José Tomàs, El Juli e Padilla in una corrida epocale in Extremadura

di dispersioni

Lunedì 25 giugno 2012 tre grandi toreri, il mitico José Tomàs, El Juli e Padilla, si sono dati appuntamento nella plaza de toros di Badajoz in Extremadura. Lo scrittore Giorgio Montefoschi è stato testimone di questo evento straordinario e ce lo racconta in un bellissimo ed imperdibile reportage apparso nelle ultime pagine de La Lettura del Corriere della Sera di oggi, domenica primo luglio.

L’occasione data dalla Feria de San Juan di Badajoz è stata unica per chi ama la corrida, ed io, purtroppo, di questo evento ho potuto solo vederne i passaggi più importanti per fortuna trasmessi via internet dalla televisione autonoma dell’Extremadura.


L’articolo di Montefoschi mi è proprio piaciuto e quindi ho fatto l’impossibile per riuscire a recuperarlo e proporlo alla lettura dei miei lettori.

Qui di seguito un breve assaggio della parte finale dell’articolo. Montefoschi sottolinea l’epicità, la grandiosità dell’evento al quale assiste, ripetendo più volte “come si fa a dimenticare…” .

 Come si fa a dimenticare…

“Come si fa a dimenticare facilmente l’ondeggiare lento della muleta nella figura detta «farfalla», quando il torero se la passa dietro i fianchi e la fa ondeggiare lentamente a destra e sinistra, ipnotizzando il toro che vede a destra e sinistra del corpo del torero come due ali rosse di farfalla? Come si fa a dimenticare l’incredibile vicinanza del corpo di Tomàs o Padilla dalla punta di due corna che possono entrare nel petto o strappare una metà della faccia? O dimenticare Padilla che torea in ginocchio, letteralmente, per riconquistare la piazza dopo due esibizioni superlative di Tomàs e di «El Juli»— uno addirittura ieratico, come osserva l’amico Alessandro Z., e l’altro sontuoso, quasi danzante? O «El Juli» che, insieme al capote, si fa avvolgere dal toro? O il sorriso che, dopo due orecchie in premio e il giro d’onore con lancio di fiori e cappelli, proprio sotto di noi, finalmente spunta, debolissimo, appena accennato, sulle labbra di Tomàs? Infine, come si fa a dimenticare il momento più misterioso, più incomprensibile, più indescrivibile della corrida: e cioè non il momento in cui il torero sta per uccidere il toro nel silenzio tombale dell’arena, bensì quello in cui il toro è colpito, ma non muore, e il torero, col braccio teso, tutto il corpo teso verso di lui, sollevato sulla punta dei piedi, gli urla: «Toro!»? Davvero: come si fa a dimenticare quel momento? Perché è quello il famoso momento della verità…”.

  • Leggi l’intero articolo  >> qui : parte prima e seconda (formato jpeg)
  • Vedi il servizio della televisione Canal Extremadura >> qui
  • Leggi anche il mio post sul libro Il toro non sbaglia mai di Matteo Nucci >> qui
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