Viaggio a Lisbona in cinque libri o forse più

di dispersioni

“Non dimenticare che siamo a Lisbona”

Se è vera l’affermazione di Fernando Pessoa che “a melhor maneira de viajar è sentir” allora possiamo viaggiare a Lisbona e sentirla, conoscerla, percorrendo sui libri le sue strade, la sua luce, il suo mistero.

Per anni ho cercato di capire il mistero di Lisbona, il segreto della strana attrazione, del fascino che esercita sul viaggiatore questa città, un luogo dove si sente sempre il desiderio di ritornare.

Anno dopo anno ho cercato e mi sono dato le spiegazioni più eterogenee, empiriche e fantasiose per poter definire cosa mi lega tanto a questa città: forse la strana luce che invade la città e la leggerezza dell’aria che si respira, oppure la mia passione per il fado, per i pasteis de nata e la mia lunga frequentazione dei vini e della cucina portoghese, o forse la lettura di Tabucchi e degli eteronimi di Pessoa? o forse, più banalmente, ha favorito questo mio interesse la vicinanza con l’Extremadura spagnola, che mi consente di arrivare alla Plaça do Comércio in un paio d’ore di autostrada?

No, il mistero di questa città l’ho scoperto in una frase del libro L’anno della morte di Ricardo Reis di Josè Saramago: “Non dimenticare che siamo a Lisbona, da qui non partono strade”, è questa la spiegazione che il fantasma di Pessoa dà a Ricardo Reis che si interroga sul perché del suo ritorno in Portogallo.

Da Lisbona non si va da nessuna parte, oltre c’è l’Oceano, sopra il cielo infinito e dietro di noi c’è il fiume che abbiamo attraversato e la nota geografia dalla quale proveniamo: ecco cos’è che affascina di questa città, la sensazione di essere giunti a destinazione e che qualcosa di nuovo ci aspetta, è di questa consapevolezza che è fatta la profonda nostalgia che colpisce inevitabilmente il viaggiatore.


1. A
Lisbona con Antonio Tabucchi – una guida, di Lorenzo Pini

Il pittore e scrittore portoghese José de Almada-Negreiros (1893-1970), amico e ritrattista di Pessoa, ha scritto che “Deus nos dera Portugal para nascer e o mundo para morrer”; per Antonio Tabucchi è stato il contrario, è nato nel mondo per morire in Portogallo ed essere sepolto nel cimitero dos Prazeres (il cimitero dei Piaceri) a Lisbona.

Lorenzo Pini ha dedicato un meraviglioso libro alla Lisbona raccontata ed amata da Antonio Tabucchi  e intitolato proprio A Lisbona con Antonio Tabucchi, una guida (Giulio Perrone editore), un libro che per triste coincidenza, è uscito in libreria proprio subito dopo la morte di Tabucchi.

Questo di Pini è il libro che a nessun viaggiatore diretto a Lisbona, vero o immaginario che sia, dovrebbe mancare. E’ un libro che ci permette di conoscere la città attraverso le opere di Tabucchi quali Sostiene Pereira, Requiem, Piccoli equivoci senza importanza, ed è anche una descrizione impareggiabile di Lisbona e della sua storia, della sua straordinaria atmosfera, di luoghi, quartieri, strade, giardini, ma anche di piatti della cucina tradizionale e dei suoi vini. In fondo al volume Lorenzo Pini ci regala una utilissima appendice pratica con le indicazioni per ripercorrere la città sulle orme dei personaggi dei romanzi di Tabucchi.


2. Lisbona di Paul Buck

Se il libro di Pini si sofferma sulla Lisbona di Tabucchi e inevitabilmente di Pessoa, il volume Lisbona di Paul Buck (ed. Bruno Mondadori) va oltre, raccontandoci e descrivendoci questa città, la sua storia, i suoi luoghi più belli, i suoi quartieri, i musei, il cibo, la musica, i giardini, attraverso la letteratura, l’arte e la musica ed una serie lunghissima di riferimenti a scrittori portoghesi e non, a libri, romanzi, racconti, opere d’arte, film e dischi, che riconducono o sono dedicati a questa città.

L’autore elenca ben 50 film riferiti alla città (quelli di Wim Wenders sono i più numerosi: ben 6). Tra i numerosi film su Lisbona ce ne sono due, particolarmente interessanti, del regista svizzero Alain Tanner, che ho visto di recente e che racconterò in un prossimo post: Dans la ville blanche e Requiem, quest’ultimo film ispirato al romanzo di Antonio Tabucchi.


3. Lisboa mágica di Ángel Crespo

Lisboa mágica dello scrittore e traduttore spagnolo Ángel Crespo (ediciones Bruguera) non è stato tradotto in italiano, ma è un libro che merita di essere letto perché è un viaggio poetico e coltissimo che ci introduce non solo alla città di Lisbona, alla sua storia, ai suoi monumenti, alle sue più diverse espressioni culturali, ma anche perché è un libro che cerca di svelare il mistero e la magia di questa città.

Ángel Crespo (1926-1995) oltre che essere scrittore e poeta è stato anche traduttore dall’italiano addirittura della Divina Commedia e del Canzoniere di Petrarca (!!), ed è autore di una interessantissima e completa biografia di Fernando Pessoa (La vida plural de Fernando Pessoa – editorial Seix Barral) che è stata tradotta in italiano da Gianni Ferracuti e pubblicata nel 1997 dall’editore Pellicani. L’opera però è da tempo esaurita ma è comunque disponibile liberamente solo sul web in formato pdf (il titolo è La vita plurale di Fernando Pessoa).

Per quanto ne sappia questa di Crespo è l’unica biografia completa disponibile in italiano su Fernando Pessoa, se si escludono i saggi di Tabucchi raccolti nel volume Un baule pieno di gente (Feltrinelli) alcuni dei quali, comunque, difficilmente comprensibili senza una approfondita conoscenza della vita di Pessoa.


4. L’anno della morte di Ricardo Reis di Josè Saramago

Ricardo Reis torna nel suo Portogallo dal lontano Brasile appena ha saputo della morte di Fernando Pessoa. Torna a Lisbona per rivedere Pessoa e il suo fantasma e per decidere serenamente anche della propria scomparsa, della propria morte, in un Portogallo segnato dall’anno 1936, preda ormai del fascismo ed estrema periferia di un mondo incomprensibile che scivola rapidamente verso la guerra.

L’anno della morte di Ricardo Reis di Josè Saramago è certamente un libro utile per un frenetico girovagare per le strade di Lisbona; frenetico come gli ultimi frenetici sussulti di vita di Ricardo Reis, raccontati da una scrittura intricata, faticosa e complessa. 


5. Requiem di Antonio Tabucchi

Anche Tabucchi vuole vagabondare per Lisbona e scrive in portoghese il suo Requiem, in attesa di incontrare il fantasma di Pessoa. E in questa giornata, nell’attesa, vengono attraversate le strade della Baixa e si giunge fino al cimitero dos Prazeres, e si fanno tanti incontri strani o misteriosi  rivelatori del senso profondo della città. Con Requiem, così, anche il lettore potrà vagabondare per Lisbona alla ricerca della sua vera essenza..

In questa mia rilettura di Requiem ho notato  i numerosi riferimenti all’Alentejo che fa l’autore (l’Alentejo è una regione portoghese ad est di Lisbona che confina con l’Extremadura spagnola): la visita alla Casa do Alentejo (“questo è un luogo di ricordi” scrive Tabucchi), i vini (il Reguengos de Montsaraz), la cucina (las migas ed altri piatti tipici), senza dimenticare il portiere della pensione Isadora che parla con accento dell’Alentejo e la moglie del guardiano del faro che racconta di essere alentejana.

Un altro alentejano?, domandai. Ha qualcosa da ridire contro gli alentejani?, obiettò la Mariazinha con aria orgogliosa, guardi che anch’io sono alentejana, sono di Estremoz. Non, non ho niente, risposi, solo che la mia giornata è stata piena di alentejani, ho incontrato alentejani dappertutto. Gli alentejani sono internazionali, disse la Mariazinha scuotendo la sua coda di cavallo, e ci lasciò in pace. (Requiem, pag. 121)

Sono certo che Tabucchi abbia amato molto questa bellissima regione del Portogallo, sono troppi i riferimenti all’Alentejo nelle sue opere. Lorenzo Pini, l’autore di A Lisbona con Antonio Tabucchi, in una intervista ha raccontato che il suo primo incontro con Tabucchi è avvenuto in una stazione di servizio nell’Alentejo.


Lisbona – I viaggi del Sole

Per coloro che preferiscono precipitarsi in viaggio a Lisbona consiglio, oltre alla guida di Lorenzo Pini, di dotarsi del fascicolo su Lisbona della collana I viaggi del Sole 24 ore (n.3 marzo 2010).

Concludo con una bella poesia dedicata a Lisbona dal poeta portoghese Eugenio de Andrade (1923-2005), che vede la città come una varina o forse come una ninfa tàgide che corre verso il fiume Tejo; la varina è una tipica pescivendola di Lisbona, personaggio di una volta ormai sparito, un po’ simbolo della città, e molto amato dei vecchi cittadini di Lisbona: 

Qualcuno dice lentamente:
“La conosci, Lisbona …”
La conosco. E’ una giovane
scalza e leggera,
una vento improvviso e chiaro
nei capelli,
una piccola ruga
intorno ai suoi occhi,
la solitudine si apre
nelle sue dita e sulle sue labbra,
scende le scale
tante scale
tante scale fino al fiume.

Io la conosco. E tu, la conosci?

Bruno Ganz nel film La ville blanche di Alain Tanner

  • Leggi anche il mio post  Con Vittorio Alfieri a Badajoz e Lisbona >> qui
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