Pericle il nero di Nicola Calàta (Giuseppe Ferrandino)

di dispersioni

pericle il nero
La storia di copertina dell’ultimo Domenicale del Sole 24 ore è dedicata al fenomeno degli scrittori meteore santificati subito dalla critica letteraria dei giornali ma poi prontamente ridimensionati e piombati nell’oblio. I casi riportati dall’articolo di Stefano Salis sono numerosi: chi ricorda oggi Le mille Luci di New York  di McIrney, Boccalone di Enrico Palandri o L’amore molesto di Elena Ferrante? (di questo libro io ricordo il film angosciante che ne è stato tratto!) Eppure le pagine culturali e le case editrici presentavano questi libri e questi scrittori come autentiche e straordinarie rivelazioni della letteratura.
 
Nel suo articolo Salis cita in particolare due libri Adelphi che furono protagonisti di una stagione culturale dove, anche io ricordo bene, non si parlava d’altro: La variante Luneburg di Paolo Mauresig e Pericle il nero di Giuseppe Ferrandino.  Ho letto il primo libro dopo qualche anno da quell’incredibile battage pubblicitario solo per disperazione (tutti ne parlavano!) e perché pervenutomi gratis (non l’avrei mai comprato); per fortuna era breve e quindi mi ha rubato solo una serata dalla quale è uscito stabilmente collocato tra i libri dimenticabili.
 
Il secondo libro “promettente esordio di Giuseppe Ferrandino” è un giallo-nero-thriller-horror criminale tutto napoletano che, per insondabile coincidenza, ho incrociato e letto proprio il giorno dopo l’uscita dell’articolo del Domenicale, complice una bancarella di libri di occasione. Però, prima di continuare sul libro di Ferrandino, ti accompagno, mio paziente e curioso lettore, in una breve e spero interessante digressione sulle bancarelle di libri a Napoli, argomento che meriterebbe in futuro uno speciale post di approfondimento.
 
Inizio col dire che Napoli è il paradiso delle bancarelle di libri e delle librerie specializzate in libri d’occasione. Secondo la mia esperienza, i viaggi fatti, tenuto conto delle mie competenze linguistiche e degli acquisti compiuti, credo che solo Parigi sia confrontabile con Napoli in termini di ricchezza di opportunità e qualità dei prodotti disponibili (ma certamente non per assortimento e quantità). Già a Madrid le cose cambiano, le bancarelle di cuesta de Moyano non mi entusiasmano tanto. A Roma e Milano c’è qualcosina, che mi risulti, ma i cacciatori di libri romani il sabato e la domenica li ho sorpresi spesso a frugare qui a Port’Alba…

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Recentemente ho scoperto, leggendo Un bellissimo cadavere barocco  (Tullio Pironti editore) dello  scrittore e poeta  valenciano Josep Piera (uno straordinario libro-esperienza su Napoli purtroppo oggi dimenticato), che il commercio di libri d’occasione ha radici antichissime a Napoli. Piera racconta di un catalogo di codici medievali dove al titolo di un libro in catalano seguiva una nota che riportava queste parole:
 
“Io, Pere Blesa di Valencia, vassallo del glorioso re Alfonso d’Aragona, comprai questo libro ai banchi di Napoli in mano di un mediatore il 15 del mese di gennaio dell’anno MCCCCLXIII …”.
 
Nel 1463 a Napoli si acquistava già ai banchi di libri, proprio come ancora faccio io!
 
Josep Piera così continua:
 
“Ed è questa meravigliosa fusione confusa di  passato-presente la cosa che più mi interessa. Perché a Napoli (ahimè!) passati splendori non mancano di certo; è il futuro invece a non essere per nulla chiaro.”
 
Torniamo ora a Pericle il nero e alla bancarella dove lunedì scorso ne ho adocchiato il titolo. A sorprendermi sul momento sono tre fatti: la coincidenza con la lettura dell’articolo del Domenicale avvenuta il giorno precedente, l’edizione del volume che non era Adelphi ma Metrolibri Granata Press e il nome dell’autore che non risultava essere Giuseppe Ferrandino ma tale Nicola Calàta.
 
Il mistero andava senza dubbio risolto. Sborsato 1 euro (si un euro!) per questo libro impeccabilmente nuovo, mi precipito ad interrogare la rete. Ebbene risulta che mi sono imbattuto nella prima edizione di Pericle il nero uscita con lo pseudonimo di Nicola Calàta nelle poi fallite edizioni Granata Press di Bologna, con data di stampa maggio 1993, insomma l’edizione è quella precedente alla clamorosa scoperta Adelphi di Ferrandino.
 
Non c’è che dire, un buon affare, non ce ne saranno molte in giro di copie di questa edizione del famoso (all’epoca) racconto, magari tra le mani ho una rarità bibliografica di inestimabile valore avuta in cambio di un solo euro.
 
La sera stessa dell’acquisto, messo da parte un bel volume di racconti dello scrittore spagnolo Juan Eduardo Zúñiga, misteriosamente e profeticamente intitolato Brillan monedas oxidadas, mi immergo nella lettura della primissima edizione di questo Pericle il nero. Come La variante Luneburg di Paolo Mauresig, letto anni orsono, anche questo di Ferrandino è  un libro breve e riesco a leggerlo tutto nella stessa serata; ora vorrei solo riuscire a dimenticarlo in fretta.

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