Un libro ciofeca: L’energia del vuoto di Bruno Arpaia

di dispersioni

Quando si cade in una delle trappole dell’industria editoriale e capita di acquistare e leggere un libro ciofeca (*) si cerca di darne poi la colpa a qualcuno, ma la colpa è sempre e solo del lettore, perchè è stato disattento, avrebbe dovuto capire. Resta comunque il fatto che i 16,50 euretti di questo libro li ho sborsati e nessuno me li restituirà mai.
 
Se proprio voglio un responsabile questo è il Domenicale del Sole, si proprio il benemerito Domenicale, che ha pubblicato il 10 luglio scorso un articolo di Bruno Arpaia che mi aveva proprio colpito, intitolato “Non due ma mille culture”. Nell’articolo vedevo un buon ragionamento, ottime argomentazioni, qualche citazione ad effetto, addirittura una critica al rapporto tra Italo Calvino e la scienza, colti riferimenti a Charles Percy Snow e alle “due culture” e, a chiusura, una bella citazione di Primo Levi, una di quelle che ti lasciano pensieroso.
 
A questo punto, tramortito da tanti effetti speciali, mi sono detto: beh! se questo Arpaia sembra aver capito tanto sull’argomento allora il suo libro L’energia del vuoto potrebbe essere interessante, l’argomento da tempo mi interessa (fisica, particelle, stringhe, cosmologia  ecc.) e poi oltretutto ha corso anche per un famoso premio letterario e si è ben classificato. E così l’ho comprato, me meschino!
 
Devo dire, però, che qualche recensione su questo parallelepipedo di carta (neppure riciclata) mi era capitata di leggerla, ma non erano negative (forse i recensori erano amici di Arpaia, chissà), certo erano vaghe, certo è anche che questi recensori non hanno detto tutta la verità.
 
In giro, nei blog, invece non sono stati teneri con  la ciofeca. Sarebbe bastato leggerli prima questi blog e ora mi ritroverei i 16,50 euro ancora nelle mie tasche. Sì, ho sbagliato, sono pentito e contrito, prometto di non farlo più, di non comprare più libri di presunti scrittori italiani contemporanei troppo montati dalle interessate case editrici e sostenuti da critici ipocriti e malevoli (nei confronti dei lettori) poi pubblicati da giornali complici.
arpaia domenicaleVa bene, finite le lamentele di rito e completato il mio legittimo sfogo, entriamo nel merito.
 
Ma come si può credere di fare qualche lettura di libri di divulgazione scientifica e poi riassumerli in un racconto ricorrendo ad espedienti come quello della giornalista ignorante o delle lezioni del professore? Come si può credere di trasformare poi il tutto in letteratura e di aver così contribuito alla fusione delle “due culture” quella scientifica e quella umanistica, o delle altre mille che si vuole?
 
Ma no! Questo è solo un giallo, non si pretende tanto. Sarà un giallo, ma si arriva a tre quarti del libro e ancora non si capisce da chi stanno scappando padre e figlio (quando poi lo si scopre verrebbe voglia di inseguire Arpaia con un machete per fargliela pagare!).
 
I terroristi, poi, sono ridicoli e, come ha osservato un perspicace blogger, “fanno meno paura dei terroristi di Checco Zalone”. La proditoria, repentina e immotivata storia della torre Eiffel che cade per le bombe dei terroristi non riesco a definirla in qualche modo, ci rinuncio.
 
Trama sciatta, confusa, frettolosa, fastidiosa, lingua disastrosa, metafore banali, aggettivazioni adolescenziali, ricorso furbesco al mezzo-erotismo accattivante, finale inconsistente, libro più adatto all’ombrellone che alla biblioteca ecc. questo è quanto hanno scritto, a piena ragione, in diversi blog su questo libro.
 
Aggiungo personalmente di essere rimasto interdetto nel trovarmi a leggere espressioni del tipo “ammandriarono”, “Happy Birthday stonato e riluttante”, “lessandogli i coglioni”, “restò imprugnito” e poi veramente annoiato dei continui “Okay? Okay” e dell’insopportabile “tirati su i calzoni” che, al colmo della disperazione, il lettore si ritrova quali ultime parole del libro.
 
Ma come è possibile che questo volume sia entrato nella cinquina del premio Strega, classificandosi addirittura al terzo posto?
Francesco Ongaro LMa non finisco qui. Mi sento in obbligo di  segnalare che esistono scrittori italiani veramente capaci di fare letteratura trattando argomenti scientifici con risultati di alto livello, fondendo per davvero insieme conoscenza e cultura scientifica con l’ invenzione letteraria.  Francesco Ongaro, un fisico, è uno di questi. Basta leggere il suo romanzo L’uomo che cambiò i cieli per rifarsi dal disgusto de L’energia del vuoto di Bruno Arpaia.
 
Certo, il libro è stato pubblicato da una casa editrice semisconosciuta (Cairo editore), non ha partecipato a nessun premio di rilevanza, l’autore non può contare su uno stuolo di amici-complici recensori, non scrive su giornali importanti e si limita solo a fare l’insegnante in Franciacorta. Ma la lettura di questo suo libro, una narrazione storica veramente splendida e ben fatta, farà conoscere da vicino al fortunato lettore, attraverso lo sguardo della Letteratura, il grande astronomo danese Tycho Brahe, la rivoluzione copernicana e la passione per l’osservazione astronomica alla ricerca dei segreti dell’universo.
 

(*)  Sul significato del termine “ciofeca” rinvio a questa celeberrima scena del film I due marescialli di Sergio Corbucci (1962) >> video youtube qui

– L’articolo di Arpaia Non due ma mille culture dal Domenicale >> qui

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