L’inverno della cultura di Jean Clair


L’inverno della cultura
di Jean Clair, uscito lo scorso ottobre, è indubbiamente il libro che in assoluto conta il più elevato numero di critiche negative degli ultimi mesi o forse degli ultimi anni: l’autore è stato accusato da autorevoli esperti e critici d’arte nostrani, senza mezzi termini, di essere un disperato, un reazionario ed anche un catastrofista che sputa nel proprio piatto

Eppure il pamphlet di Jean Clair edito da Skira – una impietosa denuncia sullo stato in cui versano l’arte contemporanea  e le strutture museali – è un utile e colto ausilio alla visione dell’irresistibile episodio del film del 1978 Le vacanze intelligenti, proposto alla riflessione dal blog nonsoloproust, dove si racconta la divertente visita della coppia Alberto Sordi – Anna Longhi alla biennale d’arte di Venezia.

Jean Clair, critico d’arte, scrittore, già direttore di grandi musei e membro dell’Académie Française, non propone solo una acuta riflessione sul significato e la funzione dell’arte,  ma evidenzia l’assurdità, la sterilità totale, la stupidità, lo shock e il disgusto provocato troppo spesso dall’arte contemporanea, analizzando, con grande efficacia, la barbarie estetica e la tragica, perversa deriva culturale che essa ormai testimonia: “Siamo entrati nell’inverno della cultura – scrive Clair – e ci resteremo ancora a lungo.”

Sono tanti gli aspetti dell’arte contemporanea che Clair denuncia nel suo libro, provo ad elencarne i principali: la degenerazione dell’arte di artisti buffoni come Jeff Koons, ex marito di Cicciolina, le cui opere spuntano valori milionari, nonché i numerosi e quotatissimi artisti che utilizzano deiezioni, umori corporali, improbabili installazioni, performance corporali, atti vari e produzioni di tipo industriale. Clair in proposito cita Karl Kraus “Quando il sole della cultura è basso all’orizzonte, anche i nani proiettano lunghe ombre”.

Il volume prosegue analizzando le trasformazioni e l’inutilità dei musei, la cui funzione principale è divenuta quella di consacrare, promuovere e vendere l’arte contemporanea, denunciando, poi, le manipolazioni e le spettacolari speculazioni finanziarie dell’arte contemporanea decise da pochi galleristi, e la falsa democratizzazione della cultura rappresentata dalle folle curiose dei grandi eventi espositivi, alla ricerca perenne di spettacolo, distrazione, godimento oculare, fuga dalla noia.

Come non trovare una conferma alle precise analisi di Clair quando si legge che ormai l’arte sta implodendo nell’epoca della sua riproducibilità finanziaria e che la finanza ha preso il posto dell’estetica (Corriere del 29  dicembre 2011), oppure che “andare al museo, farsi fotografare davanti a una riproduzione di Picasso e postarla in tempo reale su Facebook o Twitter fa status” (La Lettura dell’8 gennaio) ed ancora, quando leggo che alcuni critici e scrittori definiti “s-contemporanei” colgono solo le opacità dell’arte contemporanea rischiando di cadere in un conformismo reazionario (Vincenzo Trione su La Lettura del 13 novembre).

Una ulteriore conferma delle riflessioni proposte da Clair ci perviene dalle notizie circa il recentissimo ruolo che nell’arte contemporanea stanno svolgendo galleristi, collezionisti, fiere, musei e artisti cinesi. Le aste di arte contemporanea cinesi registrano ormai un valore doppio di quelle statunitensi, le quotazioni sono alle stelle, i collezionisti numerosissimi acquistano e speculano imitando gli occidentali pur essendo assolutamente privi di conoscenze artistiche.

La funzione taumaturgica dei musei di consacrare le opere d’arte contemporanea e di trasformarle in strumenti finanziari e di venderle, così come è descritta da Clair, è già avviata con successo in Cina e vedrà presto il suo massimo splendore: sono in corso di apertura, in questo enorme Paese, oltre 1000 musei assolutamente vuoti, privi di collezioni e pronti ad ospitare esposizioni e installazioni occasionali di arte contemporanea, almeno fino a quando non scoppierà, inevitabilmente, una bolla finanziaria (si legga in proposito Le speculazioni artistiche di Pechino, musei senza opere di Marco Del Corona, Corriere dell’8 gennaio).

Questo volume di Jean Clair, sicuramente uno dei migliori libri letti negli ultimi mesi (che ha meritato la scorsa settimana una mia seconda ed utile lettura), devo riconoscere che si è rivelato un ottimo strumento di comprensione dei diversi fenomeni culturali legati all’arte (come i circuiti perversi del mondo e del mercato dell’arte), fenomeni che ho avuto la possibilità di discutere ed approfondire già in passato con alcuni amici artisti.

E le critiche feroci al libro di Clair, in particolre quella di essere un reazionario? In una intervista risponde lo stesso autore: “Trovo che non sia un’accusa, ma un elogio, perché significa che reagisco ad una situazione. Siamo in un’epoca in cui l’urgenza non è più di cambiare il mondo, di trasformarlo secondo idee rivoluzionarie, ma di conservare quanto è possibile: patrimonio ecologico, spirituale, artistico, architettonico, intellettuale. Conservare quanto è ancora possibile, non cambiare.”

  • Guarda l’episodio del film Le vacanze intelligenti da nonsoloproust con un brano di Somerset Maugham >> qui
  • Sul mistero della creazione artistica merita una lettura il libro di Pierre Michon Padroni e servitori, vedi > qui

Aggiornamento del 7 febbraio

  • Leggi l’articolo di Jean Clair L’ingannno del critico, da Repubblica del 5/2/12 > qui