo, gli leggono loro stessi i propri testi, con una voce più viva della voce dei vivi.”
 
Infine propongo qualche rigo dalla vita di Georges Bandy, un prete ormai anziano, trascurato e ubriacone che da giovane con i suoi colti e forbiti sermoni era capace di sedurre i suoi parrocchiani. Padre Bandy ebbro dopo una serata passata in osteria, cade dalla sua moto:
 
“Con le due mani nel suolo, il prete alzò la testa: le stelle, pure e fredde, quelle create al Principio, le guide dei Magi, quelle che portano il nome di creature, cigni, scorpioni, cerve con i loro cerbiatti, quelle dipinte nelle cupole tra fiori ingenui, quelle di carta argentata che i bambini portavano attaccate sulle tonache, le stelle non si erano scomposte; la caduta di un ubriacone non rientra nel loro infinito racconto.” 
 
Vite minuscole di Pierre Michon, pubblicato in Francia nel 1984, è stato il primo libro di questo straordinario scrittore francese, mai tradotto in italiano (io ho dovuto leggerlo in spagnolo e i brani che ho proposto qui sono una mia traduzione).  In Francia Pierre Michon è uno scrittore di culto, si fanno letture pubbliche e si ricavano opere teatrali dai suoi libri, sui suoi racconti sono stati scritti voluminosi studi e si tengono convegni internazionali, senza parlare dei premi ricevuti.
 
In Italia praticamente Michon è uno sconosciuto (nessun critico ne ha mai scritto) e risultano pubblicati solo due dei suoi libri: il bellissimo Padroni e servitori (Guanda editore, ormai introvabile) e, per fortuna, una splendida traduzione ed edizione di Rimbaud il figlio (editore Mavida, disponibile su Ibs); a questi due libri dedicherò presto dei post.
In Spagna, invece, è stato tradotto da tempo il meglio di Michon (con successo di pubblico e di critica), l’ultimo libro, Les Onze, è previsto in uscita per novembre.
 
E stato notato di recente che “i doganieri dell’ufficio acquisti della nostra cultura ufficiale hanno il raffreddore e non sanno annusare le cose belle e importanti”; nella caterva di tanti libri assurdi che si pubblicano, si troverà mai un buon editore per i capolavori di Pierre Michon?
 
Sono scettico, posso solo implorare ad alta voce: Editori! mi inginocchio dinanzi a voi, vi prego, pubblicate in italiano Vite Minuscole e gli altri libri di Pierre Michon.
 

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Vai al mio post sul libro Padroni e servitori di Pierre Michon >> qui  

– Vita e opere di Pierre Michon (in francese) >> qui
  
– Il sito dell’editore Verdier su Michon, testi, recensioni, saggi (in francese) >> qui
 
– Pagina della rivista Remue con un ricco dossier Michon (in francese) >> qui
 
– Una interessante intervista a Michon dello scrittore José Manuel Fajardo (in spagnolo) >> qui
 
– Un capitolo dell’ultimo libro di Michon, Les Onze (in francese) >> qui
 

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