Da Neuromante a Meta City. William Gibson costruttore del nostro futuro


Il mensile Le Scienze dello scorso novembre, numero speciale dedicato al futuro delle città, contiene un imperdibile e prezioso articolo dello scrittore canadese William Gibson, intitolato Vivere a Meta City,  una lucidissima analisi, insieme realistica e visionaria, che ci preannuncia l’inevitabile destino dei grandi insediamenti urbani.

William Gibson  definisce come Meta City una realtà in bilico tra le città cristallizzate e disneylandizzate del Vecchio Mondo e del Nord America e le grandi conurbazioni che crescono caoticamente e abusivamente nelle altri parti del mondo, ambedue modalità combinate entro quella meta città ageografica e ancora largamente non riconosciuta che è Internet. Oggi abitiamo tutti a Meta City – scrive Gibson –  qualunque sia il nostro indirizzo fisico.

William Gibson è uno scrittore di fantascienza che già con il suo capolavoro Neuromante non ha solo saputo immaginare il nostro futuro, ma addirittura ha contribuito ad orientarlo e realizzarlo.

Pubblicato nel 1984, anno in cui non esistevano ancora Internet e neppure i telefonini, Neuromante prefigurava scenari dove gli esseri umani sono profondamente connessi a pervasive tecnologie informatiche. Nasce il concetto di Rete, Gibson inventa (o scopre?) il cyberspazio, gli hacker, l’intelligenza artificiale, la matrice, la connessione digitale degli umani alle autostrade informatiche.

Ma il mondo di Neuromante è anche in progressivo collasso ecologico, è dominato dall’ingegneria genetica, da un misterioso terrorismo, da droghe devastanti, da potentissime multinazionali immortali e immorali che basano il loro illimitato potere sull’informazione, sulla rete globale, sul marketing estremo e manipolatore.

Neuromante, libro di culto scritto con un linguaggio affascinante ma anche difficile da seguire, ha di fatto ispirato ed orientato il pensiero ad almeno due generazioni di scienziati, di informatici, di esperti in telematica, di ingegneri delle reti e delle autostrade informatiche oltre che di scrittori, giornalisti, imprenditori, innovatori, fautori e costruttori di apparecchiature elettroniche, telefoniche e computer.

Il movimento culturale Cyberpunk, definito come l’intersezione dell’immaginario con la cultura di massa, innestato sulla rapidissima crescita della società tecnologica, informatica e dell’informazione, ha poi fatto il resto, influenzando cinema (con Matrix gli esempi sarebbero molti), letteratura e divulgazione scientifica. Eccoci, così, al nostro mondo perennemente interconnesso e alla nostra idea di connessione che consapevolmente o inconsapevolmente condividiamo o semplicemente viviamo, e dove è facile immaginare cosa ancora ci aspetta nel cyberspazio.

Nelle suggestive parole di William Gibson il cyberspazio è “un’allucinazione vissuta consensualmente ogni giorno da miliardi di operatori legali, in ogni nazione, da bambini a cui vengono insegnati i concetti della matematica… Una rappresentazione grafica di dati ricavati dalle memorie di ogni computer del sistema umano. Impensabile complessità. Linee di luce disposte nel non-spazio della mente, ammassi e costellazioni di dati. Come le luci di una città che si allontanano…” (Neuromante, pag. 54)

Termino proponendo una interessante considerazione dello scrittore Valerio Evangelisti sul valore della letteratura di fantascienza:

“… quando si è trattato di dare una nomenclatura a Internet o all’evoluzione dell’industria aerospaziale, è dalla fantascienza che si è pescato. Termini come “la Rete” o “astronave” sono nati lì, sebbene l’oggetto descritto dal narratore quasi mai sia coinciso con quello effettivo. Le conseguenze invece sì, spesso coincidono. La fantascienza è l’unica letteratura che abbia descritto cosa può accadere, in riferimento a un avvenire che ormai è presente, in condizioni di monopolio sull’economia e sui mezzi di comunicazione.”

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