Malacqua di Nicola Pugliese. Perplessità su un piccolo capolavoro.

di dispersioni

malacqua
L’editore napoletano Tullio Pironti riporta in libreria il romanzo Malacqua di Nicola Pugliese (1944-2012) già pubblicato da Einaudi nel 1997 su segnalazione di Italo Calvino.

Nicola Pugliese è stato un personaggio schivo e riservato, per anni capo della redazione cultura del quotidiano napoletano “Roma”, nel 1981 dopo la chiusura della testata, si è ritirato a vita privata ad Avella, un paesino della provincia di Avellino. Malacqua è stato l’unico romanzo pubblicato da Pugliese e reca un sottotitolo rivelatore: “quattro giorni di pioggia nella città di Napoli in attesa che si verifichi un accadimento straordinario”.

Nel racconto di Pugliese, Napoli è martoriata da una pioggia incessante che penetra nelle piaghe di una città ferita e provoca crolli, voragini e morte, mentre misteriosi strazianti gemiti “come di sanguinolenta ferita riaperta”, oscuri e terrificanti presagi di sventura, si riversano assordanti per le strade. La fitta pioggia genera, nella città angosciata e in decomposizione, una cupa attesa dolorosa e vaghi presentimenti di un fatidico accadimento straordinario.

“… perchè ormai c’era una consapevolezza dura e profonda e crudele: che questa pioggia sarebbe continuata, sì, sarebbe continuata finquando l’accadimento non si fosse reso palese, finquando il significato ultimo non fosse stato chiaro ed evidente anche alle menti più disarmate e più deboli.”

Il racconto attraversa le vite di abitanti della città, vite di miserevoli uomini che Pugliese ci presenta come agitate e frenetiche, insoddisfatte, disordinate ed inconcludenti, prima tra tutte quella di Andreoli Carlo, il protagonista del romanzo, un giornalista inquieto che cerca di dare un senso agli accadimenti e agli oscuri presagi dei quattro ossessivi giorni di pioggia.

Tuttavia il romanzo, dopo un travolgente e bellissimo prologo e dopo straordinarie suggestive pagine di grande qualità letteraria, perde a tratti equilibrio e continuità di stile. La responsabilità credo sia principalmente dei due racconti forzatamente inseriti dall’autore nella trama: la salita del mare a Montedidio e le cinque lire che emettono musica. Pugliese li inserisce come fatti premonitori della grande pioggia, ma in verità sembrano eccessivi, poco plausibili e credibili.

Infine, una fastidiosa incongruenza irrisolta: Andreoli sui luoghi del crollo e della voragine chiede stranamente delle bambole misteriose prima che le trovi la polizia (!).

Ho letto che Calvino aveva chiesto a Pugliese delle modifiche al romanzo tutte prontamente respinte dall’autore. Peccato, forse sarebbe stato opportuno mettere da parte l’orgoglio, ascoltare il consiglio e sistemare al meglio questo piccolo capolavoro.

  • Su Nicola Pugliese >> qui

  • Un ritratto di Pugliese firmato da Mimmo Carratelli >> qui

  • Vedi anche i miei post su Ferito a morte di Raffaele La Capria >> qui e L’amara scienza di Luigi Compagnone >> qui

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