E’ necessaria una strategia economica per l’Italia e il Mezzogiorno

di dispersioni

Riproduco parte di una introduzione ad un Rapporto economico pubblicato il mese scorso (giugno 2013) del quale ho curato la redazione. Si tratta di una breve, sintetica ed aggiornata panoramica sull’attuale evoluzione dell’economia nazionale e meridionale. In fondo al post c’è una bibliografia per chi è interessato ad approfondire gli argomenti trattati.

Quadro macroeconomico e scenari evolutivi

L’economia internazionale

Nel primo trimestre dell’anno l’Eurozona ha stabilito il record per il più lungo periodo di recessione. Le ultime stime Eurostat evidenziano infatti, anche per i primi tre mesi dell’anno, una discesa del Pil del -0,2% (ZE 17) e del -0,1 (ZE 27) che segue la contrazione già rilevata nel 2012 (-0,6% ZE 17).

Nel 2013, secondo le principali previsioni OCSE e FMI, la recessione nella zona euro continuerà a perdurare, con un calo del Pil pari a -0,3%, riconducibile sia agli andamenti negativi delle economie di Spagna, Italia, Paesi Bassi e Francia, che al limitato apporto dell’economia tedesca che, nel corso di quest’anno, dovrebbe contenere la propria crescita tra lo 0,4 e lo 0,6%.

Nel contesto mondiale viene osservato, nel 2012 e nei primi mesi del 2013, un miglioramento delle economie emergenti e di quella USA e Giapponese – pur comunque in una prospettiva di eterogeneità geografica ed incertezza nei volumi di crescita – oltre che una positiva e complessiva stabilizzazione delle condizioni dei mercati finanziari globali.

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L’economia italiana

Per quanto riguarda il nostro Paese, le recenti stime pubblicate dall’Istat sull’andamento congiunturale del prodotto interno lordo segnano, per i primi tre mesi dell’anno in corso, il settimo andamento trimestrale negativo consecutivo. Dopo la pesante caduta registrata nel 2012 (-2,4%) il Pil, secondo le diverse previsioni macroeconomiche, continuerà anche per il 2013 a marcare un ulteriore andamento recessivo stimato tra il -1,6% (FMI) e il -1,8% (Istat e OCSE).

Si tratta di risultati e di scenari preoccupanti che confermano il trend decennale di stagnazione prima e poi di recessione in cui versa l’economia italiana, dove, come è stato osservato, “tra il 2007 e il 2013 il Pil è sceso di oltre l’8% ed è tornato ai livelli del 2000. Nessun altro Paese dell’Eurozona sta vivendo una simile caduta, ad eccezione della Grecia”.

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Il protrarsi dell’andamento recessivo dell’economia italiana determinerà, nell’anno in corso, un peggioramento dei principali indicatori economici, tra questi una flessione della domanda interna (-2,5%), della domanda e dell’offerta di credito, una riduzione della spesa delle imprese e delle amministrazioni pubbliche, un aumento della disoccupazione (11,9%) e una compressione dell’occupazione (-1%); mentre permane anche per quest’anno una moderata crescita delle esportazioni (+2,3%). Sul versante della finanza pubblica è proseguito nel 2012 il percorso di risanamento dei conti pubblici conseguendo un significativo miglioramento del rapporto deficit/Pil (rientrato nel 3%) ma non del rapporto tra debito pubblico e Pil che ha raggiunto il 127% (+6,2% rispetto al 2011) e che potrà migliorare e fermare la sua corsa solo quando il denominatore del rapporto – il Pil – crescerà.

Il Mezzogiorno, andamenti e previsioni al 2015

Le previsioni Unioncamere – Prometeia, che rendono disponibili al 2014-2015 una serie di elaborazioni articolate a livello provinciale e regionale, confermano sostanzialmente uno scenario recessivo per l’economia italiana nel 2013 e deboli segnali di ripresa nel 2014-2015. Per il Mezzogiorno e la Campania il peso della recessione da sopportare appare particolarmente gravoso: nel 2013 il valore aggiunto della Campania e delle regioni meridionali si contrarrà più sensibilmente rispetto al dato medio nazionale.

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Tra il 2013 e il 2015, inoltre, si prevede, nelle circoscrizioni meridionali, una riduzione del valore aggiunto procapite che tornerà a valori precedenti l’anno 2011, mentre il valore aggiunto per occupato si manterrà sostanzialmente invariato. Nel periodo considerato, in tutte le circoscrizioni è prevista una sostanziale tenuta delle esportazioni che, seppur limitatamente, segnano una crescita in rapporto al valore aggiunto prodotto.

Per il prossimo triennio le previsioni Unioncamere – Prometeia definiscono scenari nei quali l’occupazione meridionale non crescerà a fronte di un progressivo aggravamento del tasso di disoccupazione; tali previsioni negative succedono alla forte caduta dell’occupazione nel Mezzogiorno che negli anni dal 2008 al 2012 ha pagato il prezzo più alto per la crisi: 300 mila occupati in meno a fronte delle 200 mila unità lavorative perse dal sistema produttivo delle regioni del centro-nord.

Nella fragile economia del Mezzogiorno la flessione dell’occupazione, in particolare di quella industriale, accentuata dalla recessione, favorisce ulteriormente il passaggio al lavoro irregolare e nero, determinando così condizioni di disoccupazione e sottoccupazione strutturale ed endemica, di dequalificazione e desertificazione del sistema produttivo che alimentano l’economia irregolare.

Una strategia per l’Italia e il Mezzogiorno

Come recentemente rilevato dal ministro Trigilia, siamo certamente ad uno dei momenti più difficili della storia del Sud dagli anni ‘50 che richiede il rilancio di una strategia complessiva per il Mezzogiorno. Strategia che necessariamente dovrà ripartire dall’adozione di politiche di sviluppo regionali orientate ad investimenti di industrializzazione, politiche che, nel ventennio successivo alla chiusura dell’Intervento straordinario, in un clima politico di disinteresse per le sorti dell’economia meridionale, si sono progressivamente ridotte e, in questi ultimi anni, risultano quasi cancellate, accentuando i già profondi divari territoriali.

Per invertire il lungo processo di stagnazione, declino e recessione del Paese e, quindi, del Mezzogiorno, servono articolate strategie complessive di sviluppo, forti misure antirecessive, il superamento delle politiche di austerità, una adeguata strumentazione e le risorse necessarie, anche se i vincoli determinati dall’adozione del Patto di stabilità del marzo 2012 e la dimensione del debito pubblico limitano fortemente scelte di politica economica orientate al sostegno della crescita.

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Approfondimenti bibliografici

– Banca d’Italia, L ’industria meridionale e la crisi, Napoli, Aprile 2013.

– Banca d’Italia, Bollettino economico, n. 72, aprile 2013.

– Banca d’Italia, Il turismo internazionale in Italia: dati e risultati, marzo 2013.

– Daveri F ., E’ la crisi non l’austerità la causa dei debiti pubblici, 28 maggio 2013, in lavoce.info.

– Eurostat, Euroindicateur – Communiqué 74, 15 mai 2013.

– Fondazione Ugo La Malfa, Le imprese industriali del Mezzogiorno. Secondo rapporto 2008-2011, Roma, 2012.

– Istat, Rapporto annuale 2013, Roma, 2013.

– Istat, BES 2013, Il benessere equo e sostenibile in Italia, Roma, 2013.

– Istat, Le prospettive per l’economia italiana nel 2013-2014, Roma, 6 maggio 2013.

– Istat, L ’Italia del Censimento. Struttura demografica e processo di rilevazione. Campania, Roma, 2012.

– La Malfa G., Gawronski P ., Solo i consumi rilanciano il Pil, in Il Sole 24 ore del 23 aprile 2013.

– OCDE, Perspectives economiques n.93, 29 mai 2013.

Per il Mezzogiorno subito i fondi Ue non spesi, intervista al ministro Carlo Trigilia, in Il Mattino del 23 maggio 2013.

– Pianta M., Nove su dieci. Perché stiamo (quasi) tutti peggio di 10 anni fa, Roma-Bari, Laterza, 2012.

– Prota F . – Viesti G., Senza Cassa. Le politiche di sviluppo del Mezzogiorno dopo l’intervento straordinario, Bologna, Il Mulino, 2013.

– Skidelsky R., Austerità, un fallimento annunciato, 23 maggio 2013, Project Sindacate, traduzione in keynesblog.com.

– Unioncamere – Fondazione Symbola, PIQ – Prodotto Interno Qualità. Rapporto 2011, Roma, 2012.

– Viesti G., Il Sud vive sulle spalle dell’Italia che produce: falso!, Roma-Bari, Laterza, 2013.

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