dispersioni

Tag: Vito Mancuso

Conversazioni notturne a Gerusalemme di Carlo Maria Martini, un uomo di Dio


Ora viene il tempo in cui l’età e la malattia mi danno un chiaro segnale che è il momento di ritirarsi maggiormente dalle cose della terra per prepararsi al prossimo avvento del Regno. Assicuro della mia preghiera per tutte le domande rimaste inevase. Possa essere Gesù a rispondere ai quesiti più profondi del cuore di ciascuno.”

Con queste parole il cardinale Carlo Maria Martini si è congedato, lo scorso 24 giugno, dalla sua rubrica domenicale tenuta negli ultimi tre anni sul Corriere della Sera. Venerdì 30 agosto, all’età di 85 anni, il cardinale Martini è morto.

Carlo Maria Martini è stato un uomo di Dio, ha scritto il teologo Vito Mancuso, e sono certo che questa sia la più bella espressione che raccoglie ed esprime la più profonda verità sulla lunga vita di quest’uomo eccezionale.

Ripropongo per l’occasione un mio post già pubblicato nel dicembre 2008 con il titolo Un invito al coraggio ed alla speranza in occasione dell’uscita del volume Conversazioni notturne a Gerusalemme.

 —————-

Il volume Conversazioni notturne a Gerusalemme raccoglie le riflessioni di Carlo Maria Martini, ex arcivescovo di Milano, alle domande del confratello, il gesuita Georg Sporschill, sul significato odierno della fede. Il risultato è una discussione aperta e chiara su tematiche fondamentali per la sopravvivenza del cristianesimo in occidente e della stessa chiesa cattolica a cui oggi è certo che “manca la prossima generazione”.

Indubbiamente il divario tra la Chiesa e il mondo occidentale cresce sempre più, i giovani (e non solo i giovani) sono indifferenti. Questioni quali la sessualità, la famiglia, il controllo delle nascite, la fecondazione e la libertà di coscienza del singolo, sono affrontate dalle gerarchie con atteggiamenti di netta chiusura al mondo e il cardinale Martini fa proprie queste difficoltà:  “Molte persone si sono allontanate dalla Chiesa e la Chiesa dalle persone (…) Oggi in Europa la situazione della Chiesa esige delle decisioni”.

Il libro indica così un percorso che possa consentire la rimozione di posizioni difficili da sostenere, nella consapevolezza che “saper ammettere gli errori e la limitatezza delle proprie vedute di ieri è segno di grandezza d’animo e di sicurezza”,  giungendo così a criticare apertamente anche l’enciclica Humanae vitae con la quale Paolo VI vietò la contraccezione: “l’enciclica ha contribuito a far sì che molti non prendessero più in seria considerazione la Chiesa come interlocutrice o maestra”.  

Il teologo laico Vito Mancuso, in una bella recensione apparsa su Panorama del 30 ottobre 2008, sintetizza così l’importanza delle posizioni espresse dall’anziano cardinale: “Il cattolicesimo è diviso tra chi ritiene che la Chiesa sia relativa al mondo e chi invece che il mondo sia relativo alla Chiesa. Il cardinale Martini è per la prima alternativa, ed è per questo che, per il bene del mondo, sferza la Chiesa”. Alla provocatoria domanda di Georg Sporschill “Se Gesù vivesse adesso, tratterebbe l’attuale Chiesa cattolica come a quel tempo i farisei?” Carlo Maria Martini risponde con certezza: “Sì, scuoterebbe tutti i responsabili della Chiesa”.

Questo libro è un chiaro invito al coraggio ed alla speranza ed offre numerosi spunti di riflessione e di discussione sulla scommessa del credere in un tempo difficile dove “solo gli audaci cambiano il mondo”. Tuttavia Vito Mancuso conclude la recensione del libro con una domanda preoccupata: “Ma chi, tra i pastori di questa Chiesa, raccoglierà l’eredità di Carlo Maria Martini?”

 
Alcuni frammenti dal libro:

“Nella mia vita mi sono imbattuto in molte cose terribili, la guerra, il terrorismo, le difficoltà della Chiesa, la mia malattia e la debolezza. Ma tutto questo si inserisce nel contesto di molte altre esperienze della vita di un ottuagenario. La mia infelicità è poca cosa in confronto alla felicità: la felicità non è qualcosa che arriva o che dobbiamo solo aspettare. Dobbiamo cercarla”. (pag. 15)

“Ai giovani non possiamo insegnare nulla, possiamo solo aiutarli ad ascoltare il loro maestro interiore. Suonano strane, ma sono parole di sant’Agostino. Egli afferma con grande chiarezza che possiamo solo creare le condizioni per consentire a un giovane di capire. La comprensione, il giudizio, deve essergli dato dalla sua interiorità”. (pag. 57)

Lei ora appartiene alla generazione più anziana: cosa sogna per la Chiesa?

Il profeta rammenta agli anziani che devono trasmettere i sogni e non le delusioni della loro vita. Sono felice di poter sognare ora, qui a Gerusalemme, come Giacobbe che vedeva gli angeli salire e scendere sulla scala celeste”. (p.61)

“Amo la parola ‘amen’, che contiene in quattro lettere l’intera nostra fede e preghiera. Viene dall’ebraico e tradotta significa qualcosa come: ho fiducia, credo, sono sicuro”. (p.63)

“Cercare Dio con sincerità e pronti a dargli noi stessi è per me molto più importante di una esteriore professione di appartenenza religiosa”. (p.78)

“Gli esseri umani sono più che mai in cerca di sollievo e aiuto nel dialogo. Questo bisogno riempie le sale di attesa di psicologi e consulenti. Ecco lo spazio della Chiesa, ecco la sua grande opportunità”. (p.111)

“Non è pericoloso usare il nome di Dio in politica? Non è presuntuoso che dei partiti si definiscano cristiani?

Tutto ciò che è buono può essere oggetto di abuso, perfino l’Altissimo. Quando si conducono guerre d’aggressione in nome di Dio, quando il cristianesimo viene usato in modo populistico in campagna elettorale, sento suonare campanelli d’allarme. […] è ripugnante parlare di Dio e non essere fedeli alla sua caratteristica principale, la giustizia”. (p.123)

“Consegna ai tuoi figli un mondo che non sia rovinato. Fa sì che siano radicati nella tradizione, soprattutto nella Bibbia. Abbi profonda fiducia nei giovani, essi risolveranno i problemi. Non dimenticare di dare loro anche dei limiti. Impareranno a sopportare difficoltà e ingiurie se per loro la giustizia conta più di ogni altra cosa”. (p.124)

  •  I miei tre anni (felici) da giornalista del Corriere del 24 giugno 2012 >> qui
  •  Un uomo di Dio di Vito Mancuso in “la Repubblica” del 1 settembre 2012 >> qui
Annunci

Due libri necessari di Vito Mancuso


I libri di teologia di Vito Mancuso possono essere letti seguendo la logica, la ragione e l’intelligenza. Le riflessioni di teologia laica offerte da Mancuso nei due volumi Rifondazione della fede e L’anima e il suo destino, propongono risposte sempre interessanti e convincenti per chi crede, per chi aspira a credere e per coloro che avvertono l’esigenza di pensare una dimensione spirituale della vita.
Ha scritto Roberta De Monticelli che “Mancuso ha tentato di affrontare l’enorme disagio dell’intelligenza che affligge da secoli la coscienza di molti fra coloro che aspirerebbero ad essere cristiani. Almeno se non sono cinici abbastanza da diventare atei devoti”.
In sintesi, la coraggiosa proposta di nuova teologia e rifondazione della fede di Mancuso punta su tre aspetti essenziali: una profonda revisione della dogmatica cattolica; una riformulazione attenta e moderna del rapporto religione-scienza e, infine, una forte esortazione all’impegno nel mondo. Su quest’ultimo aspetto, Mancuso presenta interessanti riflessioni sulle straordinarie figure di Pavel Florenskij, Etty Hillesum, Dietrich Bonhoeffer e, in particolare, Simone Weil, teologi e pensatori che hanno testimoniato nel mondo la propria fede anche con il sacrificio della propria vita.
 

L’uscita dell’ultimo libro di Mancuso, il bestseller L’anima e il suo destino, ha provocato nel mondo cattolico (e non solo) un vero e proprio putiferio, nonostante l’aperta ma cauta prefazione al volume del cardinale Martini. Ho provato a raccogliere gran parte delle recensioni apparse (tra le più importanti, oltre quella di De Monticelli apparsa sul Sole 24 ore, Marucci su La civiltà cattolica, Forte su L’Osservatore Romano, Camon su Tuttolibri e l’incredibile stroncatura di Grignolino su Liberazione) e alcune tra le risposte di Mancuso, la più interessante delle quali pubblicata su Il Foglio del 10 febbraio 2008. Ebbene dalla lettura di tanto materiale ne ricavo l’impressione che le critiche più dure espresse siano spesso, almeno per me, incomprensibili. Sembra quasi che chi ha recensito negativamente non abbia letto il libro ma che sia interessato solo a proclamare la propria fede ai dogmi oltre che ad accusare, addirittura, Mancuso di scarso rigore nell’impianto logico e dottrinario.

Per il lettore interessato ad approfondire temi quali spiritualità e fede, i libri di Mancuso sono utilissimi e necessari, e ne trovo testimonianza in una bella recensione de L’anima e il suo destino apparsa recentemente nel blog di Fort >> qui ; la condivido e la propongo perché non avrei saputo scrivere di meglio.

Concludo questo post con le parole di Vito Mancuso dal breve saggio Il silenzio interiore e l’esperienza dello spirito: “Il più delle volte il pensiero degli uomini è guidato dalle passioni, non si cerca la verità ma solo la convenienza. Anche in teologia talora è così: non si cerca la verità, la nuda verità quale appare libera, sconvolgente e sovrana; si cerca l’accordo con la dottrina, la difesa del dogma, si fa apologetica già da subito a livello mentale inconscio. Ma così non si incontra la verità e la sua rivelazione”.