Midnight in Paris un film da vedere e rivedere

di dispersioni

Terminata la proiezione avevo già deciso di non lasciare la sala e di rivedere ancora una volta Midnight in Paris, il bellissimo film di Woody Allen che riesce a farmi dimenticare il mediocre e stupido Vicky Cristina Barcelona.

Woody Allen sembra quindi che sia ancora capace di produrre qualcosa di interessante e, con questo film, lo fa nel migliore dei modi possibili, con una storia che è sogno e realtà, vera e pura essenza del grande cinema che ha il dovere di farci sognare così come noi abbiamo il diritto a caderci in quei sogni.

Tutto nel film concorre alla rêverie: una Parigi da sogno (ma Parigi è sempre un sogno!), una bella ed intelligente storia ben interpretata (l’attore Owen Wilson nei panni di Gil è impareggiabile), il migliore umorismo di Woody Allen ed una splendida colonna sonora; un film davvero straordinario dove addirittura non disturba neppure la piccola apparizione di madame Sarkozy (!!).

“Compito dell’artista non è di soccombere alla disperazione, ma di trovare un antidoto per la futilità dell’esistenza” afferma una verosimile Gertrude Stein in un dialogo del film. Questo antidoto per il grande cinema e la grande letteratura  è la finzione, il fantasticare e il sognare.

Ha scritto Mario Vargas Llosa:

“Le finzioni esistono per questo e grazie a questo. Perché abbiamo una sola vita e i nostri desideri e fantasie esigono di averne mille. Perché l’abisso tra quello che siamo e quello che vorremmo essere doveva essere riempito in qualche modo. Per quello sono nate le finzioni: affinché, in quel modo surrogato, temporaneo, precario e contemporaneamente appassionato e affascinante, come è la vita nella quale ci trasportano, incorporiamo l’impossibile al possibile, e affinché la nostra esistenza sia contemporaneamente realtà e irrealtà, storia e favola, vita concreta e avventura meravigliosa.”

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