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Midnight in Paris un film da vedere e rivedere

Terminata la proiezione avevo già deciso di non lasciare la sala e di rivedere ancora una volta Midnight in Paris, il bellissimo film di Woody Allen che riesce a farmi dimenticare il mediocre e stupido Vicky Cristina Barcelona.

Woody Allen sembra quindi che sia ancora capace di produrre qualcosa di interessante e, con questo film, lo fa nel migliore dei modi possibili, con una storia che è sogno e realtà, vera e pura essenza del grande cinema che ha il dovere di farci sognare così come noi abbiamo il diritto a caderci in quei sogni.

Tutto nel film concorre alla rêverie: una Parigi da sogno (ma Parigi è sempre un sogno!), una bella ed intelligente storia ben interpretata (l’attore Owen Wilson nei panni di Gil è impareggiabile), il migliore umorismo di Woody Allen ed una splendida colonna sonora; un film davvero straordinario dove addirittura non disturba neppure la piccola apparizione di madame Sarkozy (!!).

“Compito dell’artista non è di soccombere alla disperazione, ma di trovare un antidoto per la futilità dell’esistenza” afferma una verosimile Gertrude Stein in un dialogo del film. Questo antidoto per il grande cinema e la grande letteratura  è la finzione, il fantasticare e il sognare.

Ha scritto Mario Vargas Llosa:

“Le finzioni esistono per questo e grazie a questo. Perché abbiamo una sola vita e i nostri desideri e fantasie esigono di averne mille. Perché l’abisso tra quello che siamo e quello che vorremmo essere doveva essere riempito in qualche modo. Per quello sono nate le finzioni: affinché, in quel modo surrogato, temporaneo, precario e contemporaneamente appassionato e affascinante, come è la vita nella quale ci trasportano, incorporiamo l’impossibile al possibile, e affinché la nostra esistenza sia contemporaneamente realtà e irrealtà, storia e favola, vita concreta e avventura meravigliosa.”

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Orizzonte perduto. La leggenda di Shangri-La

Nella lontana epoca d’oro della televisione, quella del grande Ettore Bernabei, quando avevamo solo uno o due canali, quando la programmazione era indenne da sciocchezze e volgarità e ricca di qualità, tanta qualità da aver influenzato le coscienze, l’immaginario e la cultura di almeno due generazioni di connazionali, anche le scelte cinematografiche proposte in quegli anni erano straordinarie.
 
Nell’unica prima serata della settimana destinata al cinema (giorno atteso sempre con ingenua trepidazione), ottenuto dai miei genitori il permesso speciale di oltrepassare la soglia oraria di Carosello (le Colonne d’Ercole della mia gioventù!), potevo assistere a tanti bellissimi film divenuti poi indimenticabili per me. Uno di questi è Orizzonte perduto di Frank Capra.
 
E’ stato Colin Thubron in una pagina del suo volume sul pellegrinaggio al monte Kailash in Tibet (vedi il post del 9 ottobre scorso) a ricordarmi questo film e il libro dello scrittore inglese James Hilton dal quale ha origine. Libro e film che hanno contribuito, insieme ai resoconti dei viaggiatori che dal XVIII secolo in poi hanno raccontato il Tibet, a creare l’utopia mitica tibetana di un luogo lontano, misterioso e irraggiungibile, di puro desiderio umano e di grande e profonda spiritualità.
 
Nel libro Orizzonte perduto di James Hilton (ed. Sellerio) scritto nel 1933 e nel film di Frank Capra, uscito nel 1937, la leggenda prende il nome di Shangri-La, una valle mitica, nascosta tra le più alte vette dell’Himalaya, dove una comunità felice, governata da monaci saggi e veggenti, tenta con le armi della cultura, della sapienza e della moderazione di salvare il mondo dalla sua autodistruzione, riuscendo addirittura a sconfiggere il trascorrere del tempo.
Orizzonte perdutoIl film di Frank Capra visto da ragazzino mi provocò una profonda impressione, non l’ho mai dimenticato, e quando Colin Thubron ne ha scritto, non ho perso tempo, rapidamente ho cercato e letto il libro poi, con grande emozione, ho rivisto il film.
 
Rispetto al libro, il film di Frank Capra presenta numerose variazioni nella storia e nei personaggi, ma tuttavia  riesce straordinariamente a convincere lo spettatore che ha appena terminato di leggere la storia; sceneggiatore e regista hanno realizzato un’opera cinematografica complementare ma perfettamente integrata nel racconto del libro. Risultato questo davvero sorprendente.
 
In Orizzonte perduto il personaggio centrale è Robert Conway, interpretato nel film da Ronald Colman, splendida figura di diplomatico, intellettuale poliglotta e coltissimo, ex militare passato attraverso gli orrori delle trincee della Grande Guerra, deluso e disincantato spettatore del mondo e della vita, uomo d’azione carismatico, affascinante, perfetto destinatario dell’utopia della felicità di Shangri-La, utopia che tuttavia tradirà ma che poi disperatamente cercherà di nuovo di raggiungere e riconquistare.
 
Il film si conclude a Londra, dove ai funzionari del ministero degli esteri britannico giungono confuse notizie di Robert Conway dalla lontana Cina, della sua sparizione e dei suoi folli e disperati tentativi di ricerca tra le montagne dell’Himalaya di una valle perduta e magica chiamata Shangri-La, un luogo fantastico che forse Conway finalmente riuscirà a raggiungere.
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Infernapoli al cinema: Passione, Gorbaciof e Una vita tranquilla

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Ormai con Napoli ognuno ci fa un pò quel che gli pare. Una generale, copiosa, sterile, esagerata attenzione copre Infernapoli in tutti i suoi aspetti. E’ così anche nei libri e al cinema non poteva andare diversamente.
 
Infernapoli al cinema è stata rappresentata nella passata stagione cinematografica da ben tre film: Passione, Gorbaciof e Una vita tranquilla.

Passione film di TurturroPassione. La passione della musica? Bene, eccola Infernapoli musicale vista dal famoso attore-regista italoamericano, che ammicca allo spettatore: venite, venite con me, andiamo a scoprirla questa città… quante sorprese!…e sorride felice della sua opera. Ma in quanti interpretano la musica di questa città? Una cantante portoghese (Misia), una tunisina (la splendida M'barka Ben Taleb), tanti altri cantanti e gruppi che hanno fatto la storia e che forse saranno il molteplice futuro della musica napoletana.

C’è anche un grande e dimenticato Fausto Cigliano che tutti pensavamo defunto da tempo. Ognuno ci mette il suo peculiare stile, ognuno ci vede qualcosa di differente, ognuno ci fa quel che vuole della musica e della città, tutti insieme cantano, suonano e ci mettono tanta, tanta passione. Che bello, devo proprio comprare il disco. Sarà già uscito?
 
E se lo sfondo della città non è abbastanza colorito, è facile, i graffiti sui muri e sui portoni possono essere subito esagerati: più colore! più colore! gridava il famoso attore regista italoamericano al pittore ingaggiato per l’occasione.
 
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Gorbaciof.
Ho letto in una cronaca che la troupe di Gorbaciof nel girare le scene dove Servillo-Gorbaciof cammina per le strade della Ferrovia e di Poggioreale non ha avuto bisogno di bloccare traffico, usare comparse e chiedere alla gente di non disturbare le riprese. Semplicemente Toni Servillo camminava e la telecamera lo seguiva. Nessuno si meravigliava della sua strana andatura, della sua faccia altera e strafottente, del suo sguardo indifferente, della sua giacchetta fuori moda e troppo stretta o dei pochi capelli inzuppati di brillantina. Perché?
 
Perché? si chiederà forse chi mi legge troppo a nord o troppo a sud di Infernapoli. Perché è normale vedere tipi così in giro per Napoli. Personaggi che tengono scritto in faccia che usano la città per quel che possono, che si muovono disinvolti e sicuri in un mondo dove se sei una tigre è molto meglio, ma tanto poi nulla cambierà, il tuo destino a Infernapoli te lo porti cucito addosso.

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Una vita tranquilla. Il destino ad Infernapoli lo porti cucito addosso anche se scappi via, se ci si nasconde in Germania: bella casa, bel lavoro, bella moglie e bel bambino biondo. Il destino segue il protagonista di questo film perché segue la spazzatura. Sì, dietro la munnezza napoletana comprata dall’azienda tedesca arrivano loro, i soldati della camorra. E fanno il viaggio per un solo motivo: uccidere, perché qualcosa in quel contratto di munnezza non è andato come doveva.
 
Una traccia, un ricordo, un figlio mai dimenticato, un passato che ritorna, un passato che non è mai cambiato, eterno presente di Infernapoli, lo scoverà nel suo rifugio e irromperà nella sua vità con il suo gravoso carico di morte e di dolore. Poi ancora una fuga. Lo spettatore sa bene che sarà inutile.
 
Ancora un titanico Toni Servillo, nell’interpretazione forse più bella ed intensa della sua carriera.

Broken Flowers di Jim Jarmusch

 Broken flowers

Cosa ci fa il tempo con le nostre vite? Crediamo veramente di conoscerci? Chi siamo veramente per gli altri?

Tra incomunicabilità e solitudine, Broken Flowers racconta un viaggio alla ricerca di un possibile figlio che diviene l’occasione di un viaggio verso un passato fatto di donne amate un tempo e ormai sconosciute. Don è il nome del protagonista di questo capolavoro cinematografico di Jim Jarmusch, Don, come Don Giovanni, straordinaria interpretazione di Bill Murray, uno straniato, riluttante, perplesso osservatore della vita che gli scorre intorno.

Winston, il vicino amico di Don, studia gli enigmi e il mistero delle vite altrui, si appassiona al caso di Don. Usa il computer, prepara per Don la strategia di ricerca del figlio possibile, trova notizie su internet, predispone itinerari, prenota biglietti aerei, noleggia auto. Unica traccia: il colore rosa.

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Winston è l’opposto di Dan. Dan è ricco non deve lavorare, Winston è un operaio ossessionato dal timbrare il cartellino, Dan è solo nella sua casa enorme, Winston ha una piccola casa, una caterva di figli e una moglie fedele.

“E’ curioso come cambi la vita della gente” afferma un personaggio del film.

Tra citazioni letterarie (Lolita, il mio vero nome è Lolita…), mazzi di fiori rigorosamente rosa e una straziante indimenticabile colonna sonora di musica da viaggio (dove campeggia maestoso il jazz etiopico di Mulatu Astatke), Don viaggia in storie stravaganti di donne che forse un tempo credeva di conoscere ed amare. Ma, in realtà, Don per ogni donna era un uomo diverso e ogni donna era diversa per Don, solo qualcosa di rosa è comune a tutte loro.

Consiglio filosofico per chi sta facendo un road trip: “il passato è passato e il futuro non è ancora arrivato, l’unica cosa che esiste è il presente”.

La cinepresa gira intorno al volto desolato e perplesso di Don- Bill Murray; il film finisce.

Fantastico Jim Jarmusch!

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Broken flowers 7Murray e Jarmush                                                                     Bill Murray con Jim Jarmusch