James Hillman (1926-2011) – Morire è l’essenza della vita

di dispersioni

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Com'è morire?

«Uno svuotamento. Si comincia svuotandosi. Ma, si potrebbe chiedere, che cos'è o dov'è il vuoto? Il vuoto è nella perdita. E che cosa si perde? Io non ho “perso” nel senso comune di “perdere”. Non c'è perdita in quel senso. C'è la fine dell'ambizione. La fine di ciò che si chiede a se stessi. E' molto importante. Non si chiede più niente a se stessi. Si comincia a svuotarsi degli obblighi e dei vincoli, delle necessità che si pensavano importanti. E quando queste cose cominciano a sparire, resta un'enorme quantità di tempo. E poi scivola via anche il tempo. E si vive senza tempo. Che ore sono? Le nove e mezza. Di mattina o di sera? Non lo so».

E' una condizione perseguita dai mistici.
«Oh sì, dall'induismo per esempio, gli induisti ne scrivono. Ma in questo caso è tutto unwillkürlich, involontario. E' accidentale».

Testo tratto dall’ultima intervista a James Hillman prima della sua morte avvenuta il 27 ottobre (a cura di Silvia Ronchey) da Tuttolibri del 29 ottobre>> qui il testo completo
 
– Si legga anche: Addio a Hillman così si muore da filosofo antico di Silvia Ronchey da La Stampa del 28 ottobre >> qui
 

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