I fantasmi delle biblioteche di Jacques Bonnet

di dispersioni

I fantasmi delle biblioteche
I fantasmi delle biblioteche di Jacques Bonnet (Sellerio) è una incantevole, colta ed erudita dichiarazione d’amore per i libri e la lettura. Mi affretto ad affermare, però, che la lettura di questo libro ha delle forti restrizioni, è adatto solo ad un selezionato pubblico di bibliomani curiosi e di lettori compulsivi, per tutti gli altri si rivelerebbe un acquisto del tutto inutile.
 
Chi sono i bibliomani? Secondo Bonnet il termine generico bibliomane nasconde realtà diversissime che possono essere divise in due gruppi principali: i collezionisti, che si dividono a loro volta in specialisti ed accaparratori, ed i lettori insaziabili. Caratteristica dei lettori insaziabili, veri destinatari del volume, è la curiosità: “Ma la curiosità non ha limiti, è senza confini. Si nutre di se stessa, non si accontenta mai di ciò che trova, va sempre avanti e si spegne solo col nostro ultimo respiro” (p.35)
 
Il libro di Jacques Bonnet si apre con una citazione dello scrittore romantico Charles Nodier che esprime l’intento ed anche la quintessenza del suo breve saggio “Dopo il piacere di possedere i libri, nessun altro eguaglia quello di parlarne”. E l’autore tiene fede a questa premessa.  
 
In poco più di centoquaranta pagine il volume racchiude un trattato sull’arte di vivere con molti libri dove, attraverso una ricca e raffinata selezione di esperienze, citazioni ed apologhi, ci viene raccontato cos’è e come nasce l’amore per la lettura ed libri, e di come questi ultimi vengono cercati, scovati, inseguiti, elencati, trovati,  selezionati, ordinati e letti ovviamente.
 
E’ estremamente piacevole per il bibliomane insaziabile la lettura di queste pagine, oltretutto Bonnet tratta l’argomento con leggerezza ed umorismo dimostrando sempre una profonda cultura, grande esperienza e neppure un’ombra di pedanteria. 
 
Il libro è poi di grande interesse anche per i numerosi riferimenti a scrittori e libri poco o per niente conosciuti o tradotti, primo tra tanti, quello che più mi ha incuriosito, è  il più volte citato La casa de papel dello scrittore argentino Carlos Marìa Domìnguez, un libro che una apposita nota nel testo ci informa che è in corso di pubblicazione presso la stessa editoriale Sellerio (bene, attendo con pazienza!).
 
Chiuso il volume I fantasmi delle biblioteche sono rimasto particolarmente colpito da una affermazione posta nell'ultimo capitolo, quello sul destino delle biblioteche, dove Bonnet perentoriamente scrive: "In ogni caso le biblioteche private alla morte del loro 'organizzatore' di solito spariscono".

Il giorno seguente mi è capitato di leggere un bel corsivo del giornalista estremegno Alonso de la Torre dedicato – coincidenza! – proprio ai libri, alle biblioteche e al loro destino. Trovo sempre molto interessanti le coincidenze. Nell’articolo uscito sul quotidiano spagnolo Hoy e intitolato ¿Què serà de mis libros? (Che ne sarà dei miei libri?) il giornalista scrive:

Quello che più mi preoccupa dei miei libri è domandarmi cosa ne sarà di loro. Li guardo, riempiono scaffali e scaffali, molti di loro mi hanno accompagnato da quando avevo meno di vent’anni, e mi preoccupa il loro futuro. Che cosa ci farà con loro mio figlio? Quanto tempo ci metterà una normale suocera a stufarsene? Li venderanno a peso? Li butteranno direttamente nella spazzatura? Alimenteranno un fuoco in un villino con caminetto? Che senso avrà la mia biblioteca fra 30 anni?”

Rabbrividisco al pensiero. Quale sarà il destino della mia biblioteca?
 

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