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Le Suites per violoncello di Eric Siblin


La lettura di questo libro di Eric Siblin è perfettamente inutile se non è accompagnata dall’ascolto delle sei Suites per violoncello di Johann Sebastian Bach eseguite da Pablo Casals nelle storiche registrazioni degli anni 1936-1939.

Questo perché la ricostruzione storica e musicale delle Suites è legata alla straordinaria vita di Pablo Casals, il grande violoncellista catalano che scoprì fortunosamente questa opera dimenticata di Bach nel 1890 e che si sarebbe esercitato per dodici anni prima di trovare il coraggio di eseguirla in pubblico al principio del ‘900.

L’interpretazione di Pablo Casals è stata per decenni, quindi, di riferimento per tutti i violoncellisti che si sono succeduti nel confronto con le Suites di Bach, tenuto conto che la partitura ritrovata dell’opera risulta priva di indicazioni sulle modalità di esecuzione e, addirittura, sullo strumento da usare.

Eric Siblin, giornalista canadese e critico di musica pop, ha scritto un libro che ci racconta il suo innamoramento per le Suites di Bach, una passione che lo porterà a ricostruire il mistero della sparizione e ritrovamento della partitura dell’opera attraverso ricerche, viaggi, interviste e il racconto delle vite di Bach e di Pablo Casals.

Non solo, il libro è anche una storia della fortuna di questo capolavoro ed una ottima guida all’ascolto dei suoi trentasei movimenti, molto ben documentata e ricca di citazioni, suggestioni ed interpretazioni.

Bach ritratto di Elias Gottlob Haussmann nel 1748

L’ultima delle Suites, la Sesta, è sicuramente quella che si ascolta con maggior meraviglia e trascendenza, una composizione che, come ha scritto il violoncellista Wispelwey, trasmette una strana  sensazione di assenza di gravità e gratitudine. Racconta Siblin che Pablo Casals, ormai vecchissimo e malato, suonava ogni giorno una Suite precisa, traendone un immediato beneficio fisico:

“…il lunedì inaugurava il ciclo con la Prima, il martedì con la Seconda e così via, finchè il sabato, e poi di nuovo la domenica, suonava la complessa Sesta Suite, L’ultima Suite lo faceva sempre pensare a un’ampia cattedrale con tutte le campane che suonavano in una luminosa mattina di sole.”

 Ascolto con devozione la musica di Bach da tantissimi anni e sento che non potrò mai privarmi della meravigliosa grandiosità, del mistero, della profonda religiosità e della mistica delle Suites suonate dalla voce tuonante e grave del violoncello.

 

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Natacha Atlas canta Mon amie la rose

natacha atlasMentre in questi giorni leggevo Palazzo Yacoubian dello scrittore egiziano Ala Al-Aswani, avevo in testa musica e parole di Mon amie la rose, una vecchia canzone francese splendidamente interpretata dalla cantante belgo-egiziana Natacha Atlas. Qui propongo il videoclip e il testo della canzone. Buon ascolto!

 

 

 

Mon amie la rose
 
On est bien peu de chose
Et mon amie la rose
Me l'a dit ce matin
A l'aurore je suis née
Baptisée de rosée
Je me suis épanouie
Heureuse et amoureuse
Aux rayons du soleil
Me suis fermée la nuit
Me suis réveillée vieille

Pourtant j'étais très belle
Oui j'étais la plus belle
Des fleurs de ton jardin
 
On est bien peu de chose
Et mon amie la rose
Me l'a dit ce matin
Vois le dieu qui m'a faite
Me fait courber la tête
Et je sens que je tombe
Et je sens que je tombe
Mon cœur est presque nu
J'ai le pied dans la tombe
Déjà je ne suis plus

Tu m'admirais hier
Et je serai poussière
Pour toujours demain

On est bien peu de chose
Et mon amie la rose
Est morte ce matin
La lune cette nuit
A veillé mon amie
Moi en rêve j'ai vu
Eblouissante et nue
Son âme qui dansait
Bien au-delà des nues
Et qui me souriait

Crois celui qui peut croire
Moi, j'ai besoin d'espoir
Sinon je ne suis rien

Ou bien si peu de chose
C'est mon amie la rose
Qui l'a dit hier matin

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Struggente e indimenticabile è anche l’interpretazione di Françoise Hardy (da You Tube) >> qui
 

Virtuosismo africano

La kora è un antichissimo strumento musicale a corda tipico della musica tradizionale del Mali ed è diffuso anche in paesi limitrofi come il Senegal. Toumani Diabate, discendente di una famiglia di musicisti del Mali, con lo straordinario album Djelika (del 1995) raggiunge forse la vetta del virtuosismo nel suono della kora. L’ascolto del disco garantisce un’ora di autentico piacere, tutti i brani sono straordinari, è difficile se non impossibile confrontarli tra loro e sceglierne il migliore. Il suono della kora di Toumani è multiforme, nitido, complesso, a volte ricorda  la perfezione delle opere per clavicembalo di Bach (forse esagero?).
Splendido e solenne anche In the Heart of the Moon, cd uscito nel 2005, quasi completamente strumentale, realizzato in compagnia di Ali Farka Toure.

L’ultimo canto per Enrique Morente

Enrique Morente 1995
Ieri a Granada si sono tenuti i funerali del grande cantaor flamenco Enrique Morente. Nel Teatro Isabel la Católica, davanti al feretro, la figlia Estrella ha intonato la struggente Habanera imposible del cantautore granadino Carlos Cano.

Granada, no tengas miedo 
de que el mundo sea tan grande, 
de que el mar sea tan inmenso. 
 
Tú eres la novia del aire.
La de la sombra de plata,
la del almendro, la que parece de nieve 
y por dentro es fuego.

Tú eres rosa del rocío, 
amor de los ruiseñores, 
lamento del agua oculta 
que canta en los surtidores

Granada del alma mía, 
si tú quisieras contigo
me casaría esta primavera.

Vedi il filmato dal sito RTVE >> qui