Elogio dell’Estremadura

di dispersioni

Il mio post dedicato al racconto Inés dell’anima mia di Isabel Allende (leggi qui), è l’occasione per scrivere qualcosa sull’Estremadura, una bellissima e straordinaria regione spagnola che frequento ed amo ormai da ben venticinque anni.
 
Si chiederanno i miei quattro lettori: ma dov’è questa Estremadura? Lo so bene, sono pochi coloro che saprebbero indicare dove si trova l’Estremadura sulla cartina della Spagna. Allora eccola qui sotto.extremadura-map
L’Estremadura è la terra di origine dei più famosi conquistadores del mondo nuovo, oltre a Inés Suarez e Pedro de Valdivia ricordati dal libro di Isabel Allende, da questa regione proveniva anche buona parte degli uomini dell’equipaggio di Cristoforo Colombo, oltre a leggendari (e molto spesso feroci) esploratori e conquistatori, tra i tanti ricordo Vasco Nuñez de Balboa, scopritore dell’oceano Pacifico, Francisco Pizarro, conquistatore dell’impero Inca, Hernan Cortes, conquistatore dell’impero Azteco, Francisco de Orellana, scopritore del Rio delle Amazzoni.
 
Nel nuovo mondo questi estremegni portavano sempre il ricordo della loro terra d’origine, e fondando città quasi sempre vi attribuivano nomi di luoghi dell’Estremadura: Albuquerque, Medellin, Merida (di Merida in America se ne contano decine), Trujillo, Caceres. In Cile Pedro de Valdivia chiamerà Santiago della Nuova Estremadura e fonderà Vera (Veracruz) dal nome della sua contea in Estremadura (La Vera).teatro romano Merida
 Il teatro romano di Merida

GuadalupeIl monastero di Guadalupe

L’Estremadura è per fortuna sconosciuta al turismo di massa che investe ogni estate la Spagna, è lontana dalle mete tradizionali, e conta in tutto poco più di un milione di abitanti (distribuiti su una superficie pari a quella di Lombardia e Veneto insieme), conta poi seicento milioni di alberi, il 70% delle aquile che vivono in Europa, parchi naturali paradiso per il birdwatching per le numerose specie ornitologiche presenti (come la rara cicogna nera e l’avvoltoio), cinghiali, cervi, volpi, capre selvatiche, tra alberi e piante in gran varietà. La cicogna è, poi, il simbolo dell’Estremadura dove è diffusissima, non c’è paesino che non abbia sul proprio campanile uno o più nidi con cicogne, ovunque il ta-ta-ta dei loro becchi è un suono sempre familiare.

Monfragüe Veduta del parco nazionale di Monfragüe 
Tutta questa vita è sotto un cielo azzurro dove splende un sole, implacabile d’estate, che tutti i giorni, ogni giorno, si rifiuta di morire, colorando tramonti lunghi, vasti, sempre diversi, impressionanti ed indimenticabili; e di notte quello stesso cielo offre lo spettacolo silenzioso di un mare di stelle splendenti. Metà di questa estesa regione è ricoperta dal miracolo della Dehesa, il millenario habitat naturale estremegno, una sorta di bosco dove regna la quercia da ghianda, prelibato pasto per il mitico maiale iberico, origine di leggendari jamones y chorizos, prosciutti, salami e insaccati di grandissima qualità, costosissimi e unici al mondo.
 
dehesaLa Dehesa di Estremadura

E poi c’è l’Estremadura fatta d’acqua, di fiumi antichi e possenti, di piccole stazioni termali, di laghetti, di estese riserve d’acqua in un territorio dal paesaggio sempre diverso, fino alla pianura della Tierra de Barro, terra di olivi, di vite e di vini indimenticabili se accompagnati con gli incredibili formaggi locali, primo tra i tanti l’insuperabile Torta del Casar, per me senza dubbio il migliore formaggio al mondo.

TrujilloTrujillo, la piazza con il monumento equestre a Pizarro 
La qualità della vita è straordinaria nelle sue piccole città (Badajoz, la città romana di Merida, le antiche Caceres, Plasencia e Trujillo) e nelle decine di piccoli e incantevoli paesini, tra chiese e palazzi antichi, centri storici accoglienti e un paesaggio disseminato di innumerevoli castelli, silenziosi testimoni di guerre e di conquiste arabe, cristiane e portoghesi, in una regione da secoli confine di regni, di popoli e di religioni diverse.
 
castillo luna albuquerqueIl castello di Albuquerque

Un giornalista estremegno, il bravissimo Alonso de la Torre, in una rubrica turistica e gastronomica curata per un quotidiano locale, ha definito l’Estremadura come el paìs que nunca se acaba, il paese che non finisce mai, è una bella definizione che rende l’idea di cos’è questa terra la cui estensione e la cui ricchezza di storia, cultura, paesaggio e tradizioni ormai supera la raya, ovvero il confine con il vicino Portogallo, e si fonde con la bellissima regione dell’Alentejo. 
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