Pierre Michon – Padroni e servitori (prima parte)

di dispersioni

Michon Padroni e servitoriCon Padroni e servitori lo scrittore francese Pierre Michon avvicina il lettore al grande mistero dell’arte attraverso la storia delle vite minuscole e dell’opera grandiosa di quattro pittori: Van Gogh, Goya, Watteau e Lorentino. Il senso del libro è contenuto nel suo titolo che però è necessario leggere in francese piuttosto che in italiano: Maître et serveurs, tenendo conto che maître è una parola che in francese indica il maestro ma anche il padrone o colui che esercita una autorità ed anche le arti liberali.
 
Un artista è perciò un maître-maestro, un magister che domina e plasma nella materia l’atto creativo ma è anche un serveurs, un servitore, che per creare l’opera d’arte ha bisogno sempre di un committente, di un maître-padrone, un nobile, un monarca, un ricco borghese che lo tengano a servizio o che siano acquirenti dell’opera d’arte.
 
Uno studioso francese ha osservato, molto acutamente, che Pierre Michon non ha mai smesso di scrivere il suo primo libro, Vite minuscole; i suoi libri successivi continuano a raccontarci delle vite minuscole di uomini tra miserie e quotidianità, tra fortune e sfortune, tra tentativi di riscatto, ansia di grandezza ed universalità della condizione umana. Con Padroni e servitori la scrittura di Michon ci conduce, tra complessi rinvii, allusioni e riferimenti spesso difficili da svelare, nelle vite minuscole ed emblematiche di quattro artisti visti nel loro itinerario di affermazione sociale ed artistica dove è essenziale, pertanto, il rapporto con il proprio committente, il proprio maître-padrone, l’unico in grado di deciderne realmente fortuna e grandezza.
 pierre michonCome avvicinarci al grande mistero dell’arte? Cos’è che fa grande un artista e la sua opera? Cos’è che definisce il valore artistico e commerciale di un’opera d’arte, di un quadro? Sono queste le domande che Michon ci pone nella Vita di Joseph Roulin, il primo dei quattro racconti (o saggi?) di Padroni e servitori: ancora una vita minuscola, una biografia che ci introduce alla vita e all’opera di Vincent Van Gogh. Joseph Roulin è il postino rivoluzionario di Arles, amico di Van Gogh da lui ritratto in diversi quadri:
 
“Osservo i suoi ritratti, contraddittori, e in tutti comunque riconosco le braccia blu, l’occhio smarrito, il suo sacro berretto. Qui lo diresti un soggetto da icona, qualche santo dal nome complicato, Nepomuceno o Crisostomo, Abbacino, che mescola la sua barba fiorita ai fiori del cielo; là, sembra piuttosto un satrapo con la barba di assiro, squadrata, brutale…”
 
Joseph Roulin viene trasformato in quadro da Van Gogh nel suo atelier di Arles, poi toccherà alla famiglia del postino posare, ai figli Armand e Camille, alla moglie Augustine con la piccola Marcelle tra le braccia. Ritratti di vite povere e minuscole divenute oggi misteriosamente immortali opere d’arte, tele famose di grande valore commerciale.
 

Joseph Roulin   Roulin 2

Scriveva Van Gogh all’epoca di quei dipinti. “Vorrei fare dei ritratti che fra un secolo sembreranno alla gente di quel tempo come delle apparizioni”. Il postino Joseph Roulin è una apparizione oggi per noi, esattamente come per Roulin era una apparizione lo strano e incomprensibile pittore Van Gogh che vedeva dipingere su piccole tele volti irriconoscibili e paesini informi usando gialli spessi e blu sommari. senza onori, affamato, avviato di corsa verso la follia e cosciente di questo. 
 
Anni dopo un mercante vorrà acquistare un ritratto di Roulin opera di Van Gogh che questi conserva nella sua cucina, Roulin saprà che il suo vecchio amico, ormai morto, è diventato un grande pittore e, a modo suo, medita sull’enigma dell’arte:
 
“E così era un grande pittore; quindi uno i cui quadri devono essere visti da tutti perché stranamente, per quanto appaiono scuri, rendono le cose più chiare, più facili da capire…”
 
“E certo Roulin si domanda chi mai abbia deciso che si trattava di un grande pittore, perché questo non sembrava affatto essere già deciso ai tempi di Arles, e come sia avvenuta una simile trasformazione.”
 
“…il postino cercò di sapere perché Vincent era un grande pittore, e l’altro spiegò come poteva ciò che nemmeno lui sapeva, che nessuno sa…”
 
Pierre Michon conclude il racconto con una pagina straordinaria che non si vorrebbe mai smettere di rileggere, parole magiche, allusive, evocatrici del mistero della bellezza, della creazione e dell’arte che iniziano così:
 
“Chi sarà a dire cosa è bello, e perciò vale molto tra gli uomini, o non vale niente? Sono i nostri occhi, che sono gli stessi, quelli di Vincent, del postino e i miei? Sono i nostri cuori che un niente seduce, che un niente allontana? … O voi, tele esposte a Manhattan, merci che nei vostri capricci teofanici rallegrate i dollari e così facendo vi avvicinate forse anche un poco a Dio?…”
 vangogh_autoritrattoQuelle tele di Van Gogh si avvicinano a Dio? Quei quadri dai gialli spessi e i blu sommari, che stranamente rendono le cose più chiare e più facili da capire, sono forse l’espressione di una teofania?  Secondo il pittore catalano Joan Mirò l’arte non ha il compito di descrivere il visibile, ma di cogliere nel visibile l’Invisibile. Van Gogh, artista di grande e profonda religiosità, in una sua preghiera composta nel 1876 sembra riconoscere pienamente questo compito della creazione artistica, gli uomini e gli artisti hanno bisogno di trovare un’altra luce che travalichi la bellezza del creato:
 
Mentre ammiriamo le Tue opere, quando rendiamo grazie per la bellezza della Tua creazione, non sentiamo forse come quaggiù, non possiamo trovare una consolazione sufficiente? La luce del sole e lo splendore delle stelle, Signore, non possono bastarci, abbiamo bisogno di un'altra luce, di una luce più vivida, quella dello spirito e dei sentimenti che furono del Signore Gesù, l'amore per te, per Cristo e tra noi, l'uno per l'altro, in lui, la luce di un amore che ci stringa e ci accenda nel cuore un incendio di zelo…

Pierre Michon in una pagina di Vite minuscole dice di se stesso: “Ero e continuo ad essere un ateo poco convinto.”

(fine prima parte – continua >> qui)

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leggi il mio precedente post su Vite minuscole di Pierre Michon > qui

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