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L’oblio che saremo e il mistero del sonetto scomparso di Borges (2a parte)

L’appuntamento con  Jean-Dominique Rey è al Cafè Les Deux Magots di Parigi. L’anziano scrittore francese racconta confusamente al nostro autore dei suoi incontri avuti con Borges insieme con il pittore Roux e Franca Beer e gli consegna la copia fatta di suo pugno della poesia di Borges e una copia di un suo libro intitolato Mémoires des autres.
Correas y FaciolinceJaime Correas e Hèctor Abad
In questo volume Hèctor Abad, assieme a resoconti di incontri con grandi scrittori come Queneau e Gide, troverà un capitolo dedicato alle tre interviste fatte da Rey a Borges nella sua casa di Buenos Aires, la prima nel 1979 e l’ultima nel 1985, esattamente il 29 settembre, ovvero pochi giorni dopo che Borges aveva saputo delle sua grave malattia al fegato che sarà causa della sua morte avvenuta il 14 giugno 1986.
Ebbene secondo Jean-Dominique Rey le poesie vennero consegnate da Borges, durante l’incontro del 1985, non a Franca Beer ma a lui stesso perché fossero pubblicate sulla rivista francese a cui collaborava La Délirante, titolo che piacque a Borges. Ma le poesie non vennero mai pubblicate per l’opposizione di Maria Kedama.  Tuttavia dal libro è ricavabile qualche verso e, tra questi, alcuni di quelli del sonetto trovato in tasca al dottor Abad il giorno del suo assassinio: finalmente il nostro scrittore può avere la certezza della loro autenticità.
Abad con Roux e Franca BeerHéctor Abad Faciolince con Franca Beer e Guillermo Roux
Resta solo di conoscere la versione dei fatti di Franca Beer e di Guillermo Roux.
L’incontro avviene a Buenos Aires nella loro bella casa e qui Franca Beer fornisce una versione un pò diversa da quella di Rey circa la consegna delle poesie.  Secondo Franca Beer le poesie non vennero consegnate subito da Borges a Rey, ma a lei stessa nei giorni successivi all’incontro del 1985, e solo dopo che Borges vi aveva apportato alcune modifiche. Franca Beer rivela infine al nostro scrittore, che consegnò poi le poesie a Rey ma solo dopo averne fatta una copia che inviò a Coco Romairone, il suo amico di Mendoza, grande appassionato di poesia di Borges. Coco Ramairone, ricevute le poesie, le mostrò al giovane Jaime Correas che le pubblica in una edizione artigianale che giungerà fino in Colombia. In Colombia le poesie vengono, infine, pubblicate dal giornale Semana e saranno lette dal dottor Héctor Abad Gomez.In questa sua ricerca della verità sulla poesia di Borges il nostro scrittore scoprirà anche che il padre, fortemente impressionato dai versi di Borges, presentendo la propria morte dopo aver ricevuto le minacce da parte dei paramilitari di Medellìn, legge proprio quei versi in un programma settimanale che teneva ad una radio qualche giorno prima di essere ucciso, conservandoli in tasca fino al 25 agosto 1987, giorno in cui cade sotto il piombo dei suoi assassini.
borges Roux 1985Ritratto di Borges eseguito da Guillermo Roux
durante l’incontro del 29 settembre 1985
Ora il quadro degli avvenimenti sembra completo. Scrive Héctor Abad Faciolince: “Il fatto è che finalmente io non avevo alcun dubbio che la poesia, le cinque poesie, le aveva scritte Borges. Era il momento di raccontare la storia. … Senza dubbio posso dire che grazie al fatto che non ho dimenticato l’ombra di mio padre, al quale hanno strappato la vita nella via Argentina di Medellìn, mi è successo qualcosa di straordinario: quella sera il suo petto aveva come corazza solo un fragile pezzo di carta, una poesia, che non impedì la sua morte. Però è meraviglioso che qualche parola macchiata dall’ultimo filo della sua vita abbiano recuperato al mondo, senza pretenderlo, un dimenticato sonetto di Borges sull’oblio.” 

(finela prima parte del post l’ho pubblicata il 16 ottobre >> qui)
– La mia precedente recensione dell’edizione spagnola de L’oblio che saremo >> qui

– L’oblio che saremo: bella recensione di Goffredo Fofi >> qui

– L’articolo di Héctor Abad Faciolince dove è raccontata la storia della ricerca del sonetto scomparso: numero di agosto della rivista Letras Libres (in spagnolo) >> qui
– Radio Alt intervista Héctor Abad Faciolince (in italiano, Héctor Abad ha vissuto molti anni in Italia) >> qui
– Héctor Abad Faciolince e l’argentino Jaime Correas raccontano in un video pubblicato dal giornale Clarin la storia dei sonetti di Borges scomparsi (in spagnolo) >> qui
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L’oblio che saremo e il mistero del sonetto scomparso di Borges (prima parte)

L'oblio che saremo
E’ stato recentemente pubblicato in italiano
L’oblio che saremo, il commovente racconto dello scrittore colombiano Héctor Abad Faciolince, il più bel libro che un figlio possa scrivere sul proprio padre che è anche una lettura da non mancare per chi ama la grande letteratura che è sopravvissuta all’estinzione delle parole.
 
Sulla scrittura di Abad Faciolince rinvio ai post che ho già dedicato all’edizione spagnola di questo libro (El olvido que seremos >> qui) ed al racconto intitolato in italiano Scarti >> qui.
 
Mi voglio soffermare, però, ad approfondire una interessante vicenda che ha avuto origine dalla pubblicazione di questo libro, sulla quale le recensioni fino ad oggi pubblicate (Repubblica e La Stampa) non hanno riferito nulla, forse perché gli autori stessi non ne sono a conoscenza. Eppure è la storia della ricerca, tra il novellesco e il giallo, che Héctor Abad Faciolince ha condotto durante due anni in Colombia, Argentina, Francia e Spagna per stabilire l’autenticità di una poesia di Borges che dà titolo al racconto.
 
L’esito della ricerca è stato recentemente pubblicato in un bell’articolo di Faciolince uscito in Colombia a giugno sul quotidiano El Espectador e in Spagna lo scorso agosto nella prestigiosa rivista Letras Libres. La storia è stata successivamente ripresa da giornali e  blog di Spagna e America Latina.
 
Ma è meglio procedere con ordine.Il 25 agosto 1987 il dottor Héctor Abad Gomez, medico e politico difensore dei diritti umani, viene assassinato da una banda paramilitare a Medellìn in Colombia. Il figlio, lo scrittore Héctor Abad Faciolince, arriva sul luogo del delitto pochi minuti dopo ed ha solo il tempo di baciare il padre morto e di trovare in una sua tasca due fogli: un elenco di amici minacciati dai fascisti, dove compare anche il nome del padre, e una poesia sulla certezza di una morte prossima copiata a mano e firmata JLB.

muerte dr abas 1
Il cadavere del dr. Abad dopo l’assassinio, a destra il figlio

Il titolo del libro scritto vent’anni dopo questi avvenimenti, L’oblio che saremo, è ripreso proprio dal primo verso di questa poesia che lo scrittore è convinto sia stata scritta da Borges. Questo è il testo trovato nella tasca del dottor Héctor Abad Gomez e pubblicato nel libro come un sonetto di Borges:
 
Ya somos el olvido que seremos.
El polvo elemental que nos ignora
y que fue el rojo Adán y que es ahora
todos los hombres y que no veremos.
Ya somos en la tumba las dos fechas
del principio y del término, la caja,
la obscena corrupción y la mortaja,
los ritos de la muerte y las endechas.
No soy el insensato que se aferra
al mágico sonido de su nombre;
pienso con esperanza en aquel hombre
que no sabrá que fui sobre la tierra.
Bajo el indiferente azul del cielo
esta meditación es un consuelo
 
8Il dottor Héctor Abad Gomez

Ma è facile verificare che non vi è traccia, tra le poesie del grande argentino, del sonetto pubblicato da Faciolince, io stesso l’ho cercato invano nei due volumi dei Meridiani dedicati all’opera omnia di Borges. Il successo del libro di Faciolince, uscito nel 2008, ha moltiplicato l’attenzione dei borgianos intorno al poema e, di conseguenza, ne sono nate polemiche e accuse di aver pubblicato un falso o peggio di aver inventato la poesia.
 
Deciso a chiarire i fatti principalmente per onorare la memoria del padre, visto che i versi erano stati incisi come epitaffio sulla sua tomba, Faciolince inizia ad indagare sulle origini della poesia misteriosa e qui si imbatte in una serie di personaggi spesso misteriosi come lo strano poeta colombiano, Harold Alvarado Tenorio. Questi afferma di aver pubblicato la poesia, insieme con altre quattro, nel 1993 e di averle ricevute nel 1983 a New York da una certa Maria Panero, una studentessa argentina sua amica che le avrebbe avute a sua volta in regalo anni prima da Borges in persona. Successivamente Tenorio confesserà a Faciolince di aver inventato le poesie imitando lo stile di Borges.

borges y alvarado tenorioBorges con Alvarado Tenorio

Chiesto il parere a diversi esperti e biografi di Borges, Faciolince ottiene solo risposte negative circa l’autenticità delle poesie, fino a quando decide di rivolgersi direttamente alla vedova di Borges, Maria Kodama, la quale solo dopo diverse settimane gli fa pervenire, tramite il suo editore argentino, una risposta in cui afferma che le poesie sono senza dubbio apocrife.
 
Faciolince scrive un articolo dove racconta della sua ricerca sperando di trovare qualcuno disposto ad aiutarlo a stabilire la verità. Ecco allora comparire un nuovo personaggio, la signora Tita Botero una colombiana che sostiene di sapere da dove il padre di Faciolince aveva copiato la poesia prima di morire: era una pagina della rivista Semana del 26 maggio 1987. Secondo la  rivista le cinque poesie sono state riprese da un libricino stampato in 300 copie in Argentina, un anno dopo la morte di Borges, da una misteriosa Ediciones Anònimas.
 
5 poemas
A questo punto Faciolince sottopone al poeta Harold Alvarado Tenorio questa sua scoperta e Tenorio, ancora una volta, cambia proditoriamente la versione dei fatti, affermando che le poesie sono state inventate e pubblicate 25 anni prima da un argentino di nome Jaime Correas. Dopo qualche ricerca, Faciolince riesce a rintracciare Jaime Correas a Mendoza, in Argentina, dove è direttore del quotidiano locale Uno. Al telefono Correas conferma di aver fatto effettivamente stampare il piccolo libro con le cinque poesie tanti anni prima, ma che queste poesie non le aveva inventate, ma le aveva ricevute da un certo Coco Romairone, un collezionista di opere di Borges, il quale a sua volta le aveva ricevute in copia autografa da una italiana che viveva a Mendoza, la signora Franca Beer.
Al nostro scrittore non resta altro da fare che raggiungere la città di Mendoza per conoscere e parlare direttamente con questi due nuovi personaggi implicati nel fitto mistero: Jaime Correas e Coco Romairone.

A Mendoza Faciolince, incontrati Correas e Romairone, apprende che le cinque poesie erano state regalate da Borges a Franca Beer dopo una intervista rilasciata a Buenos Aires nel 1979 al marito di questa, il pittore argentino Guillermo Roux, e ad un suo amico, lo scrittore e poeta francese Jean-Dominique Rey. Attraverso un amico che vive in Francia, Faciolince riesce a rintracciare Jean-Dominique Rey e ad ottenere con lui un appuntamento a Parigi per il 15 febbraio dell’anno scorso, per discutere di quella lontana visita a casa di Borges a Buenos Aires nel 1979 e del mistero delle poesie regalate.
 
(fine prima parte, continua qui )


Un libro con la bocca

Cosa sappiamo veramente della Colombia di Ingrid Betancourt? Ben poco ovviamente, la stampa o le tv non approfondiscono una realtà tanto lontana a cui siamo indifferenti. La lettura dello straordinario e commovente racconto El olvido que seremos (L’oblio che saremo) dello scrittore colombiano Héctor Abad Faciolince è una finestra aperta sulla dolorosa realtà di questo paese dell’America Latina, ma è anche il più bel libro che un figlio possa scrivere sul proprio padre.


Faciolince ci parla della sua famiglia e del suo straordinario padre, il dottor Héctor Abad Gomez, medico, umanista, professore all’università di Medellìn e presidente del Comitato per i diritti umani di Antioquia, assassinato a Medellin per strada da una banda paramilitare il 25 agosto 1987. Sullo sfondo una Colombia poverissima ed umiliata da un regime violento e corrotto appoggiato dalla Chiesa cattolica e poi le bande paramilitari, la guerriglia, la repressione, la paura e gli infiniti omicidi politici.


Lo scrittore Manuel Rivas, in una bellissima recensione intitolata Inolvidable (Indimenticabile), pubblicata lo scorso settembre sul quotidiano spagnolo El Pais, ha scritto che El olvido que seremos mi ha lasciato sveglio tutta la notte. E’ un libro con la bocca. La bocca indimenticabile della grande letteratura che è sopravvissuta all’estinzione delle parole”.


Dopo l’assassinio del padre, Héctor Abad Faciolince ha dovuto rifugiarsi fino al 1992 in Italia, dove è stato lettore di spagnolo. El olvido que seremos, non ancora tradotto in italiano, è stato già accolto con successo in Spagna ed è in corso di pubblicazione in francese.

Il titolo del libro è dato dai primi versi di un sonetto di Borges intitolato Epitaffio che il padre di Faciolince aveva ricopiato su un foglio poco prima di essere assassinato (mia traduzione!):

 

Già siamo l’oblio che saremo

la semplice polvere che ci ignora

e che fu il rosso Adamo, e che è adesso,

tutti gli uomini, e che non vedremo.

 

Già siamo nella tomba fra le due date

del principio e della fine. La bara,

l’oscena corruzione e il sudario,

il trionfo della morte, e i lamenti.

 

Non sono l’insensato che si afferra

al magico suono del suo nome.

Penso con speranza in quell’uomo

 

che non saprà che fui sulla terra.

Sotto l’indifferente azzurro del Cielo

questa meditazione è un sollievo.

 

Hector Abad FaciolinceHéctor Abad Faciolince

Un frammento in traduzione:

La misteriosa alchimia dei libri e della musica

 

“Quando mio padre tornava dal suo lavoro all’università, poteva arrivare in due modi: di buon umore, o di cattivo umore. Se arrivava di buon umore – cosa che accadeva quasi sempre dato che era una persona quasi sempre felice – appena entrato si sentivano le sue meravigliose, rumorose risate, vere esplosioni di riso e di allegria. Ci chiamava urlando alle mie sorelle e a me, e tutti correvamo a ricevere i suoi baci eccessivi, le sue frasi esagerate, i suoi complimenti iperbolici e i suoi grandi abbracci. Se arrivava di cattivo umore, entrava in silenzio e si chiudeva senza farsi vedere nella biblioteca, metteva musica classica a tutto volume e leggeva nella sua poltrona reclinabile. Dopo una o due ore di misteriosa alchimia (la biblioteca era la stanza delle trasformazioni), questo papà che era arrivato triste, grigio, scuro, ne usciva raggiante e felice. La lettura e la musica classica gli restituivano l’allegria, le risate e la voglia di abbracciarci e di parlare.”