Agorà, il film sull’astronoma Ipazia di Alejandro Amenábar

di dispersioni


Agora
Finalmente ieri ho potuto vedere, in lingua originale, Agorà, l’ultimo film del regista spagnolo Alejandro Amenábar. In Italia il film non uscirà, non ho capito bene se perchè il produttore spagnolo ha chiesto diritti troppo elevati per la distribuzione (il film è un colossal costato ben 50 milioni di euro e sembra che fino ad oggi ne abbia recuperato solo 20) o perché, come insistentemente si dice in rete, qualche entità misteriosa pseudocattolica lo abbia bloccato alla frontiera. Comunque sia il film è molto ben fatto, ottimi attori, ottima ambientazione, scenografia e fotografia indimenticabili.

Aggionamento del 2 aprile: il film uscirà nelle sale per il prossimo 23 aprile!
 
La storia è quella della filosofa e astronoma Ipazia di Alessandria vissuta nel IV secolo, caduta vittima del fanatismo religioso cristiano sia per le proprie idee (intuì che forse Tolomeo si sbagliava e che Ipparco avesse ragione circa il funzionamento del sistema solare) ma soprattutto perché donna libera ed influente. Dunque un film di forte denuncia dell’intolleranza, del fanatismo e della manipolazione della fede operata dal fondamentalismo religioso: in nome di Dio  si distrugge la biblioteca di Alessandria, la Ragione e la cultura che rappresenta, così come si stermina senza esitare chiunque è diverso.

Nel film, quando il vescovo Cirillo aizza il popolo e i notabili contro Ipazia, usa le parole di San Paolo dalla prima lettera a Timoteo; saranno queste parole a scatenare la furia contro Ipazia che, così, sarà condotta al martirio:
 
“La donna impari in silenzio, con tutta sottomissione. Non concedo a nessuna donna di insegnare, né di dettare legge all'uomo; piuttosto se ne stia in atteggiamento tranquillo. Perché prima è stato formato Adamo e poi Eva; e non fu Adamo ad essere ingannato, ma fu la donna che, ingannata, si rese colpevole di trasgressione.”

Prima dei titoli di coda del film, ci viene spiegato che il vescovo Cirillo divenne poi santo e dottore della chiesa.

Nel sito ufficiale dedicato al film, il regista Alejandro Amenábar spiega il perché del film e del titolo:
 
“Non mi aveva mai interessato la scienza. Per me quello che è meraviglioso di questo progetto è stato il fatto di entrare in contatto con il mondo della scienza da un punto di vista spirituale, emozionale. La nostra intenzione con il film è quella di trasmettere l’emozione per quello che accade nell’universo. Questo significa cercare di spiegare il mistero del cosmo.
Agorà è la storia di una donna, di una città, di una civiltà e di un pianeta. L’agorà è il pianeta, dove dobbiamo convivere tutti.”
 
Segnalo, infine, per coloro che vedranno il film, un curioso (e madornale) errore in una scena finale del film: due personaggi dialogano e alle loro spalle c’è una riproduzione della famosa Lupa capitolina con sotto Romolo e Remo! Beh, qualcuno fornito di un minimo di conoscenza di storia dell’arte (quanto meno di livello liceale) avrebbe potuto spiegare al regista di non ricorrere ad una icona di Roma così, come dire, fuori luogo, o fuori tempo, comunque impropria. Peccato per questa svista, perché la ricostruzione di Alessandria e degli interni è accurata, spettacolare e molto ben fatta.
 


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– il sito ufficiale del film, trailer, foto, interviste (in spagnolo e inglese) >> qui 

– Ipazia raccontata da Rita Levi-Montalcini >> qui 

– Una completa, molto completa rassegna stampa e video sul film (anche in italiano) >> qui

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