Orizzonte perduto. La leggenda di Shangri-La

di dispersioni

Nella lontana epoca d’oro della televisione, quella del grande Ettore Bernabei, quando avevamo solo uno o due canali, quando la programmazione era indenne da sciocchezze e volgarità e ricca di qualità, tanta qualità da aver influenzato le coscienze, l’immaginario e la cultura di almeno due generazioni di connazionali, anche le scelte cinematografiche proposte in quegli anni erano straordinarie.
 
Nell’unica prima serata della settimana destinata al cinema (giorno atteso sempre con ingenua trepidazione), ottenuto dai miei genitori il permesso speciale di oltrepassare la soglia oraria di Carosello (le Colonne d’Ercole della mia gioventù!), potevo assistere a tanti bellissimi film divenuti poi indimenticabili per me. Uno di questi è Orizzonte perduto di Frank Capra.
 
E’ stato Colin Thubron in una pagina del suo volume sul pellegrinaggio al monte Kailash in Tibet (vedi il post del 9 ottobre scorso) a ricordarmi questo film e il libro dello scrittore inglese James Hilton dal quale ha origine. Libro e film che hanno contribuito, insieme ai resoconti dei viaggiatori che dal XVIII secolo in poi hanno raccontato il Tibet, a creare l’utopia mitica tibetana di un luogo lontano, misterioso e irraggiungibile, di puro desiderio umano e di grande e profonda spiritualità.
 
Nel libro Orizzonte perduto di James Hilton (ed. Sellerio) scritto nel 1933 e nel film di Frank Capra, uscito nel 1937, la leggenda prende il nome di Shangri-La, una valle mitica, nascosta tra le più alte vette dell’Himalaya, dove una comunità felice, governata da monaci saggi e veggenti, tenta con le armi della cultura, della sapienza e della moderazione di salvare il mondo dalla sua autodistruzione, riuscendo addirittura a sconfiggere il trascorrere del tempo.
Orizzonte perdutoIl film di Frank Capra visto da ragazzino mi provocò una profonda impressione, non l’ho mai dimenticato, e quando Colin Thubron ne ha scritto, non ho perso tempo, rapidamente ho cercato e letto il libro poi, con grande emozione, ho rivisto il film.
 
Rispetto al libro, il film di Frank Capra presenta numerose variazioni nella storia e nei personaggi, ma tuttavia  riesce straordinariamente a convincere lo spettatore che ha appena terminato di leggere la storia; sceneggiatore e regista hanno realizzato un’opera cinematografica complementare ma perfettamente integrata nel racconto del libro. Risultato questo davvero sorprendente.
 
In Orizzonte perduto il personaggio centrale è Robert Conway, interpretato nel film da Ronald Colman, splendida figura di diplomatico, intellettuale poliglotta e coltissimo, ex militare passato attraverso gli orrori delle trincee della Grande Guerra, deluso e disincantato spettatore del mondo e della vita, uomo d’azione carismatico, affascinante, perfetto destinatario dell’utopia della felicità di Shangri-La, utopia che tuttavia tradirà ma che poi disperatamente cercherà di nuovo di raggiungere e riconquistare.
 
Il film si conclude a Londra, dove ai funzionari del ministero degli esteri britannico giungono confuse notizie di Robert Conway dalla lontana Cina, della sua sparizione e dei suoi folli e disperati tentativi di ricerca tra le montagne dell’Himalaya di una valle perduta e magica chiamata Shangri-La, un luogo fantastico che forse Conway finalmente riuscirà a raggiungere.
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