Anni di guerra di Vasilij Grossman, per immagini (prima parte)

di dispersioni

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Ho potuto leggere i racconti e le corrispondenze di guerra di Vasilij Grossman nell’edizione pubblicata in spagnolo dalla casa editrice Galaxia Gutenberg. Il volume, uscito nel 2009 e intitolato Años de guerra (Anni di guerra), conta ben 630 pagine e comprende, tra l’altro, anche racconti importanti come El pueblo es inmortal (Il popolo è immortale), El eje de la fuerza principal, (L’asse di tensione principale) una delle più celebri corrispondenze di guerra mai scritte, e lo straordinario L’inferno di Treblinka, recentemente ripubblicato in italiano da Adelphi.
 
Vasilij Grossman è stato al seguito dell’Armata Rossa raccontandone le gesta dall’offensiva di Stalingrado fino alla presa di Berlino, ed è stato il primo corrispondente di guerra a conoscere la realtà dei campi di sterminio nazisti e il destino del popolo ebraico nei territori occupati dai tedeschi, soffrendo la morte della sua stessa madre per mano della cieca furia antisemita nazista.

                                                                        Vasilij Grossman 

Gli anni di guerra sono stati per Grossman una grande occasione di conoscenza della realtà sovietica e degli uomini che l’hanno vissuta, sono stati gli anni in cui ha maturato il suo particolare punto di vista sulla guerra, sul comunismo, sul fascismo, sulla libertà del popolo russo, prendendo coscienza delle proprie radici ebraiche.
 
Tutto quanto osservato e scritto in questi anni di guerra è servito a Grossman per gettare le fondamenta dei suoi grandi romanzi successivi, innanzitutto il suo capolavoro: Vita e destino.
 
Ma come raccontare Años de guerra, un libro che innanzitutto documenta cosa sia stata la seconda guerra mondiale dalla parte russa? Per immagini, con fotografie. Così ho provato ad accompagnare alcune pagine, alcuni passaggi dei racconti di Años de guerra con fotografie dell’epoca (e non) che ho selezionato. Laddove necessario,
ho fatto riferimento anche ad altre opere di e su Grossman.
 
Trovo il risultato interessante e quindi lo propongo all’attenzione del mio benigno lettore. Necessariamente devo dividere questo post in due parti. 

“Vedeva Rodimtsev, con il collo un pò allungato, imitare Ignatiev e guardare anche lui nella stessa direzione.
 – Tedeschi in vista, compagno brigadiere! – gridò con voce serena Rodimtesev.” (da El pueblo es inmortal, pag. 106)

Questo importante racconto lungo di Grossman apparve a puntate nell’estate del 1942 sul giornale “Stella Rossa” proprio durante la ritirata sovietica; per approfondimenti si veda la fondamentale biografia di Grossman scritta da John e Carol Garrard, Le ossa di Berdicev, ed. Marietti, pag. 220)
 
 “Una nutrita scarica di fucileria raggiunse i motociclisti. Un giovane tedesco, che venne fuori da sotto la sua moto capovolta zoppicando per qualche ferita o per la caduta, alzò le mani. La sparatoria cessò. Il tedesco, con la divisa a pezzi e una espressione di dolore e terrore nella sua faccia sporca e piena di graffi, alzava e alzava verso l’alto le sue braccia, come se volesse raccogliere una mela da un ramo molto alto.” (El pueblo es inmortal, pag. 108)
 

 Immagine della ritirata sovietica in Ucraina nel 1941
 


In questa foto ho voluto riconoscere il volto gioviale di Semion Ignatiev, un soldato forte, coraggioso, eroico, prototipo del vero soldato russo.  Ignatiev  è un personaggio importante del racconto El pueblo es inmortal, dove si racconta della ritirata sovietica. Ecco come Grossman lo introduce:
 
“Semion Ignatiev divenne celebre appena entrato nella compagnia. Tutti conoscevano quest’uomo sorridente, forte, instancabile. Era un magnifico lavoratore e maneggiava qualsiasi attrezzo come un musicista il suo strumento: con agilità e destrezza. Era dotato di una sorprendente capacità di lavorare con tanta scioltezza e soddisfazione che a chiunque lo avesse osservato solo un po’ gli veniva voglia di prendere l’ascia, la sega o la pala e di mettersi a fare ugualmente bene e con la stessa facilità quello che faceva Semion Ignatiev.”

 

L’ufficiale che guida un assalto in questa famosa foto scattata in Ucraina nel 1941, riprodotta anche sulla copertina del volume, è per me Bogariov, il protagonista del racconto El pueblo es inmortal. Bogariov è un commissario politico che, nel dramma della ritirata sovietica, è costretto a prendere il comando di un battaglione. Bogariov, come il soldato Ignatiev, sono tra i primi personaggi creati da Grossman capaci di incantare e affascinare il lettore e di rimanere impressi nella memoria a lungo.
 
“Inspirò l’aria con forza nei polmoni e gridò: – Compagni, avanti! – E nessun uomo rimase steso sulla terra amata e tiepida. Bogariov correva davanti a tutti. Un sentimento sconosciuto lo riempiva: con il suo impeto trascinava i combattenti, e questi, a loro volta, uniti a lui in un tutt’uno, eterno e indissolubile, sembrava che lo spingessero in avanti. Bogariov udiva il loro respiro, sentiva il battito ardente e veloce dei loro cuori. Era il popolo che riconquistava la sua libertà. (El pueblo es inmortal, pag. 201)

 

“Nella zona di Stalingrado, i tedeschi operavano con cento reggimenti di artiglieria. A volte organizzavano attacchi improvvisi, di notte effettuavano un fuoco metodico spossante e, contemporaneamente entravano in azione le batterie di mortai. Questo era l’asse della forza principale. (El eje de la fuerza principal, pag. 326)
 
Il racconto El eje de la fuerza principal è la storia della mitica divisione siberiana del colonnello Gurtev ed è il più famoso scritto di Grossman su Stalingrado apparso sulla prima pagina di “Stella rossa” e poi, per ordine diretto di Stalin, sulla “Pravda”. Scrivono John e Carol Garrard nella biografia di Grossman:
 
“La ripubblicazione sulla Pavda rappresentava la massima investitura ufficiale che portò il nome di Grossman all’attenzione dell’intero Paese, benché la sua fama fosse ampiamente diffusa. La sua frase ‘L’eroismo era diventato un fatto quotidiano’ venne ben presto usata da tutti per descrivere la guerra”. (Le ossa di Berdicev, pag. 227)
 
“L’eroismo divenne come un abito, divenne lo stile della divisione e dei suoi uomini, l’eroismo era diventato un fatto quotidiano, divenne una abitudine di tutti i giorni.”(El eje de la fuerza principal, pag. 331)
 

Atti estremi di eroismo estremo si verificano in tutta la città assediata. Nella foto il sergente Pavlov che con un plotone di soldati resistette per mesi ai nazisti asserragliato in una casa di Stalingrado. La casa prese il nome di “casa di Pavlov”.
 
“Oggi, per esempio, si sono presentati due soldati che per quattordici giorni hanno combattuto in un edificio circondato dalla casa dei tedeschi.” (La batalla de Stalingrado, pag. 288)
 
“Ricordai lo zappatore Brizin, un uomo coraggioso, bruno, dalla bravura unica e che lottò da solo contro venti in una casa vuota di due piani.” (El ejercito de Stalingrado, pag. 360)

 

 
Nella foto il cecchino Vasily Grigoryevich Zaitsev: 242 nazisti uccisi a Stalingrado.
 

Il racconto Con los ojos de Chejov è interamente dedicato ad un tiratore scelto sovietico che durante l’assedio di Stalingrado divenne un “implacabile cacciatore di tedeschi”.
 
“Dopo un minuto apparve dallo stesso angolo un altro tedesco; aveva in mano un binocolo. Chejov premette il grilletto. Dopo ne apparve un altro, che voleva avvicinarsi a quello del secchio, però non potette raggiungerlo.
– Tre -, disse Chejov e si tranquillizzò.” (Con los ojos de Chejov, pag 314)
 
“Zaitsev è un uomo silenzioso, di lui nella divisione si dice: ‘Il nostro Zaitsev è un uomo colto e modesto: ha già ammazzato duecentoventicinque tedeschi.” (El ejercito de Stalingrado, pag. 356)

 
La foto ritrae i tre capi militari sovietici della difesa di Stalingrado, da sinistra Krilov, Chuikov e Gurov.
 
“Il capo dell’esercito, Chuikov, il componente del consiglio militare, Gurov, e il capo di Sato Maggiore, Krilov, furono non solo il cervello delle operazioni, ma anche il fulcro spirituale della difesa di Stalingrado.” (El consejo militar, pag. 344)
 Ma tra i capi della resistenza militare ai nazisti a Stalingrado c’era anche Nikita Kruschov; nella foto, scattata durante l’assedio, nel 1942, è il primo da sinistra. Grossman non nominerà mai Kruschov nelle sue cronache diffuse in centinaia di migliaia di copie dai giornali militari, nonostante che lo avesse conosciuto e lo incontrasse con frequenza nella Stalingrado assediata.
 
Hanno scritto in proposito John e Carol Garrard:
 
“Grossman non aveva capito che Kruschov covava ancora rancore per quei giorni di Stalingrado, quando aveva atteso invano e con crescente irritazione che Grossman, il grande cronista della battaglia, lo intervistasse in qualità di Commissario in capo del Partito per l’intero teatro delle operazioni. A peggiorare ancora le cose, aggiungendo al danno la beffa, ci pensò il malvagio e superficiale Commissario Getmanov di Vita e Destino, che presentava una straordinaria somiglianza con Krusciov… (Le ossa di Berdicev, pag. 360)
 
E’ probabile che buona parte dei problemi che Grossman e i suoi libri hanno avuto successivamente sono dovuti all’astio che Kruschov avrà mantenuto nei suoi confronti, ma occorre anche riconoscere che forse Kruschev ha protetto in qualche modo Grossman che, a differenza della totalità dei dissidenti e degli scrittori non allineati degli anni ’50 e ’60, non conobbe mai né arresti nè manicomi.
 
 
(fine prima parte)

La seconda parte è >> qui

 

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