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Tag: Jean-Claude Izzo

Piccola inevitabile antologia di Jean-Claude Izzo

Pastis
“Finii il pastis e ne ordinai un altro. Un vecchio amico, Corot, riusciva ad apprezzare il pastis solo dopo il terzo bicchiere. Il primo lo bevi per sete. Il secondo, beh, inizi ad apprezzarne il sapore. Il terzo te lo godi!.” (da Casino Totale)
 
Donne
“A volte succede, per strada. Si incrocia lo sguardo di una donna e ci si volta nella speranza di incrociarlo di nuovo. Senza chiedersi se quella donna è bella, com’è fatto il suo corpo, quanti anni ha. Solo per quello che passa attraverso lo sguardo, in quell’istante: un sogno, un’attesa, un desiderio. Tutta una vita possibile.” (da Chourmo)
 
“Spesso mi capitava di pensare che stringere il corpo di una donna era, in qualche modo, trattenere su di sé quella gioia ineffabile che scende dal cielo verso il mare.” (Solea)
 
Coincidenze
“Ma non credevo nelle coincidenze. Né al caso. A niente del genere. Quando qualcosa accade, c’è sempre una ragione, un senso.” (Chourmo)
 

Ricordi

“Il come e il perché un ricordo riaffiori e ti prenda alla gola lo si ignora sempre. I ricordi sono lì e basta. Pronti ad approfittare della benché minima occasione. Per trascinarti verso mondi perduti. I ricordi, comunque, anche i più belli o i più insignificanti, sono momenti di vita sprecati. Testimoni dei nostri atti incompiuti. Riaffiorano come per cercare di trovare una realizzazione. O una spiegazione.” (Marinai perduti)
 
 
Mediterraneo
“Il Mediterraneo è di genere neutro nelle lingue slave e in latino. E’ maschile in italiano. Femminile in francese. Maschile e femminile in spagnolo, dipende. Ha due nomi maschili in arabo. E il greco, nelle sue molteplici definizioni, gli concede tutti i generi.”
“E perché” domandò Lalla
“Non so. Forse perché ognuno è parziale di fronte al proprio mare. Non so.” (Marinai perduti)
 
Scrivere gialli
“Scrivere gialli non è un altro modo di militare. E’ solo una maniera di trasmettere i miei dubbi, le mie angosce, le mie felicità, i miei piaceri. E’ una maniera di condividere.” (Aglio, menta e basilico)
 

– Sull’universo mediterraneo di Jean-Claude Izzo è da leggere assolutamente Aglio, menta e basilico (con l’ultimo racconto di Fabio Montale)

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Marinai perduti di Jean-Claude Izzo. Le ceneri fredde dell’infelicità

Una nave mercantile viene sequestrata nel porto di Marsiglia, l’armatore è fallito. A bordo restano solo tre uomini, il comandante Abdul, il suo vice Diamantis e il marinaio Nedim. Un libanese, un greco e un turco, sono bloccati nel porto di Marsiglia, tre marinai perduti dietro le loro storie di vita e i loro ricordi, tanti rimpianti e un futuro impossibile. Ciascuno di essi corre verso un destino tragico, la vita è in agguato a Marsiglia.

Con il romanzo Marinai perduti Jean-Claude Izzo ci racconta di tre uomini in fuga da se stessi e spinti dal mare in un porto, in una città, Marsiglia, dove i destini si incrociano confondendo felicità e infelicità.
 
“Marsiglia, lo sapeva, è l’unica città del mondo dove non ci si sente stranieri. Da qualunque posto si provenga, a qualunque razza si appartenga. Si può solo essere marsigliesi, e basta. Lo si legge nello sguardo della gente. Una sensazione unica di universalità.” (pag. 86).
 
Tutto il Mediterraneo si concentra a Marsiglia, una città dove si confondono tutte le cucine tra tante specialità diverse, italiane, francesi, greche, turche, arabe e spagnole. Quando i tre marinai decideranno di preparare un banchetto, Izzo si diverte a sfoggiare un appetitoso elenco di prelibatezze disponibili nei negozi della sua città:
 
“Avevano messo sul tavolo tutto quello che avevano comperato in varie rosticcerie e negozi alimentari di rue d’Aubagne. La via più cosmopolita di Marsiglia. Crocchette di merluzzo, peperoni rossi in insalata, briquat di carne, frittelle di cervella di vitello, chakchouka, brik di pesce, insalata di fave, caviale di melanzane, tiropita, tabulè, cetrioli allo yogurt, piperale, foglie di vite ripiene, calamari in salsa di Salonicco, mussaka. E, naturalmente, olive verdi, e nere, mandorle, noci di acagiù, pistacchi tostati, crema di ceci.” (pag. 232)
 
La scelta dei vini è altrettanto interessante: bianco di Cassis, rosè di Bandol e qualche bottiglia di Lacrima Christi italiano (o meglio napoletano) “di cui Diamantis andava matto”.
Il Cassis bianco è spesso citato da Izzo nei suoi libri, è un vino bianco e profumato (si dice che profuma di mare ed è vero, confermo) che viene prodotto nei pressi della località di Cassis, a pochi chilometri da Marsiglia. Il Cassis è il perfetto e irrinunciabile compagno della Bouillabaisse, la incredibile zuppa di pesce locale (da provare preferibilmente nei locali che aderiscono alla Charte de la Bouillabaisse Marseillaise!)
 
Tornando al libro e alle storie di Abdul e di Diamantis, lo scrittore mette a confronto i due uomini, che forse diverranno amici, con le proprie vite ostinatamente dedicate al mare:
 
“Vedi” disse indicando il largo. “Abbiamo navigato per tutta la vita, e allora? Non abbiamo trovato niente. Né da questa parte dell’orizzonte né dall’altra. Niente. E allora?”
“Non c’è niente da trovare Abdul. Questa è la verità. Niente da cercare. Niente da trovare. E niente da provare” (pag. 230)
 
Abdul e Diamantis sono perseguitati dai loro ricordi. Ricordi di felicità lontane e forse ancora possibili:
 
“I ricordi sono lì e basta. Pronti ad approfittare della benché minima occasione. Per trascinarti verso mondi perduti. I ricordi, comunque, anche i più belli o i più insignificanti, sono momenti di vita sprecata. Testimoni dei nostri atti incompiuti. Riaffiorano come per cercare di trovare una realizzazione. O una spiegazione.” (pag. 37)
 
“Si sorprese a pensare all’avvenire.
Nel futuro tutto esiste, gli aveva predetto un vecchio zio di Céphée, lo stregone Diouf, perché tutto è possibile. Forse davvero tutto era ancora possibile.”(pag. 86)
  
Ma l’avvenire sarà tragico per Abdul e Nedim. E Diamantis, che ricorda tanto Fabio Montale, non sfuggirà al proprio destino. In una intervista Jean-Claude Izzo afferma che Montale e Diamantis si somigliano, sono due personaggi fragili e senza avvenire, anche se Diamantis ritroverà la propria figlia non per questo sistemerà la propria vita.
L’avvenire è un mondo che contiene tutto, anche le ceneri fredde dell’infelicità.

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La trilogia marsigliese di Jean-Claude Izzo

Jean-Claude IzzoMi era già capitato di imbattermi in Jean-Claude Izzo per qualche recensione sui giornali letta con scarso interesse; Izzo è uno scrittore di gialli, di polar come sono chiamati in francese, niente di più, supponevo. Ma qualche mese fa nel giro di pochi giorni mi incrocio più volte di seguito con Jean-Claude Izzo: un articolo su un quotidiano, un amico che mi parla con entusiasmo dei suoi libri, lo scrittore Massimo Carlotto che gli dedica un interessante ed intrigante ritratto umano e letterario dal programma radio Damasco.  Non ho avuto dubbi, so riconoscere queste coincidenze, hanno un senso, una ragione e uno scopo: dovevo dedicarmi alla scoperta ed alla lettura di questo affascinante scrittore, e così è stato.

 

Di umile famiglia, Jean-Claude Izzo è nato a Marsiglia nel 1945 da padre italiano, immigrato in Francia nel 1932 e originario di Castel San Giorgio vicino Salerno, e da madre sivigliana. Terminate le scuole tecniche si impiega in una libreria di Marsiglia e partecipa al movimento Pax Christi. Finito il servizio militare nel 1968 milita nel PCF, l’anno dopo si sposa e inizia a collaborare con il giornale comunista locale “la Marseillaise”, dove verrà assunto nel ’72, iniziando poi a pubblicare le prime raccolte di poesie.

 

Gli anni dal 1978 al 1980 segnano una svolta nella vita di Izzo, lascia il PCF e si separa dalla moglie, lascerà poi anche il lavoro al giornale e per un anno, nel 1980, vivrà di stenti. Ripresa l’attività giornalistica sarà anche animatore di una rivista di poesia. Nell’87 si trasferisce a Parigi dove affianca l’attività giornalistica e di sceneggiatore a quella di organizzatore di avvenimenti e festival letterari. Nel 1993 una rivista pubblica un suo racconto che poi diverrà il suo primo libro, Total Khéops, uscito nel 1995 nella collana Série Noir dell’editore Gallimard.

 

La prima storia del commissario Fabio Montale è una rivelazione ed un successo immediato, del libro saranno vendute in Francia ben 140 mila copie. A Total Khéops (tradotto in italiano con il titolo Casino totale) fanno seguito Chourmo (1996) e Solea (1998), la trilogia marsigliese di Fabio Montale; prima della morte, avvenuta nel 2000, Izzo pubblicherà poi i romanzi Il sole dei morenti e Marinai perduti oltre che la raccolta di racconti Vivere stanca.

 

Marsiglia è la vera protagonista dei tre racconti, Jean-Claude Izzo ci farà conoscere questa straordinaria e complessa città e i suoi segreti, attraverso le storie di Fabio Montale, storie di malavita e delinquenza, di vendette, di razzismo e di emarginazione sociale. Tutte storie drammatiche, dure, tristi, spesso orribili e pervase di cupa disperazione, dove i personaggi si muovono sullo sfondo di una città radiosa dove la luce, il mare, la bellezza delle coste pervade le strade e il porto in un “calderone dove bolle il più sorprendente concentrato di esistenza”.  “A Marsiglia quasi tutti gli abitanti hanno una qualche origine in un altro paese – afferma Izzo in una intervista del 1998 – è per questo che nessuno è straniero a Marsiglia.”

 

“Fabio Montale, oltre ad essere evidentemente un omaggio al poeta di Ossi di seppia, è un poliziotto figlio di immigrati che crede ai valori e alle virtù della repubblica, quindi è un poliziotto dal volto umano, quasi un educatore. Uno che vuole capire prima di condannare. E’ forse per questo che alla fine [in Casino totale] lascia la polizia. Non credo agli eroi che vincono. In questa società siamo tutti sempre perdenti.

Montale più scopre gli orrori della società, la violenza e l’ingiustizia, più diventa un intransigente difensore dei valori di giustizia in cui crede. Ma la contempo è sempre più isolato e perdente, perché i suoi valori – che poi sono i miei – oggi purtroppo non sono certo dominanti. (…) La letteratura non cambia la realtà né riscrive la storia. Può solo testimoniare.” (da una intervista del 1998)

 

Montale è un personaggio antieroico, malinconico, senza illusioni, ma anche senza avvenire, ha dei valori, dubita, è un solitario, ma crede in molte cose; sotto diversi aspetti ci ricorda Pepe Carvalho l’indimenticabile investigatore creato da Manuel Vàzquez Montalbàn. Ambedue personaggi condividono la passione per la buona cucina, i vini, la letteratura e le donne, ambedue sono un riflesso della personalità dei propri creatori, della loro militanza civile e della loro scrittura politica.

 

Jean-Claude Izzo è abilissimo nel trasferire al lettore le passioni, gli amori e i sentimenti di Fabio Montale, “ognuno trova in Montale l’amico che cercava” ha scritto, un amico capace anche di soffrire profondamente e perfino di piangere di fronte agli orrori umani di cui è testimone:

 

“Il mare e il silenzio. L’umanità intera mi usciva dagli occhi. Tutte quelle storie non erano altro che la parte più infima della schifezza del mondo. Su grande scala: guerre, massacri, genocidi, fanatismo, dittature. C’era da credere che, venendo al mondo, il primo uomo si era sentito talmente fregato che nutriva solo odio. Se Dio esiste, siamo dei figli di puttana” (Casino totale, pag. 198)

 

“Casino totale, vero?

Proprio così bella mia.

Ero in un merdaio. In mezzo ai casini degli altri. Solo una banale storia di delinquenti. Un’altra storia, e senz’altro non l’ultima. I soldi, il potere. La storia dell’umanità. E l’odio del mondo come unica trama.” (Casino totale, pag. 231)

 

“Bevetti un terzo cognac. Ebbi un conato di vomito. Corsi in fondo alla terrazza e vomitai sugli scogli. Un’onda si infranse, divorando il mio rifiuto del mondo. La sua disumanità e la sua inutile violenza (…) Non avevo più nulla da vomitare. Solo un’immensa tristezza.” (Chourmo, pag. 95)

 

vista di Les Goudes nei pressi di MarsigliaLa musica svolge un ruolo di primo piano nella trilogia. In Casino totale il ritmo del racconto è tenuto dal rap disperato dei gruppi giovanili marsigliesi come Massive Sound System e IAM (Total Khéops è il titolo di un loro brano musicale) ma dove i raffinati riferimenti di Izzo vanno da Miles Davis a Thelonius Monk, da Paolo Conte a Michel Petrucciani e tanti altri. In Chourmo il rock e il jazz si alternano alla musica latina, ai ritmi dell’algerino Lili Boniche, fino ai possenti ZZ Top. Solea, infine, è anche il titolo di un brano di Miles Davis, una straordinaria e struggente trasposizione jazzistica di uno stile, di uno dei palos, del canto flamenco (ma su questo ritornerò con un prossimo post).

 

La malattia ucciderà Jean-Claude Izzo il 26 gennaio 2000 a 54 anni.

Il quotidiano le Monde ha dato la notizia scrivendo: “Izzo est mort, on est un peu plus seul.”, mentre l’Humanitè commemora Izzo attraverso il proprio personaggio: “Montale est la somme de toutes les nostalgies, les rêves et les espoirs des marseillais.”

 

Massimo Carlotto racconta che quando Izzo si trovava in ospedale e la gravità della malattia era nota, tutte le librerie di Marsiglia esponevano i suoi libri in vetrina. Questo commovente gesto della sua città mi ha ricordato la morte di Bergotte nelle bellissime pagine della Ricerca del tempo perduto di Proust:

 

“Lo seppellirono, ma per tutta la notte prima dei funerali, nelle vetrine illuminate, i suoi libri, disposti a tre a tre, vegliarono come angeli dalle ali spiegate sembrando, per colui che non era più, un simbolo di resurrezione.”

 

– il sito dedicato a Jean-Claude Izzo dal figlio Sebastien (in francese) >> qui

– la Marsiglia di Jean-Claude Izzo dal sito Rai Libro >> qui

– dal blog el eternauta foto di Marsiglia nei luoghi di Fabio Montale >> qui (vedere anche i successivi post fino al 15 gennaio 2009)

– vedi tutti i miei post su Jaen-Claude Izzo >> qui