Pierre Michon – Padroni e servitori (seconda parte)

di dispersioni

Goya-autoritrattoDio non ha fine, Il secondo racconto di Padroni e servitori di Pierre Michon, narra la parabola umana, sociale e artistica di Francisco Goya nella Spagna del ‘700, le sue ambizioni, la sua gioventù a Saragozza, i suoi ripetuti tentativi di affermazione sociale, prima ancora che artistici, nella capitale spagnola, i suoi viaggi in Italia, i suoi rapporti con gli altri grandi pittori che all’epoca lavoravano presso la corte di Spagna, come Tiepolo, Giaquinto, Gasparini, Mengs e Bayeu. Di quest’ultimo Goya sposerà la sorella Josefa, un matrimonio di convenienza che gli aprirà le porte della società, della corte e della fama a Madrid. E’ una donna a raccontare la storia di Goya, una maja sicuramente, che lo ha conosciuto bene nel tempo e che forse ne è stata anche l’amante.

Goya.ritratto di Francisco Bayeu Goya ritratto di Josefa Bayeu

Charles Carreau, curato di Nogeant è l’io narrante del racconto Mi voglio divertire; la breve vita minuscola è quella del pittore francese Jean-Antoine Watteau (1684 – 1721) il creatore dello stile pittorico decorativo rococò che prese il nome di “fête galante”, la cui affermazione artistica era dovuta alla committenza di ricchi mercanti e, in particolare, del ricchissimo collezionista Pierre Crozat .

Watteau autoritratto

Il curato di Nogeant, paesino dove Watteau avrebbe finito i suoi giorni, racconta quindi quanto conosce della vita e delle inquietudini del giovane pittore, delle sue opere, del suo fortissimo desiderio di creare dove “l’esasperazione di dover dipingere crebbe con quella di dover morire”. Sarà lo stesso curato a dirci di aver posato per uno dei quadri più famosi ed emblematici di Watteau: il Pierrot conosciuto come Gilles, dipinto nel 1720, poco prima della morte del pittore, l’aspetto della maschera è sconcertante, ha l’aria sbalordita, sorpresa e rassegnata e sembra guardare il vento:
 
“Il mio volto fu dipinto in due mattinate, nel tempietto glaciale di cui ho detto. Del resto, quando arrivai la tela era quasi compiuta: era un gran Pierrot con le mani penzoloni, dall’aria sbalordita.”
 
“Guardai l’oggetto. Vi vidi qualcosa di simile a un uomo dell’Ottavo Giorno, come se Dio per la stanchezza avesse dimenticato che l’uomo era già stato creato l’antivigilia, ma senza conservare per questo qui un’Eva nella manica; vi vidi il mio grugno smorto per quanto riguarda i tratti; il suo per l’ebetudine, ancor più per la sorpresa, la rassegnazione di chi ha dipinto per niente, ancora una volta… Nel parco soffiava il vento invernale, a bianche raffiche. Lui guardava il vento.”

Watteau il Pierrot detto Gilles

Il quarto e ultimo racconto è intitolato Affidati a questo segno. Michon trae spunto da un breve riferimento ad un episodio, apparentemente insignificante, che Vasari inserisce nella vita di Piero della Francesca e che vede protagonista l’oscuro e poverissimo pittore Lorentino di Arezzo, mediocre allievo di Piero, al quale un contadino regala un maiale in cambio di un quadro da dipingere in onore di San Martino.
 
Questo è il testo del Vasari:
 
Dicesi che sendo vicino a carnovale, i suoi figliuoli lo pregavano che amazzasse il porco, per essere così costume in quel paese; e non avendo Lorentino il modo, lo molestavano que' fanciulli dicendo: «Voi non avete danari, padre: come faremo a comperare il porco?». Lorentino rispondeva: «Qualche santo ci aiuterà». Per che lo replicò più volte; e non comparendo il modo, e passando la stagione, pur finalmente venne un  contadino da la Pieve a Quarto che aveva a sodisfare un boto di far dipignere la imagine di San Martino: ma non aveva altro che un porco, il quale valeva cinque lire. Trovò Lorentino e gli disse che aveva a far questa opra, e che altro assegnamento non aveva che 'l porco; per che convenutisi, gli fece il lavoro et egli a casa il porco ne menò, dicendo a'  figliuoli che San Martino lo aveva aiutato. 
 
Lorentino accetta il maiale e dipinge il quadro che nessun altro artista della città ha voluto fare. Incerto sull’opera da realizzare, a Lorentino apparirà in sogno San Martino, il santo aveva un’aria corrucciata e rimprovera Lorentino per la propria indecisione:
 
“Dio”, disse il santo,”ti ordina un quadro. E tu osi mercanteggiare”
“Quelli che tu chiami i tuoi maestri, chi credi che fosse il loro committente?”
 
Proprio da quel semplice incarico ricevuto da un umile contadino Lorentino riuscirà a creare il suo capolavoro.
 
Non si sa quali tratti diede a San Martino, quali al mendicante. Ma fu quello che si definisce un capolavoro, alla sua maniera, da piccolo maestro o da maestro. Era forse la cosa più bella che con i colori e con le linee fosse mai stata fatta da mano d’uomo sulla terra…
 
Un capolavoro che però resterà sconosciuto a tutti e destinato all’oblio, sistemato nella sagrestia di una anonima, povera chiesetta di campagna non lontana dalla ventosa Verna toscana.
 
Era forse la cosa più bella che fosse stata fatta sulla terra. Quell’opera sconosciuta a Vasari rimase a lungo in sagrestia. Vasari morì.

Pierre Michon -

Il racconto Affidati a questo segno è una riflessione sul linguaggio simbolico dell’arte che apre non solo all’estetica ma anche a veri e propri luoghi teologici, facendo presentire “altre luci non terrestri che riempiono lo spazio celeste” secondo una bella espressione di Pavel Florenskij.
 
Pierre Michon ha soffermato la propria riflessione su una visione dell’arte occidentale profondamente intrecciata con il mistero dell’Assoluto, d’altronde per secoli gli artisti hanno intinto il pennello nel simbolismo della fede e della sacra scrittura. In un libro intervista Michon proclama la metonimia delle rappresentazioni artistiche che mantengono al proprio centro l’incarnazione del Cristo:
 
On a dit que la grande peinture d’Occident était tout entière placée sous le signe de l’incarnation du Christ. Le grand sujet, c’est la Passion, la Nativité, surtout la Cène sans doute, cette grande chose communautaire. Tous les autres ne sont que des métonymies de ce sujet-là. Pour nous, le modèle même de l’incarnation du Verbe, c’est-à-dire aussi bien du Verbe écrit que du Verbe divin qu’on fantasmait jadis, c’est le Christ.
L’incarnation peut être aussi celles des grosses femmes pleines de chair comme dans Rubens, mais ce sont toujours des femmes qui apparaissaent comme tangentiellement à des christs peints, invisibles. C’est le grand art catolique. Alors, la peinture pour moi, c’est du pain bénit!(Da: Le roi vient quand il veut – Propos sur la littérature, di Pierre Michon, Albin Michel)
 
Rileggo queste righe e osservo il Pierrot di Watteau: Lui guardava il vento.
 

(Fine – la prima parte di questo post  è > qui )
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– Il libro Padroni e servitori di Pierre Michon è stato pubblicato in italiano da Guanda ed è fuori catalogo da anni.

Le opere di Goya > qui

– Le opere di Watteau > qui

Van Gogh, i ritratti della famiglia Roulin e altre opere > qui

– Leggi il mio precedente post sul libro Vite minuscole di Pierre Michon, con un approfondimento su Michon > qui

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