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E’ necessaria una strategia economica per l’Italia e il Mezzogiorno

Riproduco parte di una introduzione ad un Rapporto economico pubblicato il mese scorso (giugno 2013) del quale ho curato la redazione. Si tratta di una breve, sintetica ed aggiornata panoramica sull’attuale evoluzione dell’economia nazionale e meridionale. In fondo al post c’è una bibliografia per chi è interessato ad approfondire gli argomenti trattati.

Quadro macroeconomico e scenari evolutivi

L’economia internazionale

Nel primo trimestre dell’anno l’Eurozona ha stabilito il record per il più lungo periodo di recessione. Le ultime stime Eurostat evidenziano infatti, anche per i primi tre mesi dell’anno, una discesa del Pil del -0,2% (ZE 17) e del -0,1 (ZE 27) che segue la contrazione già rilevata nel 2012 (-0,6% ZE 17).

Nel 2013, secondo le principali previsioni OCSE e FMI, la recessione nella zona euro continuerà a perdurare, con un calo del Pil pari a -0,3%, riconducibile sia agli andamenti negativi delle economie di Spagna, Italia, Paesi Bassi e Francia, che al limitato apporto dell’economia tedesca che, nel corso di quest’anno, dovrebbe contenere la propria crescita tra lo 0,4 e lo 0,6%.

Nel contesto mondiale viene osservato, nel 2012 e nei primi mesi del 2013, un miglioramento delle economie emergenti e di quella USA e Giapponese – pur comunque in una prospettiva di eterogeneità geografica ed incertezza nei volumi di crescita – oltre che una positiva e complessiva stabilizzazione delle condizioni dei mercati finanziari globali.

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L’economia italiana

Per quanto riguarda il nostro Paese, le recenti stime pubblicate dall’Istat sull’andamento congiunturale del prodotto interno lordo segnano, per i primi tre mesi dell’anno in corso, il settimo andamento trimestrale negativo consecutivo. Dopo la pesante caduta registrata nel 2012 (-2,4%) il Pil, secondo le diverse previsioni macroeconomiche, continuerà anche per il 2013 a marcare un ulteriore andamento recessivo stimato tra il -1,6% (FMI) e il -1,8% (Istat e OCSE).

Si tratta di risultati e di scenari preoccupanti che confermano il trend decennale di stagnazione prima e poi di recessione in cui versa l’economia italiana, dove, come è stato osservato, “tra il 2007 e il 2013 il Pil è sceso di oltre l’8% ed è tornato ai livelli del 2000. Nessun altro Paese dell’Eurozona sta vivendo una simile caduta, ad eccezione della Grecia”.

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Il protrarsi dell’andamento recessivo dell’economia italiana determinerà, nell’anno in corso, un peggioramento dei principali indicatori economici, tra questi una flessione della domanda interna (-2,5%), della domanda e dell’offerta di credito, una riduzione della spesa delle imprese e delle amministrazioni pubbliche, un aumento della disoccupazione (11,9%) e una compressione dell’occupazione (-1%); mentre permane anche per quest’anno una moderata crescita delle esportazioni (+2,3%). Sul versante della finanza pubblica è proseguito nel 2012 il percorso di risanamento dei conti pubblici conseguendo un significativo miglioramento del rapporto deficit/Pil (rientrato nel 3%) ma non del rapporto tra debito pubblico e Pil che ha raggiunto il 127% (+6,2% rispetto al 2011) e che potrà migliorare e fermare la sua corsa solo quando il denominatore del rapporto – il Pil – crescerà.

Il Mezzogiorno, andamenti e previsioni al 2015

Le previsioni Unioncamere – Prometeia, che rendono disponibili al 2014-2015 una serie di elaborazioni articolate a livello provinciale e regionale, confermano sostanzialmente uno scenario recessivo per l’economia italiana nel 2013 e deboli segnali di ripresa nel 2014-2015. Per il Mezzogiorno e la Campania il peso della recessione da sopportare appare particolarmente gravoso: nel 2013 il valore aggiunto della Campania e delle regioni meridionali si contrarrà più sensibilmente rispetto al dato medio nazionale.

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Tra il 2013 e il 2015, inoltre, si prevede, nelle circoscrizioni meridionali, una riduzione del valore aggiunto procapite che tornerà a valori precedenti l’anno 2011, mentre il valore aggiunto per occupato si manterrà sostanzialmente invariato. Nel periodo considerato, in tutte le circoscrizioni è prevista una sostanziale tenuta delle esportazioni che, seppur limitatamente, segnano una crescita in rapporto al valore aggiunto prodotto.

Per il prossimo triennio le previsioni Unioncamere – Prometeia definiscono scenari nei quali l’occupazione meridionale non crescerà a fronte di un progressivo aggravamento del tasso di disoccupazione; tali previsioni negative succedono alla forte caduta dell’occupazione nel Mezzogiorno che negli anni dal 2008 al 2012 ha pagato il prezzo più alto per la crisi: 300 mila occupati in meno a fronte delle 200 mila unità lavorative perse dal sistema produttivo delle regioni del centro-nord.

Nella fragile economia del Mezzogiorno la flessione dell’occupazione, in particolare di quella industriale, accentuata dalla recessione, favorisce ulteriormente il passaggio al lavoro irregolare e nero, determinando così condizioni di disoccupazione e sottoccupazione strutturale ed endemica, di dequalificazione e desertificazione del sistema produttivo che alimentano l’economia irregolare.

Una strategia per l’Italia e il Mezzogiorno

Come recentemente rilevato dal ministro Trigilia, siamo certamente ad uno dei momenti più difficili della storia del Sud dagli anni ‘50 che richiede il rilancio di una strategia complessiva per il Mezzogiorno. Strategia che necessariamente dovrà ripartire dall’adozione di politiche di sviluppo regionali orientate ad investimenti di industrializzazione, politiche che, nel ventennio successivo alla chiusura dell’Intervento straordinario, in un clima politico di disinteresse per le sorti dell’economia meridionale, si sono progressivamente ridotte e, in questi ultimi anni, risultano quasi cancellate, accentuando i già profondi divari territoriali.

Per invertire il lungo processo di stagnazione, declino e recessione del Paese e, quindi, del Mezzogiorno, servono articolate strategie complessive di sviluppo, forti misure antirecessive, il superamento delle politiche di austerità, una adeguata strumentazione e le risorse necessarie, anche se i vincoli determinati dall’adozione del Patto di stabilità del marzo 2012 e la dimensione del debito pubblico limitano fortemente scelte di politica economica orientate al sostegno della crescita.

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Approfondimenti bibliografici

– Banca d’Italia, L ’industria meridionale e la crisi, Napoli, Aprile 2013.

– Banca d’Italia, Bollettino economico, n. 72, aprile 2013.

– Banca d’Italia, Il turismo internazionale in Italia: dati e risultati, marzo 2013.

– Daveri F ., E’ la crisi non l’austerità la causa dei debiti pubblici, 28 maggio 2013, in lavoce.info.

– Eurostat, Euroindicateur – Communiqué 74, 15 mai 2013.

– Fondazione Ugo La Malfa, Le imprese industriali del Mezzogiorno. Secondo rapporto 2008-2011, Roma, 2012.

– Istat, Rapporto annuale 2013, Roma, 2013.

– Istat, BES 2013, Il benessere equo e sostenibile in Italia, Roma, 2013.

– Istat, Le prospettive per l’economia italiana nel 2013-2014, Roma, 6 maggio 2013.

– Istat, L ’Italia del Censimento. Struttura demografica e processo di rilevazione. Campania, Roma, 2012.

– La Malfa G., Gawronski P ., Solo i consumi rilanciano il Pil, in Il Sole 24 ore del 23 aprile 2013.

– OCDE, Perspectives economiques n.93, 29 mai 2013.

Per il Mezzogiorno subito i fondi Ue non spesi, intervista al ministro Carlo Trigilia, in Il Mattino del 23 maggio 2013.

– Pianta M., Nove su dieci. Perché stiamo (quasi) tutti peggio di 10 anni fa, Roma-Bari, Laterza, 2012.

– Prota F . – Viesti G., Senza Cassa. Le politiche di sviluppo del Mezzogiorno dopo l’intervento straordinario, Bologna, Il Mulino, 2013.

– Skidelsky R., Austerità, un fallimento annunciato, 23 maggio 2013, Project Sindacate, traduzione in keynesblog.com.

– Unioncamere – Fondazione Symbola, PIQ – Prodotto Interno Qualità. Rapporto 2011, Roma, 2012.

– Viesti G., Il Sud vive sulle spalle dell’Italia che produce: falso!, Roma-Bari, Laterza, 2013.

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L’Italia che va a scuola di Salvo Intravaia


Se i nostri ministri tecnici avessero letto L’Italia che va a scuola di Salvo Intravaia (ed.Laterza) non avrebbero sottratto, nel recente provvedimento detto di spending review,  ben 200 milioni di euro all’Università per finanziare la scuola privata e neppure avrebbero tagliato cattedre nelle scuole del Mezzogiorno  ma, forse, avrebbero preferito combattere con misure rapide ed efficaci la dispersione scolastica perché questa, come documenta Intravaia, ci costa ogni anno ben 4 miliardi di euro.

Procedere in tal senso non sarebbe stato neppure difficile, sarebbe bastato dare efficaci poteri in merito ad un oscuro sottosegretario del ministero dell’Istruzione, chissà come capitato in questo governo, che l’argomento lo conosce benissimo: Marco Rossi Doria.

Ma il buon Marco Rossi Doria nel contesto di questo governo può, potrà e potrebbe fare ben poco, quindi ritorniamo al libro di Intravaia che, comunque, spiega come la dispersione scolastica sia aumentata negli ultimi anni del 22%, aggiungendo così un altro miliardo di costi da sopportare.

Dico subito che questo libro di Intravaia è prezioso per poter capire cosa sia la scuola “reale” in Italia, una macchina “che vede impegnati oltre un milione e 100 mila impiegati – dirigenti, docenti e non docenti – in attività in 42 mila plessi scolastici frequentati da oltre 7 milioni e 800 mila alunni”.

Il libro procede analiticamente toccando tutti gli aspetti del sistema scolastico che occorre conoscere per farsi un’idea precisa di come funziona la scuola: ci sono capitoli dedicati ai docenti, agli alunni, ai presidi, ai disabili, ai genitori, ai bidelli, agli edifici scolastici “sgarrupati” e alla scuola privata. Niente è dimenticato da Intravaia.

In ciascun  capitolo sono documentate assurdità burocratiche, contraddizioni, ritardi, sprechi, occasioni mancate e relative origini del tutto, in un crescendo veramente preoccupante ed angosciante.

Emblematico il dato riportato sulla spesa per alunno nel nostro Paese nel 2009:  1.461.euro nelle regioni settentrionali, 1.387 in quelle centrali e solo 716 euro nel Mezzogiorno, ovvero meno della metà di quanto speso al Nord!

Ma il problema più grande evidenziato in questo libro è dato dalla constatazione (e dimostrazione) dell’assoluta mancanza di competenze e di conoscenze reali sul sistema scolastico che hanno manifestato da sempre tutti i ministri che si sono succeduti e tutti coloro che hanno preso decisioni sulla scuola, con effetti sempre più devastanti e irreversibili.

Analisi come queste ci convincono che nostro Paese non esiste un vero modello educativo e scolastico e che, di fatto, nessun governo ha mai veramente creduto che l’educazione è il vero motore dello sviluppo.

 Scrive Intravaia: Quando si afferma che coloro che legiferano non hanno la più pallida idea di cosa sia la scuola reale, vorremmo tanto essere smentiti.

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Sul tema vedi i miei post precedenti su:

  • L’indagine PISA 2009 >> qui
  • Ricerca, innovazione e sviluppo del capitale umano >> qui
  • Il libro Il capitale umano di Cipollone e Sestito (ed. il mulino) >> qui
  • Chi è Marco Rossi Doria?  >> qui

1933, Rodolfo De Angelis canta “Ma cos’è questa crisi” (parapà papà)

Rodolfo De Angelis (Napoli, 27 febbraio 1893 – Milano, 3 aprile 1965)

“Ma cos’è questa crisi” cantava nel 1933 il geniale e poliedrico artista napoletano Rodolfo Tonino, in arte Rodolfo De Angelis. In quegli anni la Grande Crisi del ’29 attraversa l’oceano e raggiunge l’Europa, Italia compresa.

Il fascismo rispose alla crisi, in accordo a quanto pare con il testo della canzonetta, investendo nella grande industria (creando l’IRI fondato e presieduto dal grande e dimenticato Alberto Beneduce ), nelle politiche sociali (fasciste ma pur sempre politiche sociali) oltre che intervenendo sul sistema bancario nazionale. Certo, poi finì anche con la guerra…

La canzonetta di Rodolfo De Angelis è divertente, orecchiabile e pare abbia avuto grande successo all’epoca (come non poteva!). Il testo poi merita un ascolto attento ed anche una lettura attenta e così se ne scoprirà l’attualità: mi sembra che in sintesi e con intelligenza ci siano riportati buona parte dei nostri  odierni  problemi (compresi coloro che non rinunciano a “grattare” oppure all’opinione della parte del leone) ed anche qualche soluzione possibile, keynesiana a quanto pare, parapà papà!

Ma Cos’è Questa Crisi? (1933)
di Rodolfo De Angelis

Si lamenta l’impresario che il teatro più non va
ma non sa rendere vario lo spettacolo che dà
“ah, la crisi!”

Ma cos’è questa crisi?
Ma cos’è questa crisi?

Metta in scena un buon autore
faccia agire un grande attore e vedrà…
che la crisi passerà!

Un riccone avaro e vecchio dice: ahimé così non và
vedo nero nello specchio chissà come finirà
“ah, la crisi… mmh”

Ma cos’è questa crisi?
Ma cos’è questa crisi?

Cavi fuori il portafogli
metta in giro i grossi fogli e vedrà…
che la crisi finirà!

Si lamenta Nicodemo della crisi lui che và
nel casino di Sanremo a giocare al Baccarat:
“ah, la crisi sa… capirà la crisi oh…”

Ma cos’è questa crisi?
Ma cos’è questa crisi?

Lasci stare il gavazzare
cerchi un po’ di lavorare e vedrà…
che la crisi passerà!

Tutte quante le nazioni si lamentano così
conferenze, riunioni, ma si resta sempre lì
“ah la crisi… eh…”

Ma cos’è questa crisi?
Ma cos’è questa crisi?

Rinunziate all’opinione
della parte del leone e chissà…
che la crisi finirà!

L’esercente poveretto non sa più che cosa far
e contempla quel cassetto che riempiva di danar
“ah, la crisi Signur!”

Ma cos’è questa crisi?
Ma cos’è questa crisi?

Si contenti guadagnare quel che è giusto
e non grattare e vedrà…
che la crisi passerà!

E perfin la donna bella alla crisi s’intonò
e per far la linea snella digiunando sospirò:
“ah, la crisi… oh signora la crisi”

Ma cos’è questa crisi?
Ma cos’è questa crisi?

Mangi un sacco di patate
non mi sprechi le nottate e vedrà…
che la curva tornerà!

Ma cos’è questa crisi?
Ma cos’è questa crisi?

Chi ce l’ha li metta fuori
circolare miei signori e chissà…
che la crisi finirà!

  • Ascolta via you tube la canzonetta  >> qui
  • Qualche notizia su Rodolfo De Angelis >> qui
  • Cos’è e cosa è stato l’IRI? leggi >> qui qui
  • Vita e opere di Alberto Beneduce il primo presidente dell’IRI >> qui
  • Alberto Beneduce (Caserta, 29 maggio 1877 – Roma, 26 aprile 1944) nominato da Mussolini nel 1933 primo presidente dell’IRI

L’Italia e il Mezzogiorno negli scenari della crisi globale

Riproduco di seguito alcune parti di una introduzione ad un rapporto economico sulla provincia di Napoli che ho recentemente curato e che sarà pubblicato il 14 maggio prossimo. Si tratta di una breve,  sintetica ed aggiornata  panoramica sull’ attuale evoluzione dell’economia nazionale e meridionale. Al termine del post c’è una bibliografia per chi è interessato ad approfondire l’argomento.

L’economia internazionale

Dopo quattro anni dall’inizio della crisi finanziaria internazionale la ripresa dell’economia mondiale è ancora lontana. Il quadro congiunturale delle economie avanzate e di quelle dell’area dell’euro in particolare, è ancora pesantemente segnato da un rallentamento della crescita, dalla recessione, dalla contrazione dell’attività produttiva.

La riduzione della domanda aggregata – conseguenza questa dei rigorosi processi di ridimensionamento del debito pubblico attuati attraverso misure di contenimento della spesa e di aumento della pressione fiscale – influisce negativamente su consumi ed investimenti contribuendo, così, a deprimere ulteriormente le prospettive di ripresa.

I diversi scenari previsionali circa gli andamenti dell’economia mondiale, elaborati dai principali organismi internazionali, concordano nel delineare una quadro complessivo di incertezza e, in prospettiva, un lento recupero della crescita, degli investimenti e dell’occupazione.

La Banca Mondiale, che ha registrato un tasso di espansione dell’economia globale del 2,7% nel 2011, stima per il 2012 una decelerazione dello 0,2% che porterebbe le prospettive dell’andamento della produzione mondiale ad uno stazionario e prudente 2,5%.

Il Fondo Monetario Internazionale, nelle sue proiezioni pubblicate ad aprile, delinea per l’anno in corso una crescita complessiva dell’economia internazionale superiore solo dello 0,4% rispetto al 2011, mentre, per i  Paesi dell’area dell’euro, si ipotizza una recessione per il 2012 (-0,3%)  e un accenno di ripresa per il 2013 (0,9%).

Occorre rilevare, infine, che le previsioni  circa gli andamenti dell’economia italiana  sono negative e, comunque, le  più basse tra quelle formulate dal FMI per i Paesi dell’area euro: -1,9% per il 2012  e -0,3 %per l’anno 2013.

L’economia italiana e il Mezzogiorno

Le numerose analisi circa le caratteristiche dell’attuale crisi italiana convergono nel riconoscerne una doppia matrice: la prima dovuta alle inevitabili ripercussioni della crisi globale e alle difficoltà di integrazione delle economie europee; la seconda, tutta nazionale, riconducibile alle condizioni economiche in cui da troppi anni, da ben prima del 2007-2008, versa il nostro Paese.

Tali condizioni di difficoltà, divenute ormai caratteristiche strutturali della nostra economia, possono essere ricondotte, in sintesi, ad una perdurante stagnazione economica, ad una scarsa competitività del sistema produttivo, ad insufficienti investimenti in innovazione oltre che alle irrisolte contraddizioni di sviluppo territoriale.

Alle caratteristiche esogene ed endogene della crisi italiana (le cui cause e concause si sommano tra loro) occorre aggiungere le difficoltà dovute agli elevati livelli di debito pubblico sovrano, le cui dimensioni assunte hanno favorito, nell’ultimo anno,  massicce spinte speculative per sottrarsi alle quali sono in corso di adozione rigorose misure di politica fiscale. Misure, queste ultime, che rischiano di accelerare ulteriormente la fase recessiva se non opportunamente bilanciate da lungimiranti e decisi interventi a sostegno della crescita e dello sviluppo.

I dati sui recenti andamenti congiunturali dell’economia italiana, le valutazioni sull’anno che si è chiuso e sui primi mesi del2012, inprimo luogo quelli resi pubblici dalla Banca d’Italia, sono fortemente preoccupanti.

L’ultimo numero del Bollettino economico della Banca d’Italia (n.68, aprile 2012) segnala, tra l’altro, che “nei paesi avanzati l’espansione della domanda aggregata è frenata dal processo di riduzione del debito, sia pubblico che privato” e che nel nostro Paese prosegue il calo del Pil, si è arrestata la ripresa dell’occupazione, la dinamica dei redditi frena i consumi mentre persistono condizioni di difficoltà nell’accesso al credito.

I recenti dati pubblicati dall’Istat su Pil, produzione industriale e occupazione, così come gli andamenti dell’indicatore mensile €-Coin, sviluppato dalla Banca d’Italia per anticipare una stima sull’andamento di fondo del Pil, lasciano pochi dubbi sull’attuale congiuntura e sulle sue prospettive di evoluzione.

Per il Mezzogiorno, che è fuori dall’agenda politica nazionale ormai da tempo, la crisi economica alimentata da cause internazionali o nazionali che siano, si traduce in un insostenibile peggioramento degli andamenti produttivi, in una ulteriore caduta dell’occupazione, della domanda interna e degli investimenti pubblici e privati, secondo dimensioni di gran lunga superiori a quelli rilevabili nelle regioni centro settentrionali, condizioni queste che favoriranno un ennesimo incolmabile peggioramento dei divari economici e sociali territoriali.

Gli scenari previsionali per gli anni 2012 – 2014

Dai dati dell’ultima edizione (aprile 2012) degli scenari di sviluppo delle economie locali italiane, realizzati da Unioncamere e Prometeia attraverso uno specifico modello econometrico basato su diverse fonti istituzionali e sulle indagini condotte dal Centro Studi di Unioncamere, emerge un quadro sostanzialmente recessivo per l’economia italiana per l’anno in corso.

Oltre ad un andamento negativo del valore aggiunto (-1,5%), Unioncamere prevede per il 2012 una frenata dell’export, una ulteriore contrazione della spesa per i consumi delle famiglie e un calo dell’occupazione. Solo nel periodo 2013- 2014 l’economia italiana potrebbe accennare ad un parziale recupero attendendosi una stabilizzazione dei tassi di crescita dei principali indicatori strutturali di sviluppo.

Per il Mezzogiorno, la Campania e la provincia di Napoli, tale contesto recessivo delineato dalle previsioni Unioncamere, assume elevati livelli di criticità e si traduce in un peggioramento sistematico degli andamenti del valore aggiunto, delle esportazioni (che potranno subire una battuta d’arresto), della spesa delle famiglie, dell’occupazione e del tasso di disoccupazione. Quest’ultimo indicatore, secondo le previsioni, raggiungerà, per la provincia di Napoli, il 19% nel corso del 2012, valore nettamente superiore a quello del Mezzogiorno (14,3%) e più che doppio rispetto a quello medio nazionale (9%).

Gli andamenti negativi dei livelli occupazionali sono confermati anche dai risultati dell’ultima rilevazione dell’Indagine Excelsior sulla domanda di lavoro. Per l’anno in corso le imprese della provincia di Napoli hanno dichiarato di voler effettuare 25.020 nuove assunzioni a fronte di oltre 28 mila gli addetti previsti in uscita, con un saldo negativo pari a 3.040 unità. Tale significativa contrazione della domanda di lavoro, manifestata da parte delle imprese, è riscontrabile a livello regionale (in totale 8.300 occupati in meno) così come a livello nazionale (130.000 addetti in meno).

Per il biennio 2013 – 2014, secondo i dati previsionali di Unioncamere, gli indicatori di crescita economica mostrano, per le regioni meridionali, andamenti limitati e comunque inferiori a quelli nazionali; si prefigura così per il Mezzogiorno un inevitabile futuro di incertezza, nella prospettiva di un ulteriore e progressivo allargamento dei divari territoriali con le regioni del Centro-Nord del Paese.

 

Approfondimenti bibliografici

  • Banca d’Italia, Bollettino economico, n.68 aprile 2012 (www.bancaditalia.it).
  • Banca d’Italia, Comunicato mensile €-Coin del 27 aprile 2012.
  • Corte dei Conti,  Audizione del 23 aprile 2012 sul Documento di economia e finanza 2012 (in www.cortedeiconti.it).
  • Gianfranco Viesti, Mezzogiorno a tradimento, Laterza, Roma-Bari, 2009.
  • Vladimiro Giacchè, Titanic Europa. La crisi che non ci hanno raccontato, Aliberti editore, Roma, 2012 (mia recensione qui)
  • Ignazio Visco, Per una crescita sostenuta e sostenibile, in “Il Mulino” n.1 – 2012, pp. 41 – 49.
  • Francesco Farina, Il risanamento economico non basterà a salvarci, in “Il Mulino” n.1 – 2012, pp.85 – 95.
  • M. Bianco, S. Giacomelli, S. Rossi, L’impresa familiare: un’anomalia italiana?, in “Il Mulino” n.1 – 2012, pp.56 – 64.
  • Unioncamere – Symbola, L’Italia che verrà. Industria culturale, made in Italy e territori, Roma, 2011 (in www.unioncamere.gov.it ).
  • Manifesto per una costituente della cultura, in “Il Sole 24 Ore”, Domenicale del 19 febbraio 2012.
  • Silvio Intravaia, L’Italia che va a scuola, Laterza, Roma-Bari, 2012.
  • Istat – Istituto Nazionale di Statistica, Noi Italia. 100 statistiche per capire il Paese in cui viviamo, edizione 2012, Roma (volume disponibile nel sito www.istat.it ).
  • Istituto G. Tagliacarne, Reddito e occupazione nelle province italiane dal 1861 ad oggi, Nota Rapida n.1/2011 (disponibile nel sito www.tagliacarne.it).

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“Lavoro senza contratto in una fabbrica clandestina di prodotti adulterati di marca falsificata” “E’ un settore con futuro” (El Roto – El Pais)

“Dietro i numeri ci sono persone”  “Ebbene che si facciano da parte!” (El Roto – El Pais)