L’Italia e il Mezzogiorno negli scenari della crisi globale

di dispersioni

Riproduco di seguito alcune parti di una introduzione ad un rapporto economico sulla provincia di Napoli che ho recentemente curato e che sarà pubblicato il 14 maggio prossimo. Si tratta di una breve,  sintetica ed aggiornata  panoramica sull’ attuale evoluzione dell’economia nazionale e meridionale. Al termine del post c’è una bibliografia per chi è interessato ad approfondire l’argomento.

L’economia internazionale

Dopo quattro anni dall’inizio della crisi finanziaria internazionale la ripresa dell’economia mondiale è ancora lontana. Il quadro congiunturale delle economie avanzate e di quelle dell’area dell’euro in particolare, è ancora pesantemente segnato da un rallentamento della crescita, dalla recessione, dalla contrazione dell’attività produttiva.

La riduzione della domanda aggregata – conseguenza questa dei rigorosi processi di ridimensionamento del debito pubblico attuati attraverso misure di contenimento della spesa e di aumento della pressione fiscale – influisce negativamente su consumi ed investimenti contribuendo, così, a deprimere ulteriormente le prospettive di ripresa.

I diversi scenari previsionali circa gli andamenti dell’economia mondiale, elaborati dai principali organismi internazionali, concordano nel delineare una quadro complessivo di incertezza e, in prospettiva, un lento recupero della crescita, degli investimenti e dell’occupazione.

La Banca Mondiale, che ha registrato un tasso di espansione dell’economia globale del 2,7% nel 2011, stima per il 2012 una decelerazione dello 0,2% che porterebbe le prospettive dell’andamento della produzione mondiale ad uno stazionario e prudente 2,5%.

Il Fondo Monetario Internazionale, nelle sue proiezioni pubblicate ad aprile, delinea per l’anno in corso una crescita complessiva dell’economia internazionale superiore solo dello 0,4% rispetto al 2011, mentre, per i  Paesi dell’area dell’euro, si ipotizza una recessione per il 2012 (-0,3%)  e un accenno di ripresa per il 2013 (0,9%).

Occorre rilevare, infine, che le previsioni  circa gli andamenti dell’economia italiana  sono negative e, comunque, le  più basse tra quelle formulate dal FMI per i Paesi dell’area euro: -1,9% per il 2012  e -0,3 %per l’anno 2013.

L’economia italiana e il Mezzogiorno

Le numerose analisi circa le caratteristiche dell’attuale crisi italiana convergono nel riconoscerne una doppia matrice: la prima dovuta alle inevitabili ripercussioni della crisi globale e alle difficoltà di integrazione delle economie europee; la seconda, tutta nazionale, riconducibile alle condizioni economiche in cui da troppi anni, da ben prima del 2007-2008, versa il nostro Paese.

Tali condizioni di difficoltà, divenute ormai caratteristiche strutturali della nostra economia, possono essere ricondotte, in sintesi, ad una perdurante stagnazione economica, ad una scarsa competitività del sistema produttivo, ad insufficienti investimenti in innovazione oltre che alle irrisolte contraddizioni di sviluppo territoriale.

Alle caratteristiche esogene ed endogene della crisi italiana (le cui cause e concause si sommano tra loro) occorre aggiungere le difficoltà dovute agli elevati livelli di debito pubblico sovrano, le cui dimensioni assunte hanno favorito, nell’ultimo anno,  massicce spinte speculative per sottrarsi alle quali sono in corso di adozione rigorose misure di politica fiscale. Misure, queste ultime, che rischiano di accelerare ulteriormente la fase recessiva se non opportunamente bilanciate da lungimiranti e decisi interventi a sostegno della crescita e dello sviluppo.

I dati sui recenti andamenti congiunturali dell’economia italiana, le valutazioni sull’anno che si è chiuso e sui primi mesi del2012, inprimo luogo quelli resi pubblici dalla Banca d’Italia, sono fortemente preoccupanti.

L’ultimo numero del Bollettino economico della Banca d’Italia (n.68, aprile 2012) segnala, tra l’altro, che “nei paesi avanzati l’espansione della domanda aggregata è frenata dal processo di riduzione del debito, sia pubblico che privato” e che nel nostro Paese prosegue il calo del Pil, si è arrestata la ripresa dell’occupazione, la dinamica dei redditi frena i consumi mentre persistono condizioni di difficoltà nell’accesso al credito.

I recenti dati pubblicati dall’Istat su Pil, produzione industriale e occupazione, così come gli andamenti dell’indicatore mensile €-Coin, sviluppato dalla Banca d’Italia per anticipare una stima sull’andamento di fondo del Pil, lasciano pochi dubbi sull’attuale congiuntura e sulle sue prospettive di evoluzione.

Per il Mezzogiorno, che è fuori dall’agenda politica nazionale ormai da tempo, la crisi economica alimentata da cause internazionali o nazionali che siano, si traduce in un insostenibile peggioramento degli andamenti produttivi, in una ulteriore caduta dell’occupazione, della domanda interna e degli investimenti pubblici e privati, secondo dimensioni di gran lunga superiori a quelli rilevabili nelle regioni centro settentrionali, condizioni queste che favoriranno un ennesimo incolmabile peggioramento dei divari economici e sociali territoriali.

Gli scenari previsionali per gli anni 2012 – 2014

Dai dati dell’ultima edizione (aprile 2012) degli scenari di sviluppo delle economie locali italiane, realizzati da Unioncamere e Prometeia attraverso uno specifico modello econometrico basato su diverse fonti istituzionali e sulle indagini condotte dal Centro Studi di Unioncamere, emerge un quadro sostanzialmente recessivo per l’economia italiana per l’anno in corso.

Oltre ad un andamento negativo del valore aggiunto (-1,5%), Unioncamere prevede per il 2012 una frenata dell’export, una ulteriore contrazione della spesa per i consumi delle famiglie e un calo dell’occupazione. Solo nel periodo 2013- 2014 l’economia italiana potrebbe accennare ad un parziale recupero attendendosi una stabilizzazione dei tassi di crescita dei principali indicatori strutturali di sviluppo.

Per il Mezzogiorno, la Campania e la provincia di Napoli, tale contesto recessivo delineato dalle previsioni Unioncamere, assume elevati livelli di criticità e si traduce in un peggioramento sistematico degli andamenti del valore aggiunto, delle esportazioni (che potranno subire una battuta d’arresto), della spesa delle famiglie, dell’occupazione e del tasso di disoccupazione. Quest’ultimo indicatore, secondo le previsioni, raggiungerà, per la provincia di Napoli, il 19% nel corso del 2012, valore nettamente superiore a quello del Mezzogiorno (14,3%) e più che doppio rispetto a quello medio nazionale (9%).

Gli andamenti negativi dei livelli occupazionali sono confermati anche dai risultati dell’ultima rilevazione dell’Indagine Excelsior sulla domanda di lavoro. Per l’anno in corso le imprese della provincia di Napoli hanno dichiarato di voler effettuare 25.020 nuove assunzioni a fronte di oltre 28 mila gli addetti previsti in uscita, con un saldo negativo pari a 3.040 unità. Tale significativa contrazione della domanda di lavoro, manifestata da parte delle imprese, è riscontrabile a livello regionale (in totale 8.300 occupati in meno) così come a livello nazionale (130.000 addetti in meno).

Per il biennio 2013 – 2014, secondo i dati previsionali di Unioncamere, gli indicatori di crescita economica mostrano, per le regioni meridionali, andamenti limitati e comunque inferiori a quelli nazionali; si prefigura così per il Mezzogiorno un inevitabile futuro di incertezza, nella prospettiva di un ulteriore e progressivo allargamento dei divari territoriali con le regioni del Centro-Nord del Paese.

 

Approfondimenti bibliografici

  • Banca d’Italia, Bollettino economico, n.68 aprile 2012 (www.bancaditalia.it).
  • Banca d’Italia, Comunicato mensile €-Coin del 27 aprile 2012.
  • Corte dei Conti,  Audizione del 23 aprile 2012 sul Documento di economia e finanza 2012 (in www.cortedeiconti.it).
  • Gianfranco Viesti, Mezzogiorno a tradimento, Laterza, Roma-Bari, 2009.
  • Vladimiro Giacchè, Titanic Europa. La crisi che non ci hanno raccontato, Aliberti editore, Roma, 2012 (mia recensione qui)
  • Ignazio Visco, Per una crescita sostenuta e sostenibile, in “Il Mulino” n.1 – 2012, pp. 41 – 49.
  • Francesco Farina, Il risanamento economico non basterà a salvarci, in “Il Mulino” n.1 – 2012, pp.85 – 95.
  • M. Bianco, S. Giacomelli, S. Rossi, L’impresa familiare: un’anomalia italiana?, in “Il Mulino” n.1 – 2012, pp.56 – 64.
  • Unioncamere – Symbola, L’Italia che verrà. Industria culturale, made in Italy e territori, Roma, 2011 (in www.unioncamere.gov.it ).
  • Manifesto per una costituente della cultura, in “Il Sole 24 Ore”, Domenicale del 19 febbraio 2012.
  • Silvio Intravaia, L’Italia che va a scuola, Laterza, Roma-Bari, 2012.
  • Istat – Istituto Nazionale di Statistica, Noi Italia. 100 statistiche per capire il Paese in cui viviamo, edizione 2012, Roma (volume disponibile nel sito www.istat.it ).
  • Istituto G. Tagliacarne, Reddito e occupazione nelle province italiane dal 1861 ad oggi, Nota Rapida n.1/2011 (disponibile nel sito www.tagliacarne.it).

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“Lavoro senza contratto in una fabbrica clandestina di prodotti adulterati di marca falsificata” “E’ un settore con futuro” (El Roto – El Pais)

“Dietro i numeri ci sono persone”  “Ebbene che si facciano da parte!” (El Roto – El Pais)

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