Anni di guerra di Vasilij Grossman, per immagini (seconda parte)

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Seconda parte di Anni di guerra per immagini, post dedicato ai racconti e alle corrispondenze di guerra di Vasilij Grossman (edizione in spagnolo intitolata Años de guerra). La prima parte è  >> qui.
 
 
 
 Il fotografo russo Georgii Zelma tra le rovine di Stalingrado nel 1943.
 
 
 “Il fucile anticarro ricorda una vecchia spingarda. E’ voluminoso e pesante lo stesso; per maneggiarlo sono necessari due combattenti, il primo e il secondo di ausilio. Durante la marcia, il primo porta il fucile e il secondo le pesanti cartucce perforanti (simili ai proiettili dei cannoni di piccolo calibro), nel numero di trenta, un fucile da cinque colpi con cento cartucce, due granate anticarro e, come è naturale, fodero e borsa.” (da Alma del soldado rojo, pag. 262)
 
“… verso di noi si avvicinavano quattro carrarmati. Li lasciai avvicinare e ne puntai uno con il mirino del mio fucile. Il carrarmato avanzava con prudenza, come se annusasse una traccia. ‘Si, si’ – pensai -, ‘annusa, annusa pure’. Era vicino, lo vedevo intero. E allora gli sparai il primo colpo. Lo sparo del fucile anticarro è tremendo, produce un gran fragore ma poco rinculo. Sentii solo un leggero contraccolpo, minore di quello di un fucile normale.” (da Alma del soldado rojo, pag. 271)
 
 
In Ucraina e Bielorussia, tra il ’42 e il ’43 i tedeschi incontrano la resistenza dei partigiani sovietici.
 
 

 Nelle foto in alto una banda di partigiani russi e ucraini e, in basso, una banda di partigiani ebrei.
 
“Interi distretti stavano nelle mani dei guerriglieri. I tedeschi evitavano di circolare per le strade principali perché sapevano che queste erano controllate dai guerriglieri.” (da Ucraina, pag. 441)
 

Nei territori russi occupati dai nazisti iniziarono da subito le persecuzioni e gli eccidi di massa degli ebrei.
 
 
 
In alto, soldati russi prigionieri dei tedeschi nel 1941. Sul petto veniva loro tatuato un numero identificativo. Dopo l’offensiva russa questi prigionieri non vennero liberati ma trasferiti direttamente nei campi di concentramento sovietici in quanto considerati traditori.
 
 
Partigiani sovietici impiccati dai tedeschi. Grossman negli appunti di viaggio intitolati La borsa di Boruisk, sull’offensiva russa del ’43 in Bielorussia, racconta di un ufficiale tedesco catturato. Quando i soldati lo perquisiscono, nelle sue tasche trovano delle orribili foto ricordo.
 
“Un comandante di reggimento con sette decorazioni, assassino con gli occhi azzurri e labbra rosee da ragazza graziosa, conservava nel suo portafogli una serie di fotografie orribili: una di queste mostrava un guerrigliero sulla forca e una donna che stringeva sul suo petto i piedi del morto. ‘Questo è stato in Polonia’, ci disse il tedesco, come se il banditismo praticato in Polonia non meritasse un castigo. ‘E allora perché è stato appeso al corpo dell’impiccato un cartello in russo che dice Cosi si puniscono i guerriglieri?’.”
 
L’inverno 1942 – 1943 a Stalingrado. “Grossman riporta che i soldati russi erano in grado di dormire all’aperto con temperature di 35 gradi sotto lo zero, per poi essere grado di levarsi all’alba e attaccare le posizioni nemiche. I soldati tedeschi combatterono duro e mantennero la disciplina, ma cominciarono a perdere la fiducia in se stessi.” (da Le ossa di Berdicev, pag. 218)
 

L’offensiva sovietica del 1943. “Corpi di soldati schiacciati come tubetti di dentifricio” Riporto questa efficace descrizione fatta da Grossman e reperita in un blog per commentare la foto qui in alto. Non sono riuscito fino ad oggi ad individuare l’opera da cui proviene.
 
Il maresciallo tedesco Von Paulus (nella foto secondo da sinistra) prigioniero dei russi  nel gennaio 1943. In una delle più belle pagine di Vita e destino, Grossman racconta la cattura di Von Paulus. Nel romanzo il tenente colonnello Mijailov e un autista osservano il maresciallo tedesco che, silenzioso, non lasciava capire cosa pensasse o cosa guardasse con i suoi occhi “e neppure cosa questi comunicavano nel profondo dove vive il cuore dell’uomo.”
 
Paulus all’improvviso dice: “Sagen Sie bitte, was ist es, majorka”, “ditemi per favore, che cos’è la majorka?” (la majorka è del tabacco da fumare). Scrive Grossman: “Allora quella inattesa domanda non aiutò Mijailov a capire quali erano i pensieri di Paulus. Al maresciallo lo preoccupava sapere se avrebbe mangiato una zuppa calda ogni giorno, se poteva dormire in una abitazione riscaldata e se avrebbe avuto da fumare.” (da Vida y destino, cap. 48)
 
Sono convinto che Grossman abbia tenuto presente questa foto quando ha scritto queste righe. Paulus ha proprio un aspetto ammutolito, pensieroso, enigmatico e perplesso. Certamente i suoi pensieri erano rivolti, molto umanamente, alle condizioni di vita del suo immediato futuro.


 

L’immenso memoriale di Volgograd dedicato alla battaglia di Stalingrado. Volgograd è l’attuale nome di Stalingrado. All’interno ed all’esterno del memoriale sono scolpite le parole di Vasilij Grossman:
 
“Un uragano d’acciaio li colpiva in viso, ma continuavano ad avanzare. Un terrore superstizioso si impadronì del nemico: erano degli uomini questi che attaccavano? Erano mortali?”
 
“Si, i siberiani erano semplici mortali e pochi di loro sopravvissero, ma fecero il proprio dovere!”
 
La famiglia della mia amica russa Elena è originaria di Stalingrado; mi ha raccontato di aver visitato il grande memoriale dedicato alla battaglia e di essersi commossa come tanti alla lettura delle parole scolpite all’esterno e all’interno del gigantesco edificio. Non sapeva che quelle parole sono state scritte da Vasilij Grossman nel famoso racconto L’asse di tensione principale pubblicato il 20 novembre del 1942 e letto con orgoglio e speranza da centinaia di migliaia di uomini, donne e combattenti della sterminata Russia in guerra.
 
Ma nel grande memoriale di Volgograd il nome di Grossman non compare da nessuna parte.
 
Grossman negli anni di guerra

Grossman negli anni di guerra
 

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Copertine di edizioni del 1944 di corrispondenze e racconti di guerra di Grossman
 

(fine)

I testi tratti da Años de guerra sono una mia traduzione dallo spagnolo, mi scuso per eventuali imperfezioni

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