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Tag: Vasilij Grossman

Tutto scorre di Vasilij Grossman, audiolibro di Rai Radio 3

L’Audiolibro Tutto scorre di Vasijli Grossman nella lettura di Elia Schilton in 15 puntate, già trasmesso nel programma radiofonico Ad alta voce di Radio 3, è scaricabile >> qui  (lo troverai in fondo all’elenco)

Leggi anche i miei post sulle opere di Vasilij Grossman >> qui

Il bene sia con voi! di Vasilij Grossman, un libro ‘casa di Dio’

il bene sia con voi
La notizia dell’uscita del racconto Il Bene sia con voi! di Vasilij Grossman mi ha colto di sorpresa e riempito di gioia. Non immaginavo tanta repentina fortuna: riuscire a leggere Il bene sia con voi! In libreria per l’emozione non riuscivo a trovare il volume sul bancone delle novità, ho dovuto chiederlo al commesso, eppure era lì, a portata di mano. Con soddisfazione l’ho preso, l’ho rapidamente pagato e sono corso a casa.

Tralasciati i primi racconti contenuti nel volume, quasi tutti già pubblicati in italiano, ho cercato con ansia e trepidazione proprio il racconto che dà titolo al libro. Quando ne ho terminato la lettura, ho chiuso il volume e subito, commosso, l’ho stretto con forza sul mio cuore. Sì, ho fatto proprio questo: ho stretto sul mio cuore un libro: Il Bene sia con voi! di Vasilij Grossman.

Solo chi ha letto ed amato Vasilij Grossman, potrà comprendere e forse condividere quanto scrivo. Il Bene sia con voi! conclude un itinerario umano e letterario che ha origine dai quaderni e dagli appunti presi da Grossman al seguito dell’Armata Rossa negli anni 1941-45, dai primi racconti di guerra, come  Il popolo è immortale e L’inferno di Treblinka, dal grandioso romanzo Vita e destino, definito  “una cattedrale, maestosa, moderna, austera e portatrice di luce; la santa cattedrale della nostra epoca”, fino alle profonde riflessioni umane e  politiche del saggio-racconto Tutto scorre.

Insostituibile ed essenziale è il volume Le ossa di Berdicev, la biografia che John e Carol Garrard hanno dedicato a Vasilij Grossman. Proprio dalle preziose pagine di questa biografia avevo saputo del racconto Il Bene sia con voi! del quale i coniugi Garrard ne evidenziano la rilevanza con profusione di particolari. Ma posso affermare che quelle pagine, pur essendo essenziali per la comprensione del contesto in cui viene scritto il racconto, non ne trasmettono però fino in fondo il grandissimo valore umano e religioso. E’ necessario leggere Il Bene sia con voi! per riuscire a cogliere e sentire l’autentica forza universale di quelle parole.

“Poi mi chiede delle mie impressioni armene. Gli dico delle splendide chiese antiche. E gli dico che vorrei che anche i libri fossero come quelle chiese – sobri, espressivi – e che ogni libro, come ogni chiesa, fosse la casa di Dio.” (pag. 223)

Ho letto Il Bene sia con voi! come un libro casa di Dio, facendo mia la bellissima espressione che Grossman ci dice di aver rivolto ad un indifferente Vazgen I, katholikòs della chiesa armena, durante il viaggio descritto nel racconto. Un viaggio compiuto nella repubblica socialista di Armenia nel 1961, l’anno seguente alla conclusione ed al sequestro di Vita e destino.

Il Bene sia con voi! è il testamento letterario e umano di Grossman, raccoglie le sue riflessioni su quanto sia meravigliosa la vita ma è anche un confronto con la morte; è una testimonianza di fede nell’uomo, nell’umanità, nel bene e nella bontà, ma getta anche uno sguardo spietato sul male, sulle nefandezze umane, chiamandoci ad un confronto su Dio e la fede. Il Bene sia con voi! è un testo attualissimo e necessario a tutti.

Più letture sono possibili di questo racconto, certo Il Bene sia con voi! è innanzitutto prosa documentaria, come scrivono i Garrard, ma la lettura umana e religiosa è impossibile tralasciarla. Grossman insiste continuamente per farlo capire al lettore: Dio, fede, bontà, bene, amore, bellezza, giustizia, spirito, verità, credere e credenti sono le parole più ricorrenti (bontà assieme a Dio è la parola più ripetuta, come c’era da aspettarsi, compreso un Dio della bontà a pag. 220!).

Numerosissimi poi i riferimenti a questioni religiose e bibliche (Giobbe, Regno dei Cieli, Regno di Dio, Palestina, monte Ararat, eremiti, Bibbia) fortemente relazionati più alla confessione cattolica che all’ebraismo (forse Grossman negli ultimi suoi anni di vita andava avvicinandosi al cristianesimo? Credo proprio che questo non sarebbe da escludere).

Nel testo una sola volta Grossman ci dice (con scarsa convinzione) di non credere in Dio (a pagina 223, la stessa dove però si affretta a scrivere la bella frase sui libri casa di Dio) e in un passo ci descrive un vecchio comunista armeno che aveva gestito l’agricoltura locale, precisando “che stava leggendo la Bibbia… e che ne capisce la saggezza… vive vicino all’Ararat” (pag. 246),  prima, a pagina 231, salda insieme la sua fede e il suo possente umanesimo e scrive: “…i miei occhi si riempirono di lacrime perché l’avevo toccata quella fede, perché ne avevo capita la forza , rivolta agli uomini e non a Dio…” .

Basta così. Mi rendo conto di non aver del tutto coerentemente e sufficientemente spiegato perché ho stretto sul mio cuore Il Bene sia con voi! di Vasilij Grossman, forse ho fornito solo qualche riflessione e qualche  traccia del mio personale percorso di lettura di questo straordinario libro. Non mi resta che lasciare ad altri il compito di spiegare la rilevanza di questo scrittore russo ed ebreo che tanto amo.

Antonio Muñoz Molina è tra i pochi lettori che hanno saputo vedere ed affermare la grandezza di Vasilij Grossman, tanto da scrivere recentemente queste sentite parole:

“Ho imparato che per quanti anni passino e per quanta familiarità si crede di avere con la letteratura si fanno sempre scoperte entusiasmanti che meravigliano, come un geografo o un esploratore cui è dato di scoprire una nuova montagna, un nuovo continente: così io scoprii qualche anno fa Vita e destino di Vasilij Grossman, era come un Everest che nessuno aveva notato.” (*)

Grossman 1961-64

– Le foto nel testo:  in alto, Grossman a un matrimonio in Armenia 1961; in basso Grossman nei pressi del Mar Nero e, a destra, nel 1964 poco prima della morte (da Le ossa di Berdicev di J. e C. Garrard)

  • Il bene sia con voi! di Vasilij Grossman è pubblicato da Adelphi
  • Sul libro Le ossa di Berdicev di John e Carol Garrard > qui il mio post
  • Tutti i miei post che ho pubblicato su Vasilij Grossman sono >> qui

Anni di guerra di Vasilij Grossman, per immagini (seconda parte)

Años de guerra p
Seconda parte di Anni di guerra per immagini, post dedicato ai racconti e alle corrispondenze di guerra di Vasilij Grossman (edizione in spagnolo intitolata Años de guerra). La prima parte è  >> qui.
 
 
 
 Il fotografo russo Georgii Zelma tra le rovine di Stalingrado nel 1943.
 
 
 “Il fucile anticarro ricorda una vecchia spingarda. E’ voluminoso e pesante lo stesso; per maneggiarlo sono necessari due combattenti, il primo e il secondo di ausilio. Durante la marcia, il primo porta il fucile e il secondo le pesanti cartucce perforanti (simili ai proiettili dei cannoni di piccolo calibro), nel numero di trenta, un fucile da cinque colpi con cento cartucce, due granate anticarro e, come è naturale, fodero e borsa.” (da Alma del soldado rojo, pag. 262)
 
“… verso di noi si avvicinavano quattro carrarmati. Li lasciai avvicinare e ne puntai uno con il mirino del mio fucile. Il carrarmato avanzava con prudenza, come se annusasse una traccia. ‘Si, si’ – pensai -, ‘annusa, annusa pure’. Era vicino, lo vedevo intero. E allora gli sparai il primo colpo. Lo sparo del fucile anticarro è tremendo, produce un gran fragore ma poco rinculo. Sentii solo un leggero contraccolpo, minore di quello di un fucile normale.” (da Alma del soldado rojo, pag. 271)
 
 
In Ucraina e Bielorussia, tra il ’42 e il ’43 i tedeschi incontrano la resistenza dei partigiani sovietici.
 
 

 Nelle foto in alto una banda di partigiani russi e ucraini e, in basso, una banda di partigiani ebrei.
 
“Interi distretti stavano nelle mani dei guerriglieri. I tedeschi evitavano di circolare per le strade principali perché sapevano che queste erano controllate dai guerriglieri.” (da Ucraina, pag. 441)
 

Nei territori russi occupati dai nazisti iniziarono da subito le persecuzioni e gli eccidi di massa degli ebrei.
 
 
 
In alto, soldati russi prigionieri dei tedeschi nel 1941. Sul petto veniva loro tatuato un numero identificativo. Dopo l’offensiva russa questi prigionieri non vennero liberati ma trasferiti direttamente nei campi di concentramento sovietici in quanto considerati traditori.
 
 
Partigiani sovietici impiccati dai tedeschi. Grossman negli appunti di viaggio intitolati La borsa di Boruisk, sull’offensiva russa del ’43 in Bielorussia, racconta di un ufficiale tedesco catturato. Quando i soldati lo perquisiscono, nelle sue tasche trovano delle orribili foto ricordo.
 
“Un comandante di reggimento con sette decorazioni, assassino con gli occhi azzurri e labbra rosee da ragazza graziosa, conservava nel suo portafogli una serie di fotografie orribili: una di queste mostrava un guerrigliero sulla forca e una donna che stringeva sul suo petto i piedi del morto. ‘Questo è stato in Polonia’, ci disse il tedesco, come se il banditismo praticato in Polonia non meritasse un castigo. ‘E allora perché è stato appeso al corpo dell’impiccato un cartello in russo che dice Cosi si puniscono i guerriglieri?’.”
 
L’inverno 1942 – 1943 a Stalingrado. “Grossman riporta che i soldati russi erano in grado di dormire all’aperto con temperature di 35 gradi sotto lo zero, per poi essere grado di levarsi all’alba e attaccare le posizioni nemiche. I soldati tedeschi combatterono duro e mantennero la disciplina, ma cominciarono a perdere la fiducia in se stessi.” (da Le ossa di Berdicev, pag. 218)
 

L’offensiva sovietica del 1943. “Corpi di soldati schiacciati come tubetti di dentifricio” Riporto questa efficace descrizione fatta da Grossman e reperita in un blog per commentare la foto qui in alto. Non sono riuscito fino ad oggi ad individuare l’opera da cui proviene.
 
Il maresciallo tedesco Von Paulus (nella foto secondo da sinistra) prigioniero dei russi  nel gennaio 1943. In una delle più belle pagine di Vita e destino, Grossman racconta la cattura di Von Paulus. Nel romanzo il tenente colonnello Mijailov e un autista osservano il maresciallo tedesco che, silenzioso, non lasciava capire cosa pensasse o cosa guardasse con i suoi occhi “e neppure cosa questi comunicavano nel profondo dove vive il cuore dell’uomo.”
 
Paulus all’improvviso dice: “Sagen Sie bitte, was ist es, majorka”, “ditemi per favore, che cos’è la majorka?” (la majorka è del tabacco da fumare). Scrive Grossman: “Allora quella inattesa domanda non aiutò Mijailov a capire quali erano i pensieri di Paulus. Al maresciallo lo preoccupava sapere se avrebbe mangiato una zuppa calda ogni giorno, se poteva dormire in una abitazione riscaldata e se avrebbe avuto da fumare.” (da Vida y destino, cap. 48)
 
Sono convinto che Grossman abbia tenuto presente questa foto quando ha scritto queste righe. Paulus ha proprio un aspetto ammutolito, pensieroso, enigmatico e perplesso. Certamente i suoi pensieri erano rivolti, molto umanamente, alle condizioni di vita del suo immediato futuro.


 

L’immenso memoriale di Volgograd dedicato alla battaglia di Stalingrado. Volgograd è l’attuale nome di Stalingrado. All’interno ed all’esterno del memoriale sono scolpite le parole di Vasilij Grossman:
 
“Un uragano d’acciaio li colpiva in viso, ma continuavano ad avanzare. Un terrore superstizioso si impadronì del nemico: erano degli uomini questi che attaccavano? Erano mortali?”
 
“Si, i siberiani erano semplici mortali e pochi di loro sopravvissero, ma fecero il proprio dovere!”
 
La famiglia della mia amica russa Elena è originaria di Stalingrado; mi ha raccontato di aver visitato il grande memoriale dedicato alla battaglia e di essersi commossa come tanti alla lettura delle parole scolpite all’esterno e all’interno del gigantesco edificio. Non sapeva che quelle parole sono state scritte da Vasilij Grossman nel famoso racconto L’asse di tensione principale pubblicato il 20 novembre del 1942 e letto con orgoglio e speranza da centinaia di migliaia di uomini, donne e combattenti della sterminata Russia in guerra.
 
Ma nel grande memoriale di Volgograd il nome di Grossman non compare da nessuna parte.
 
Grossman negli anni di guerra

Grossman negli anni di guerra
 

stalingrad grossman   grossman lib 3

Copertine di edizioni del 1944 di corrispondenze e racconti di guerra di Grossman
 

(fine)

I testi tratti da Años de guerra sono una mia traduzione dallo spagnolo, mi scuso per eventuali imperfezioni

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  • Le foto provengono da questi tre siti: 1, 2, 3

Anni di guerra di Vasilij Grossman, per immagini (prima parte)

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Ho potuto leggere i racconti e le corrispondenze di guerra di Vasilij Grossman nell’edizione pubblicata in spagnolo dalla casa editrice Galaxia Gutenberg. Il volume, uscito nel 2009 e intitolato Años de guerra (Anni di guerra), conta ben 630 pagine e comprende, tra l’altro, anche racconti importanti come El pueblo es inmortal (Il popolo è immortale), El eje de la fuerza principal, (L’asse di tensione principale) una delle più celebri corrispondenze di guerra mai scritte, e lo straordinario L’inferno di Treblinka, recentemente ripubblicato in italiano da Adelphi.
 
Vasilij Grossman è stato al seguito dell’Armata Rossa raccontandone le gesta dall’offensiva di Stalingrado fino alla presa di Berlino, ed è stato il primo corrispondente di guerra a conoscere la realtà dei campi di sterminio nazisti e il destino del popolo ebraico nei territori occupati dai tedeschi, soffrendo la morte della sua stessa madre per mano della cieca furia antisemita nazista.

                                                                        Vasilij Grossman 

Gli anni di guerra sono stati per Grossman una grande occasione di conoscenza della realtà sovietica e degli uomini che l’hanno vissuta, sono stati gli anni in cui ha maturato il suo particolare punto di vista sulla guerra, sul comunismo, sul fascismo, sulla libertà del popolo russo, prendendo coscienza delle proprie radici ebraiche.
 
Tutto quanto osservato e scritto in questi anni di guerra è servito a Grossman per gettare le fondamenta dei suoi grandi romanzi successivi, innanzitutto il suo capolavoro: Vita e destino.
 
Ma come raccontare Años de guerra, un libro che innanzitutto documenta cosa sia stata la seconda guerra mondiale dalla parte russa? Per immagini, con fotografie. Così ho provato ad accompagnare alcune pagine, alcuni passaggi dei racconti di Años de guerra con fotografie dell’epoca (e non) che ho selezionato. Laddove necessario,
ho fatto riferimento anche ad altre opere di e su Grossman.
 
Trovo il risultato interessante e quindi lo propongo all’attenzione del mio benigno lettore. Necessariamente devo dividere questo post in due parti. 

“Vedeva Rodimtsev, con il collo un pò allungato, imitare Ignatiev e guardare anche lui nella stessa direzione.
 – Tedeschi in vista, compagno brigadiere! – gridò con voce serena Rodimtesev.” (da El pueblo es inmortal, pag. 106)

Questo importante racconto lungo di Grossman apparve a puntate nell’estate del 1942 sul giornale “Stella Rossa” proprio durante la ritirata sovietica; per approfondimenti si veda la fondamentale biografia di Grossman scritta da John e Carol Garrard, Le ossa di Berdicev, ed. Marietti, pag. 220)
 
 “Una nutrita scarica di fucileria raggiunse i motociclisti. Un giovane tedesco, che venne fuori da sotto la sua moto capovolta zoppicando per qualche ferita o per la caduta, alzò le mani. La sparatoria cessò. Il tedesco, con la divisa a pezzi e una espressione di dolore e terrore nella sua faccia sporca e piena di graffi, alzava e alzava verso l’alto le sue braccia, come se volesse raccogliere una mela da un ramo molto alto.” (El pueblo es inmortal, pag. 108)
 

 Immagine della ritirata sovietica in Ucraina nel 1941
 


In questa foto ho voluto riconoscere il volto gioviale di Semion Ignatiev, un soldato forte, coraggioso, eroico, prototipo del vero soldato russo.  Ignatiev  è un personaggio importante del racconto El pueblo es inmortal, dove si racconta della ritirata sovietica. Ecco come Grossman lo introduce:
 
“Semion Ignatiev divenne celebre appena entrato nella compagnia. Tutti conoscevano quest’uomo sorridente, forte, instancabile. Era un magnifico lavoratore e maneggiava qualsiasi attrezzo come un musicista il suo strumento: con agilità e destrezza. Era dotato di una sorprendente capacità di lavorare con tanta scioltezza e soddisfazione che a chiunque lo avesse osservato solo un po’ gli veniva voglia di prendere l’ascia, la sega o la pala e di mettersi a fare ugualmente bene e con la stessa facilità quello che faceva Semion Ignatiev.”

 

L’ufficiale che guida un assalto in questa famosa foto scattata in Ucraina nel 1941, riprodotta anche sulla copertina del volume, è per me Bogariov, il protagonista del racconto El pueblo es inmortal. Bogariov è un commissario politico che, nel dramma della ritirata sovietica, è costretto a prendere il comando di un battaglione. Bogariov, come il soldato Ignatiev, sono tra i primi personaggi creati da Grossman capaci di incantare e affascinare il lettore e di rimanere impressi nella memoria a lungo.
 
“Inspirò l’aria con forza nei polmoni e gridò: – Compagni, avanti! – E nessun uomo rimase steso sulla terra amata e tiepida. Bogariov correva davanti a tutti. Un sentimento sconosciuto lo riempiva: con il suo impeto trascinava i combattenti, e questi, a loro volta, uniti a lui in un tutt’uno, eterno e indissolubile, sembrava che lo spingessero in avanti. Bogariov udiva il loro respiro, sentiva il battito ardente e veloce dei loro cuori. Era il popolo che riconquistava la sua libertà. (El pueblo es inmortal, pag. 201)

 

“Nella zona di Stalingrado, i tedeschi operavano con cento reggimenti di artiglieria. A volte organizzavano attacchi improvvisi, di notte effettuavano un fuoco metodico spossante e, contemporaneamente entravano in azione le batterie di mortai. Questo era l’asse della forza principale. (El eje de la fuerza principal, pag. 326)
 
Il racconto El eje de la fuerza principal è la storia della mitica divisione siberiana del colonnello Gurtev ed è il più famoso scritto di Grossman su Stalingrado apparso sulla prima pagina di “Stella rossa” e poi, per ordine diretto di Stalin, sulla “Pravda”. Scrivono John e Carol Garrard nella biografia di Grossman:
 
“La ripubblicazione sulla Pavda rappresentava la massima investitura ufficiale che portò il nome di Grossman all’attenzione dell’intero Paese, benché la sua fama fosse ampiamente diffusa. La sua frase ‘L’eroismo era diventato un fatto quotidiano’ venne ben presto usata da tutti per descrivere la guerra”. (Le ossa di Berdicev, pag. 227)
 
“L’eroismo divenne come un abito, divenne lo stile della divisione e dei suoi uomini, l’eroismo era diventato un fatto quotidiano, divenne una abitudine di tutti i giorni.”(El eje de la fuerza principal, pag. 331)
 

Atti estremi di eroismo estremo si verificano in tutta la città assediata. Nella foto il sergente Pavlov che con un plotone di soldati resistette per mesi ai nazisti asserragliato in una casa di Stalingrado. La casa prese il nome di “casa di Pavlov”.
 
“Oggi, per esempio, si sono presentati due soldati che per quattordici giorni hanno combattuto in un edificio circondato dalla casa dei tedeschi.” (La batalla de Stalingrado, pag. 288)
 
“Ricordai lo zappatore Brizin, un uomo coraggioso, bruno, dalla bravura unica e che lottò da solo contro venti in una casa vuota di due piani.” (El ejercito de Stalingrado, pag. 360)

 

 
Nella foto il cecchino Vasily Grigoryevich Zaitsev: 242 nazisti uccisi a Stalingrado.
 

Il racconto Con los ojos de Chejov è interamente dedicato ad un tiratore scelto sovietico che durante l’assedio di Stalingrado divenne un “implacabile cacciatore di tedeschi”.
 
“Dopo un minuto apparve dallo stesso angolo un altro tedesco; aveva in mano un binocolo. Chejov premette il grilletto. Dopo ne apparve un altro, che voleva avvicinarsi a quello del secchio, però non potette raggiungerlo.
– Tre -, disse Chejov e si tranquillizzò.” (Con los ojos de Chejov, pag 314)
 
“Zaitsev è un uomo silenzioso, di lui nella divisione si dice: ‘Il nostro Zaitsev è un uomo colto e modesto: ha già ammazzato duecentoventicinque tedeschi.” (El ejercito de Stalingrado, pag. 356)

 
La foto ritrae i tre capi militari sovietici della difesa di Stalingrado, da sinistra Krilov, Chuikov e Gurov.
 
“Il capo dell’esercito, Chuikov, il componente del consiglio militare, Gurov, e il capo di Sato Maggiore, Krilov, furono non solo il cervello delle operazioni, ma anche il fulcro spirituale della difesa di Stalingrado.” (El consejo militar, pag. 344)
 Ma tra i capi della resistenza militare ai nazisti a Stalingrado c’era anche Nikita Kruschov; nella foto, scattata durante l’assedio, nel 1942, è il primo da sinistra. Grossman non nominerà mai Kruschov nelle sue cronache diffuse in centinaia di migliaia di copie dai giornali militari, nonostante che lo avesse conosciuto e lo incontrasse con frequenza nella Stalingrado assediata.
 
Hanno scritto in proposito John e Carol Garrard:
 
“Grossman non aveva capito che Kruschov covava ancora rancore per quei giorni di Stalingrado, quando aveva atteso invano e con crescente irritazione che Grossman, il grande cronista della battaglia, lo intervistasse in qualità di Commissario in capo del Partito per l’intero teatro delle operazioni. A peggiorare ancora le cose, aggiungendo al danno la beffa, ci pensò il malvagio e superficiale Commissario Getmanov di Vita e Destino, che presentava una straordinaria somiglianza con Krusciov… (Le ossa di Berdicev, pag. 360)
 
E’ probabile che buona parte dei problemi che Grossman e i suoi libri hanno avuto successivamente sono dovuti all’astio che Kruschov avrà mantenuto nei suoi confronti, ma occorre anche riconoscere che forse Kruschev ha protetto in qualche modo Grossman che, a differenza della totalità dei dissidenti e degli scrittori non allineati degli anni ’50 e ’60, non conobbe mai né arresti nè manicomi.
 
 
(fine prima parte)

La seconda parte è >> qui