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Tag: Erri De Luca

La doppia vita dei numeri di Erri De Luca e un video con Isa Danieli

la doppia vita dei numeri

Lo scorso novembre ho ascoltato l’attrice napoletana Isa Danieli in una indimenticabile lettura di un brano di La doppia vita dei numeri di Erri De Luca (qui in fondo il video).

L’occasione è stata offerta dalla sede di Napoli dell’Istituto di cultura francese che ha ospitato la presentazione del magnifico film Il turno di notte lo fanno le stelle, scritto da Erri De Luca ed interpretato da Enrico Lo Verso e Nastassia Kinski.

Dell’attrice Isa Danieli è imperdibile la commovente interpretazione della madre dello scrittore nel primo cortometraggio del 2011 di Erri De Luca intitolato Di là dal vetro, uscito in libreria insieme al racconto I pesci non chiudono gli occhi.

Sul libro La doppia vita dei numeri  propongo la lettura, qui di seguito, di una breve recensione della giornalista belga Vanja Luksic pubblicata nel n.985 del 1° febbraio 2013 della rivista Internazionale.

In La doppia vita dei numeri, la poesia in prosa di Erri De Luca diventa teatro poetico. E non un teatrino di basso livello, ma quello napoletano, il teatro della tradizione di Eduardo De Filippo, abitato da “presenze” nostalgiche, ma estremamente preziose.

Lui e Lei si ritrovano a Napoli, a casa di Lei, per passare insieme la sera dell’ultimo dell’anno. Parlano molto, del passato e della loro città. La sorella accusa il fratello scrittore di non provare un vero affetto neanche per Napoli. La risposta è splendida: “Non ci ho mai pensato se voglio bene a Napoli. Come chiedermi se voglio bene alle mie unghie, ai capelli. Non so se voglio bene a delle parti del mio corpo… Ci sto dentro, tutto qua”.

Nel menù del cenone, a parte una favolosa Genovese, ci sono anche i numeri per giocare a tombola. Quella di una volta, di quando erano vivi i loro genitori. Allora, durante i festeggiamenti per il capodanno, “accadeva il prodigio di estrarre, insieme ai numeri, una folla di storie in una lingua mista”.

Ma questa volta il prodigio è ancora più straordinario: i genitori accettano l’invito della figlia a giocare. “I fantasmi”, afferma De Luca, “rispondono a chi ha bisogno di loro, come i santi”.

Un piccolo gioiello.

  • Isa Danieli legge un brano da La doppia vita dei numeri, Napoli, 19 novembre 2012 >> qui (da youtube)

il turno di notte

di là dal vetro

Infernapoli – Questa città di Letti Sfatti e Erri De Luca

questa città  

“L’arte può confortare noi singoli ma non può nulla contro la realtà” ha scritto Stefan Zweig. E nulla può fermare la realtà del degrado permanente di Infernapoli,  neppure l’arte, la letteratura, la musica, la fotografia di Questa città, libro-progetto con dvd, realizzato da Letti Sfatti e Erri De Luca, recentemente pubblicato da Testepiene.
 
“Infernapoli è un animale metamorfico che insegue, ansima addosso, chiude ogni sbocco: non resta che entrare nelle sue viscere, alla ricerca di una via di fuga.” (da: Napoli assediata di Giuseppe Montesano e Vincenzo Trione, Tullio Pironti editore).
 
Infernapoli è un tag che da anni in questo mio blog segna, marca le mie riflessioni, le mie letture su questa città (vedi qui a lato).
 
Da qualche giorno in libreria, Infernapoli è anche un racconto di Peppe Lanzetta.

foto di Sergio SianoInfernapoli è una città ormai assuefatta, impermeabile, martoriata, rinchiusa in un grottesco ed  infernale presente urbano senza futuro e senza speranza.
 
Letti Sfatti e Erri De Luca tentano inutilmente di reagire con questo libro, con una bellissima canzone, con un video clip, con riflessioni sull’hinterland napoletano, sul quartiere del Vomero e sulla musica napoletana e con le contundenti foto di Sergio Siano.
 
Ma questa città è ormai solo un malato terminale:
 
Questa città
è bella solo se la pensi e non la guardi
perché se la guardi poi ci pensi
è un malato terminale
che sta bene dentro il male
che sta male dentro il bene

 
Il poeta e scrittore valenciano Josep Piera, dopo un suo soggiorno a Napoli nel 1984, ha scritto:
 
“Napoli è questo: un prezioso cadavere pieno di vermi umani che si moltiplicano quanto più avanza la corruzione della morte. Un bellissimo cadavere barocco.”

Tu non c’eri di Erri De Luca

Erri De Luca tu non c
Tu non c’eri, di Erri De Luca (ed. Dante & Descartes), è un intenso e toccante dialogo interiore di un figlio con il proprio padre, in sei brevissime scene. In poche decine di pagine, attraversate da una scrittura netta, che intaglia le parole in frasi precise, sempre al limite della poesia, Erri De Luca ci avvicina ad un uomo che cerca, sulle pareti di una montagna, i segni lasciati dall’assenza del proprio padre. 
 
Nel rimbalzare dei rimproveri e delle accuse del figlio, il padre spiega e oppone la storia di una vita diversa e lontana, consegnata all’impegno politico e poi rivoluzionario, fino alla lotta armata conclusa nei lunghi anni del carcere. Ma le parole del padre non potranno mai lenire il dolore del flglio.
 
"Me la sono dovuta cavare senza padre. Ma non ero orfano, portavo il tuo lutto ma tu c’eri, da qualche parte. Mi hai escluso dalla tua vita".
 
Nelle ultime due scene il dialogo si fa serrato mentre la distanza tra padre e figlio è incolmabile: dopo la prigione, tra loro si interpone prima la montagna, dove il padre si rifugia, e poi la morte.
 
Tu non c’eri è la storia di una dolorosa assenza che il dialogo e il confronto tra vite lontane e diverse rende inconciliabili. O forse no? Il dialogo interiore del figlio con il padre finisce per contenere le ragioni del padre, accettandole le legittima senza comprenderle. Ma non ha importanza, il figlio comunque spenderà in contanti tutto il suo amore per il padre nella vita che si perpetua.
 
La lettura diTu non c’eri non lascia indifferenti perché è una profonda, commovente riflessione sull’essere figli, sul diventare padri e sulla forza dell'amore tra padri e figli.

Erri De Luca – Il peso della farfalla – Penultime notizie circa Ieshu/Gesù

erri de lucaFaccio parte da anni di quel sempre più numeroso ed eterogeneo stuolo di lettori che attende ed accoglie con grandissima gioia l’uscita di un nuovo libro di Erri De Luca. Se poi i libri usciti nel volgere di pochi mesi sono due (Il peso della farfalla e Penultime notizie circa Ieshu/Gesù), la gioia si raddoppia, e il piacere della lettura arriverà a quadruplicarsi: gli smilzi libretti di Erri De Luca vanno sempre letti e poi subito riletti, sono fatti di una scrittura che richiede di masticarne le parole con pazienza.
 il-peso-della-farfalla-erri-de-lucaIn poco più di cinquanta pagine Il peso della farfalla (ed. Feltrinelli) racconta di un giorno di novembre in cui due re, il re dei camosci e il re dei cacciatori, si scontrano in un’ultima sfida, in un duello troppo a lungo rinviato. I due sono creature libere, fiere, forti, solitarie e condividono una vita magnifica trascorsa tra i boschi, in montagna guardando in alto le aquile e il cielo.
 
In ogni specie sono i solitari a tentare esperienze nuove. Sono una quota sperimentale che va alla deriva. Dietro di oro la traccia aperta si chiude.
 
Quel giorno di novembre ambedue sazi di vita e di giorni sentiranno la stanchezza e il declino, sentiranno che il proprio tempo è scaduto. Per loro si avvicina l’inverno e il tempo del silenzio.
 
Quel mattino di novembre si svegliò stanco. Da molti anni dominava il territorio, sfidato da nessuno.
 
Quel mattino di novembre si svegliò stanco e seppe che era l’ultima stagione di supremazia.
 
La vittoria sull’animale avrà per il cacciatore il valore amaro di una sconfitta e sarà il peso impercettibile di una farfalla a deciderne la morte. Trascorreranno l’inverno in silenzio perduti nella neve, immobili, incastrati uno sull’altro, poi in  primavera un boscaiolo li troverà e finiranno seppelliti insieme.
 penultime notizie erri de luca
Terminata la lettura di Penultime notizie circa Ieshu/Gesù (edizioni Messaggero Padova) ho acquistato altre quattro copie del libro che ho destinato a Nicola, Enzo, Peppe e Lello, così oggi condivido con tutti loro la gioia e la forza di parole che non danno tregua al mondo finchè non saranno compiute, parole e notizie che perciò saranno sempre penultime, provvisorie, sospese in attesa di realizzarsi.
 
In piccoli, brevi e intensi capitoli, Erri De Luca, come già è avvenuto in tanti suoi libri, esplora la Sacra Scrittura, soffermandosi su alcune sue storie e sulle parole che rilette e ritradotte dall’ebraico possono svelarne un nuovo, più attuale e più profondo senso. Un nuovo e più profondo e forte senso capace di produrre sorpresa e meraviglia nel lettore attento.
 
Ecco allora susseguirsi pagine di rara bellezza sul discorso della montagna; sul profumo del legno della croce capace di far sorridere sul Golgota a Gesù, il figlio del falegname; sul sogno di Giuseppe, il più credente degli uomini in terra capace di credere con la sovrabbondanza dell’amore, non con la carestia della sapienza e sul divertente errore di Melchiorre giunto in ritardo alla mangiatoia del bambino.
 
Le tre paginette sul deserto, poi, si rivelano una lettura essenziale del Salmo sessantatrè, sull’urgenza della ricerca della divinità nell’oppressione del deserto in cui l’uomo è pellegrino e dove Davide ricercava ardentemente Dio come chi cerca l’aurora nella notte,.
 
Agli esseri umani spetta il deserto. L’incontrano nei rovesci della fortuna quando gli amici si dileguano, l’imparano in una grave malattia, quando anche la premura degli altri, se c’è, non medica l’isolamento della condizione di infermo in lotta con il proprio male (…) Deserto è il campo di concentramento in cui stiviamo i pellegrini che scavalcano il mare, le frontiere, la notte.
 
A tutti quelli costretti in un’angustia, quelli per cui il mondo si è richiuso a sacco sulla testa, auguro la spinta sfrenata di Davide a cercare con forza l’avvento dell’aurora.
 
E’ stata l’ultima parte del libro, però, a provocare in me l’impressione più forte. Leggere il decimo capitoletto intitolato La caloria pulita ha avuto in me l’effetto di dischiudermi definitivamente la comprensione di cosa sia l’amore per Dio, secondo la formula ebraica che Erri De Luca definisce di imperativo futuro  “e amerai Iod tuo Elohìm”.  La risposta è negli essenziali versi del Deuteronomio e nella pregnante e acuta traduzione dall’ebraico di De Luca: la divinità chiede di essere amata “in tutto il tuo cuore e in tutto il tuo fiato e in tutte le tue forze” non con l’intelligenza della mente e del cervello.
 
Quando riceve in sogno l’offerta di un dono da parte della divinità, risponde senza esitare: “un cuore che ascolta” (1Re 3,9). Salomone il saggio per eccellenza, il leggendario sapiente versato in tutte le conoscenze, il principe degli intellettuali di ogni tempo, chiede e ottiene un cuore che ascolta. Perché è quello l’organo dell’intelligenza. L’antico ebraico sapeva che la conoscenza si radica nel cuore, non nel remoto cervello, sede di organi di superficie, naso, occhi, orecchie, gusto. Sa che senza uno scatto di cuore, non si fissa esperienza. Solo il cuore conosce la profondità e non si concede pausa, a differenza della testa che ha bisogno di spegnersi nel sonno. Di questo sta parlando la divinità quando chiede di essere amata “in tutto il tuo cuore”.
 
In una recente intervista Erri De Luca parla di “quella energia superiore fornita dal verbo amare” e aggiunge: “io le notizie sul verbo amare le ho imparate nella scrittura sacra.”
 
Mi rendo conto di essere andato oltre la semplice recensione di due libri, questo post è divenuto qualcosa di diverso, è di fatto una dichiarazione di entusiastica ammirazione per i libri di Erri De Luca che annovero da tempo tra quelli degli autori indispensabili e più consoni al mio personale itinerario di ricerca spirituale .
 
Faccio questa riflessione senza però senza trascurare di ricordare il valore letterario della peculiare scrittura di Erri De Luca più vicina alla poesia che alla prosa.
 
Lo scorso dicembre, in un articolo del Corriere della Sera, il critico letterario Giorgio De Rienzo, ha tracciato un quadro impietoso (ma coraggioso) della letteratura nostrana nel decennio trascorso, definita discontinua, di poco talento, sciatta, piena di luoghi comuni, dove “a parte qualche rara eccezione, offre per lo più un panorama un po’ squallido di scrittori prestigiosi (o popolari) ormai bolsi o privi di idee, legati a clan che sanno imporli e sostenerli”.
 
Il critico del Corriere dichiara così di essere invece più persuaso dalla qualità dei narratori lontani dalla cultura canonica e da modelli letterari ormai consunti, salvando così la coraggiosa denuncia di Saviano, le dense storie di Mauro Corona e le opere di Erri De Luca: “penso soprattutto – scrive De Rienzo –   ai libretti esili ma profondi di Erri De Luca: il solo vero scrittore di rango che per ora ci abbia dato il Duemila”. L’articolo era significativamente intitolato “De Luca, lo scrittore del decennio”.
 
Ho iniziato affermando di far parte di quel sempre più numeroso ed eterogeneo stuolo di lettori di Erri De Luca. Perché eterogeneo? Nella prefazione scritta in occasione della recente riedizione del suo primo libro Non ora, non qui, Erri De Luca traccia con grande umiltà e fierezza i segni di questa eterogeneità fatta di persone tanto diverse, tenute insieme da una comune ricerca, alle quali ha saputo parlare con i suoi libri:
 
Alcune pagine mie sono state su un’isola lontana, in una tenda ad alta quota, nella tasca di un missionario, nelle celle degli sconfitti a vita, in quella di Rita Algranati che ha iniziato a scontare il suo ergastolo per Brigate Rosse a trent’anni dall’appartenenza, sotto l’ombrello di una ragazza bagnata, in un convento di clausura, nelle mani di mio padre cieco, in una custodia di chitarra, in una roulotte di zingari, infine per inerzia pure sopra qualche scaffale. Ovunque le mie pagine sono state in mani migliori delle mie. Non c’è fortuna superiore a questa per chi scrive, né più ambizioso augurio: che vadano dentro il fitto di mischia delle vite altrui.

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– Erri De Luca al programma Uomini e Profeti di Radio Tre su Genesi 6-9 “Noè il giusto” – podcast in mp3 >> qui